Un giorno così

E’ vero, ho un forte bisogno di stimoli e di situazioni soddisfacenti ma, fortunatamente, è altrettanto vero che non sono necessari chissà quali eventi per farmi apprezzare una giornata.

Basta un po’ di tempo per me stesso, scoprire che è uscito un libro che aspettavo da 5 anni, fare qualche vasca in piscina, una serata fuori con una piacevole coppia di amici sparando cazzate, dormire fino a tardi la domenica mattina come non succedeva da tempo, senza che (stranamente) Stich venga a rompere le scatole, un risveglio speciale ed una domenica all’insegna del relax ed una settimana che si preannuncia un po’ diversa, vuoi solo perché avrò occasione di rivedere una vecchia amica ed il marito in visita da Roma.

Come diceva quella canzone? "Basta un giorno così…"

Ritorno alle origini

Non sono mai stato granché uno sportivo.

Certo, quand’ero bambino poteva capitare la partitina a calcio con qualche amico, ma la cosa si fermava lì: vuoi perché ero già abbastanza nerd e preferivo un bel libro ad una sfera di cuoio, vuoi perché, semplicemente, il mio fisico non è mai stato omologato per l’attività sportiva, fatto sta che la mia scarsa sportività è sempre stata un dato di fatto.

Eccezioni sono state alcuni anni di palestra durante l’adolescenza (interrotti perché mi ero stufato di bilanceri e manubri), qualche partita a squash tra amici e, molto più importante, il nuoto.

Ho imparato a nuotare quando avevo 3 anni e, stranamente, ho ancora ricordi vivissimi di quei giorni: ricordo la piscina in Via Natale Battaglia (poco distante da Loreto) in cui mia madre mi portava una o due volte la settimana, mi ricordo la folle paura dei primi contatti con l’acqua ed, una volta superatala, la goduria che ogni volta provavo, mi ricordo la litigata di mia madre con un istruttore la prima volta che questo mi buttò in acqua, mi ricordo il gelato vaniglia e cacao (del tipo che oggi chiameremmo "soft") che mi comprava al bar vicino al metrò… da allora il mio rapporto con l’acqua è sempre stato di amore profondo: non perdo occasioni di tuffarmi, immergermi e nuotare ogni qual volta mi è possibile, sia in mare che in piscina.

Giusto oggi ho avuto modo di fare una ventina di vasche dopo alcuni mesi di fermo e, di nuovo, la sensazione è stata unica.

Non sto parlando della mera attività fisica, comunque appagante, ma di qualcosa di più profondo, di più mio…

Parlo della sensazione di essere immersi isolati da tutto, con gli unici suoni chiaramente percepibili generati dal proprio movimento…

Parlo dei polmoni che bruciano ma continuano a dilatarsi, a gonfiarsi, a far sentire che sono pronti ad andare oltre…

Parlo dei muscoli indolenziti che pian piano si allungano e non accennano a fermarsi…

Parlo del corpo sempre più stanco ma, stranamente, comunque pronto a proseguire…

Parlo della mente che prima si svuota, concentrandosi esclusivamente sulle respirazioni, per poi tornare a riempirsi dei suoi pensieri, molto più limpida di prima…

Parlo della stanchezza e del peso all’uscita dall’acqua, paragonabili come intensità ad una sessione in palestra, ma che danno una sensazione che mi viene da definire più "costruttiva" ed "appagante", non so spiegarmi meglio.

Parlo di un qualcosa che non mi rendevo conto quanto mi mancasse finché non l’ho riprovata… una sensazione che spero molti possano provare, in un modo o nell’altro.

Citazioni

Tre piccole citazioni, tanto per riflettere.

"L’unico vero Peccato consiste nel ferire gli altri senza necessità. Tutti gli altri "peccati" sono sciocchezze inventate. (Ferire se stessi non è un peccato, è solo stupido.)."

"Non sottovalutare mai l’umana stupidità."

"Vivi ed impara. O non vivrai a lungo."

(da "Lazarus Long, l’immortale" di R. Heinlein)

Scazzi…

In questi giorni mi sento particolarmente scazzato.

Un po’ sarà sicuramente dovuto al cambiamento del clima, ma penso che la vera causa vada ricercata altrove, ovvero nella settimana lavorativa che sto vivendo.
Niente di sconvolgente, sia chiaro, ma si tratta di uno di quei periodi del cavolo in cui al poco tempo libero (cosa ormai piuttosto frequente) si affiancano impegni totalmente insoddisfacenti ed opprimenti: oltre al corso di ieri e domani si vanno ad aggiungere due giornate intere presso un cliente arrogante (martedì ed oggi) ed una sola mezza giornata con qualcosa di stimolante…. un po’ poco, direi.

