A sorpresa

Mentre parlavo con Miss Sauron al telefono, stasera, sono passato vicino a una scaffalatura e mi sono accorto di una stranezza: su un ripiano c’era un mia foto, incorniciata, scattata qualche settimana fa alla premiere di Inhumans.

Peccato che io, quella foto, non l’avessi mai incorniciata.

Per un istante ho pensato fosse stata Miss Sauron ma la cosa era improbabile, un po’ perché lo scorso week-end è stato trascorso a riordinare altre librerie, un po’ perché conoscendola me l’avrebbe prima chiesto.

Stavo per iniziare a pensare ai fantasmi, quando ho avuto l’illuminazione: lunedì è passata la donna delle pulizie.

Ebbene, sembra che questa gentile signora abbia visto la mia foto sulla scrivania, notato una cornice di adeguate dimensioni vuota posata su un ripiano, e abbia pensato fosse una buona idea unire adeguatamente le due.

Ed è la stessa persona che, da quando viene, ha preso l’abitudine di piegare la biancheria da stirare tanto bene da permettervi di evitare, salvo per camicie e pantaloni, l’odiosa attività.

E niente, io un po’ le voglio bene, ormai.

Cosa celebri oggi?
Quelle piccole sorprese che ti strappano un sorriso. Come una cornice con una fotto dove non ti aspettavi di trovarne.

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Lunedì

Sono stanco (ed è solo lunedì).
Mi capita sempre quando trascorro tutto il giorno da un cliente: so bene che, detta così, mi fa autodipingere come viziato che, lavorando soprattutto da casa, si lamenta le volte che è fuori e probabilmente è anche vero; ricordo bene com’era quando lavoravo fisso da un cliente e difficilmente tornerei indietro.

Ma non è questo il punto.

Sono stanco, dicevo, sia perché sono stato fuori tutto il giorno, sia perché è stata una giornata intensa, con parecchi punti e problemi da sbrogliare: una di quelle giornate che, se prendono la piega sbagliata, finiranno per lasciare un carico di stress e frustrazione, ma che se in qualche modo otterranno risultati, si potranno dire utili.

Penso sia stata una giornata utile, con problemi risolti, altri in verifica, alcuni passi definiti.

Così stasera, sceso dal treno, ho replicato la camminata mattutina giusto per scaricare un po’ di stanchezza: un chilometro, non molto, ma utile.

Ho fotografato uno scorcio della fine della giornata in stazione.

Sono entrato in casa, pulita dalla donna di servizio stamattina.

Ho disattivato la posta di lavoro.

Mi sono fatto una doccia e un’insalata.

E ora sono sul divano, in una luce diversa dal solito, con Stitch che dorme nella sua nuova cuccia e io che ammiro la nuova disposizione del soggiorno, merito dell’aiuto di Miss Sauron, di una nuova Billy, della voglia di novità.

La luce accesa, in questo momento, è una diversa dalle solite, accesa per puro caso eppure con un effetto che sto amando.

Il tutto per cercare di trasmettere una cosa: che, per quanto stancante e stressante, oggi è stata una giornata costruttiva e riposarsi, alla fine di una giornata costruttiva, ha un bel sapore di appagamento.

Ecco, oggi sono un po’ più appagato del solito.

Meglio ricordarlo.

 

 

Un post condiviso da aries1974 (@aries1974) in data:

Cosa celebri oggi?
L’aver capito che dovevo staccare alcuni meccanismi.
Il tentativo di farlo.
I risultati a breve termine.
E, ovviamente, la mia splendida nuova libreria.

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Reindirizzamento

Oggi, se avete voglia di leggermi, fate un salto su Serialfreaks: troverete la mia recensione (con pochi spoiler, ma presenti) sulla seconda stagione di The Man in The High Castle.

Read you there 😉

 

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Paletti

Sono giorni in cui sto accumulando tensione e, me ne rendo conto, se una parte nasce da situazioni personali che mi hanno amareggiato, molto più consistente è l’influenza di fastidi lavorativi.

Il grosso problema è che, per natura, faccio molta fatica a fregarmene, a farmi scorrere addosso fastidi e pensieri, a mettere da parte situazioni: l’istinto è cercare di risolvere, di prendere carico, anche quando i modi e i tempi direbbero il contrario.

Ma questo istinto ha un costo e quel costo sta diventando eccessivo.

Sono giorni che non riesco a rilassarmi davvero, giorni in cui l’accumulo di nervoso non si sfoga in nessuna direzione, giorni in cui anche il sonno finisce per essere influenzato dall’umore.

Non va bene, non posso permettermelo, non voglio permettermelo.

Quindi il primo passo sarà, da domani, disattivare la posta del lavoro sul cellulare al di fuori degli orari lavorativi: sembra banale e scontato, ma non lo è. È una scelta che ho avuto il coraggio (sì, coraggio) di fare solo quest’estate e che pensavo non dovesse essere necessaria con l’arrivo dell’autunno: sbagliavo, ne prendo atto.

Da domani iniziamo a mettere paletti fisici, visto che quelli mentali non riesco per ora a gestirli.

Me lo devo.

Cosa celebri oggi?
Ho appena terminato di scrivere il primo articolo nato apposta per serial freaks. Domani lo verificherò e poi lo manderò in revisione.
Ci ho lavorato tutta sera eppure, in questo caso, non ho sentito la stanchezza.

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Disponibilità

Che per me sia importante esserci per le persone a cui tento penso non sia una novità.

Che mi renda disponibile anche per persone che non è detto conosca bene, forse, anche.

In queste cose seguo l’istinto e, sopratutto, cerco di comportarmi da “decent human being”, come direbbero gli anglosassoni, cercando di sempre di agire come vorrei si agisse con me.

Questo, però, non significa che la porta sia sempre aperta per chiunque e, soprattutto, non significa che non sia io a decidere chi da quella porta possa entrare o meno: in particolare se io mi offro di esserci, di ascoltare, di aiutare, quella mia offerta è sincera e insindacabile; semplicemente non la faccio se non ne sono convinto e se non sono disposto a darle seguito nell’ambito delle mie possibilità e del buon senso.

Ma se quell’offerta non l’ho fatta, allora prima di entrare dalla porta si deve bussare e aspettare che io decida di aprire e inviti a entrare: entrare vedendo uno spiraglio equivale a una violazione che porta immediatamente all’effetto contrario, quello di farsi buttare fuori il prima possibile e, se non si recepisce la situazione, anche in malo modo.

Questo forse mi renderà una persona meno “bella” di quanto si possa pensare, ma di sicuro più reale: sono conscio di quanto esserci sia costoso in termini di tempo ed energie e ritengo di avere il diritto (nonché il dovere verso me stesso) di decidere per chi e quando spenderle.

Il che, banalmente, significa che se vi ho detto che potete contare su di me, se vi ho offerto una mano o una spalla o un orecchio (che detta così fa molto macellaio, ma pazienza), allora state certi che farò il possibile per esserci, ma se non mi sono offerto di farlo, le cose sono diverse: potete assolutamente chiedere, con rispetto ed educazione, e probabilmente se mi sarà possibile vi ascolterò o aiuterò, ma se inizierete a pretendere, quella è la porta. Non sbattetela quando uscite.

Cosa celebri oggi?
L’aver imparato a dire di no. Il sì è disponibilità. Il no è sopravvivenza.

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