Si parte!

Ed alla fine, dopo tanti tentennamenti, dubbi, impegni e, perché no, momenti di pigrizia, mi sono deciso ed anch’io sono entrato nel mondo dei blogs.
Il perché non lo so di preciso neanch’io, penso sia in realtà dovuto soprattutto alla voglia di scrivere che rimane costante in me e che, purtroppo, non sempre è concentrata su un argomento specifico che mi permetta di comporre un racconto non banale.
Per cui il blog, in cui almeno mi potrò lanciare a buttar giù stralci di pensieri ed ispirazioni e dal quale non è detto non nasca qualcosa di buono .

Da quel che ho visto in giro è spesso abitudine di chi apre un blog iniziare presentandosi, un po’ come davanti ad un gruppo di auto-coscienza ("Salve, sono Aries e sono un blogger"): è anche per questo motivo (senza contare il fatto che non ne ho alcuna voglia…) che non lo farò; alla fin fine penso che, se questo spazio verrà letto da qualcuno, lo sarà solo da due categorie ben specifiche: chi mi conosce già al di fuori e chi non ha la più pallida idea di chi sia questo "Aries".
Beh, nel primo caso non c’è sicuramente bisogno che racconti chi sono, cosa faccio, quante ore dormo ecc., mentre nel secondo caso mi piace MOLTO di più l’idea che mi si conosca pian piano da quel che scrivo, da ciò che racconto: mi incuriosisce vedere che immagine possa venir fuori di me.

Una piccola spiegazione, però, la meritano titolo e sottotitolo: l’ispirazione nasce da un musical ed in particolare da una delle canzoni portanti dello stesso; sto parlando di "Rent" e di "Seasons of love".
Quasi sicuramente per il lettore di passaggio questi nomi non significano nulla ed è un vero peccato: Rent è un piccolo capolavoro scritto negli anni 90 come adattamento in chiave moderna della Bohème e narra la storia di otto amici (di cui alcuni malati di Aids) nella New York di fine secolo, alla prese coi problemi di una vita senza reddito fisso, senza certezze, ma con tantissime cose da dire ed esprimere. La storia di Marc, Roger, Maureen, Joanne, Collins, Angel, Mimi e Benjamin viene raccontata per un anno, da una vigilia di Natale all’altra: è una storia di gioie, dolori, amore, paure, sentimenti, risate, perdite, morte, speranza, partenze e ritorni… è la storia di tutti, in fin dei conti.
Un anno, dicevo, da un Natale all’altro: 12 mesi, 365 giorni, 525.600 minuti di vita, da misurare come (chiede "Seasons of love)? "In giorni, in notti, in mezzanotti, in tazze di caffè, in pollici, in miglia, in risate, in ferite (…) In verità imparate da lei od in volte in cui ha pianto, in ponti che lui ha bruciato o nel modo in cui lei è morta (…) Perché non in amore?"

Ecco, la questione è tutta qui: come misurare ogni anno perché ne valga la pena?

PS: Il film è uscito due settimane fa al cinema senza purtroppo il minimo di pubblicità, rimanendo così nelle sale una sola settimana. Per la quasi totalità che l’ha perso consiglio di attendere (se mai uscirà) il dvd o di provare ad aspettarne una riedizione a teatro (gradevole, ma non agli stessi livelli dell’originale di Broadway o del film stesso).

http://www.sonypictures.it/film/Rent/