Ecco, questo è uno dei miei grossi problemi: ho un enorme bisogno di stimoli, di sentirmi appagato da quel che faccio e di vedere che il mio lavoro è "produttivo" e non soltanto di routine; spesso e volentieri è così (esco infatti da due grossi progetti che mi hanno dato grosse soddisfazioni), ma quando poi i momenti "impastati" arrivano tutti insieme come questa settimana tendo a soffrirne abbastanza.

L’assurdo lo si è raggiunto stamattina, quando poco prima delle nove mi ha chiamato un "cliente impedito" (ormai mi auto-cito) per chiedermi se un SABATO è possibile vedersi perché vorrebbe imparare come fare per procursarsi musica via internet: non so dove ho trovato la diplomazia per rispondergli "vediamo se e quando è possibile" invece di mandarlo a farsi fottere a passi lunghi e ben distesi…

Gli unici momenti positivi in questi giorni sono quelli a casa con Sweetie, ma siamo entrambi tanto stanchi che riusciamo a malapena a starcene un po’ tranquilli (magari guardando Lost)  che è già ora di andare a nanna….

In giornate come queste avrei voglia di una sola cosa, se fosse possibile e non avessimo tanti impegni: prendere Sweetie ed andar via, partire per un viaggio, magari per un bel giro d’Italia in auto o per qualunque altra destinazione ci venga voglia di raggiungere.

Come il nostro viaggio a Fuerte, come la nostra crociera sul Lago, come il Whale Watching, come il week-end a dormire su quell’isoletta, come il concerto del Liga…. come sappiamo fare noi…

 

Teaching

Oggi mi sono trovato a fare un piccolo salto nel passato: ho tenuto la prima giornata di un corso di Excel Base per un cliente.

Stimolante, vero? Già, proprio per niente….

E pensare che fino a poco più di un anno fa ho avuto periodi anche molto lunghi in cui la tenuta di corsi era la mia fonte di reddito più ampia: tempi passati, per fortuna.

Chiariamo, non è che io detesti far corsi in assoluto: certo, non sono il lavoro più stimolante che esista, ma ogni tanto ci possono anche stare; quando però parliamo di corsi di Office ripetuti per 3 o 4 giorni la settimana tutte le settimane allora il discorso si fa veramente diverso: diventa una monotonia sfibrante in cui, a lungo andare, la qualità stessa del lavoro ne risente ed è una cosa che non sopporto.

Nonostante i tanti aspetti negativi, però, l’esperienza d’insegnamento che ho alle spalle (e parliamo di oltre un migliaio di persone avute come studenti nel corso degli anni) mi ha dato tanto: mi ha permesso di conoscere meglio le mie capacità comunicative e di tenere la mente allenata per rispondere ai quesiti degli studenti o, semplicemente, per imparare nuovi argomenti su cui tenere i corsi…

Per non parlare della scuola.

Già, per un anno (dal febbraio 2000 al giugno 2001) sono stato supplente d’informatica in una scuola superiore di Busto Arsizio: un periodo che ricordo come uno dei più stimolanti e contemporaneamente più stancanti della mia vita.

Stancante perché cercavo di fare quel lavoro mentre, parallelamente, portavo avanti la ditta e, dati gli orari obbligatori dei professori (molto più pesanti di quanto si pensi), mi ritrovavo a fare sviluppo software nei week-end ed appuntamenti coi clienti durante il giorno libero o quando tornavo da lezione: un vero incubo.

Eppure a volte quei giorni mi mancano.

Mi manca il rapporto che avevo con i ragazzi.

Mi manca il non fare lezione per parlar loro di quel che si diceva in consiglio di classe.

Mi manca cercare di ascoltarli come una mia professoressa ascoltava sempre me ed i miei compagni.

Mi manca la consapevolezza di poter far tanto per loro ed il rendermi conto che alcuni (non tutti, mai tutti) sono disposti a ricevere.

Sì, sono situazioni che mi mancano e se i corsi mi hanno donato qualcosa è stata sicuramente questa esperienza.

Sulla mia scrivania ci sono una foto di classe ed un mouse regalatomi da un’altra: me lo regalarono alla fine del mio mandato, con tutte le loro firme ed una dedica che diceva "grazie per tutto quello che hai fatto per noi".

Quel giorno mi sono sentito appagato e realizzato.

Grazie a voi, ragazzi, qualunque cosa stiate facendo ora.