Cicli

Ieri.
Ieri è stata la giornata del dopo.
Dopo le emozioni, dopo i complimenti, dopo le tante persone.
Sono quei momenti in cui ti senti un po’ malinconico, un po’ vuoto, in cui il silenzio pesa un po’ di più.

Ma poi, il pomeriggio, sono stato a teatro.
Oscar Wilde, che già meriterebbe di suo, ma con l’aggiunta del vedere una bravissima attrice sul palco che, per coincidenze della vita, è anche una mia ex-compagna delle superiori che non vedevo da oltre vent’anni.

Il piacere di salutarla velocemente dopo lo spettacolo, il sentirmi dire che non sono cambiato e il mio pensare che dovevo essere veramente messo male vent’anni fa, allora.

E poi in libreria.

A comprare un libro sul natale, solo perché mi ispirava.

A comprare un libro di un’amica, perché i suoi libri li compro a prescindere e perché parla di alieni e di cose nerd e so che sarà bello.

A comprare un terzo libro, il primo scritto da una vecchia amica dei vent’anni, un po’ per fiducia, un po’ per una sorta di investimento karmico.

Ieri è stato il giorno del dopo. E dopo un riconoscimento ricevuto è stato il giorno del dare riconoscimento ad altri che lo meritano.

Oggi?

Oggi è stato il giorno del domani, ma anche del dopodomani.

A progettare i giorni di fine anno, ma soprattutto a mettere il primo, bellissimo, mattone per la Londra di maggio.

Macbeth. Kinnear. Di nuovo la città del cuore. Di nuovo il teatro a fare da filo comune. Di nuovo qualcosa a cui aspirare tra mesi eppure già da assaporare.

Sabato, il momento della gioia diretta e riflessa.

Domenica, il momento della malinconia e del dare luce a chi la merita.

Lunedì, il momento di guardare avanti a creare nuove emozioni.

E se questo non è un ciclo vitale, difficilmente so riconoscerne uno.

Il giorno dopo.

Ieri due dei miei più cari amici si sono sposati.
Già così sarebbe un giorno da celebrare a prescindere.

Ma ieri, quei due miei amici si sono sposati e io ho celebrato il loro matrimonio, con l’emozione che una richiesta del genere può scatenare in chi la riceve.

Personalmente tendo a essere piuttosto critico nei confronti di molti matrimoni, lontano come sono da scelte pompose e di facciata che, di solito, lasciano poco, ma posso dire che negli ultimi anni ho avuto la fortuna di essere invitato a cerimonie dove l’unica vera scelta era celebrare la felicità, la gioia e l’amore degli sposi e il bene loro voluto dagli invitati.

Ieri non ha fatto eccezione e, in una giornata iniziata per noi la mattina alle 9 e finita quasi 12 ore dopo, abbiamo vissuto l’emozione nelle loro voci (e nel mio cuore, con la responsabilità che avevo), la gioia, il divertimento, la voglia soprattutto di condividere la festa.

Abbiamo mangiato molto e bene, abbiamo riso, abbiamo giocato (o meglio, loro hanno giocato, io sono stato precettato come conduttore con mio, non lo nego, divertimento), abbiamo ascoltato buona musica, abbiamo mangiato una torta che definire perfetta, data l’ambientazione, sarebbe riduttivo.

Abbiamo gioito con loro e per loro.

Mentirei, poi, se dicessi che non sono stato felice per le reazioni al mio discorso. Quando ho deciso di scriverlo ho riversato al suo interno le emozioni che posso provare per due persone a cui voglio un gran bene, una delle quali è nella mia vita da quindici anni. Sapere che le mie emozioni sono arrivate a chi le ha ascoltate e non solo ai due diretti interessati, è per me fonte di emozione e gioia a livelli poco descrivibili.

Di nuovo, le mie parole sono la mia vita. Io sono lì dentro, in ciò che scrivo, qui e altrove.

Per questo mi tengo stretti i complimenti e ringrazio, ancora di più, chi mi ha permesso di donare loro ciò che ho di più prezioso.

Le mie parole.

Noi siamo seri

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Questa sì che è una torta adeguata

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Tableau di un certo tipo

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Inquieto

Inquieto.
Inquieto perché per le ultime risposte potrebbero volerci ancora mesi o, più semplicemente, sa’l cazzo.
Che è vero che ormai non dovrebbe essere un problema, ma comunque gira il cazzo.
Inquieto perché io nei recinti che altri vorrebbero per me non ho intenzione di entrare. Neanche se dorati. Neanche se in buona fede. Non ci sono recinti in buona fede. Mai.
Inquieto perché non mi si dà per scontato. Mai. Non si dà per scontata che la mia risposta sia quella che vorrebbe il proprietario del recinto. Non si dà per scontato che io voglia ciò che altri vogliono. 
Inquieto perché stasera pure il regolacapelli ha deciso di rompere le palle e quindi ho i capelli tagliati davanti e non dietro. E sì, ridete pure, riderei anch’io non mi girassero le palle.

E stasera va così.

Appuntamento

Ieri sono andato ad assistere a una conferenza al Planetario di Milano.
Per chi non lo sapesse, questo gioiello è una delle attrazioni più belle eppure meno famose di Milano: un luogo dove si può fondere il sogno di un cielo stellato al desiderio di ampliare le proprie conoscenze senza mai poter dire di averne avuto abbastanza. Conosco, sinceramente, pochi luoghi più magici ed evocativi, anche se può sembrare un’affermazione piuttosto forte.

Comunque sia, ieri ero a questa conferenza dedicata integralmente alla scoperta fatta il 17 agosto di quest’anno, quando in tutto il mondo e in varie forme è stato possibile osservare lo scontro di due stelle di neutroni e la conseguente emissione di energia sotto varie forme.

Ora, non è mia intenzione riassumervi quanto detto ieri sera, ma qualcosa la devo dire.

Partiamo dal concetto delle onde gravitazionali: sono state rilevate solo nel 2016 e hanno rappresentato la conferma di ciò che fino a quel momento era stata solo una teoria; radicata, certo, ma teoria ancora da dimostrare (perché la scienza funziona così: va dimostrata).

Ciò che le onde gravitazionali, con la loro esistenza, hanno portato con sé è stata una consapevolezza maggiore della struttura stessa dello spaziotempo, così come già Einstein aveva ipotizzato: sto usando forse dei paroloni, ma è per far capire quanto questa notizia sia stata importante.

Eppure, il 17 agosto, è successo qualcosa di ancora più sconvolgente.

Quel giorno sono state rilevate prima delle improvvise emissioni di raggi Gamma e, quasi in contemporanea, una sequenza di onde gravitazionali provenienti dalla stessa area di cielo, seguite ancora da un riscontro legato a onde radio e, infine, a osservazioni ottiche.
Nel giro di poche ore, sostanzialmente, è stato osservato lo stesso evento sotto svariati punti di vista. Non solo, l’utilizzo delle onde gravitazionali ha permesso di identificare l’area di cielo da osservare e ha permesso quindi di guidare gli altri strumenti nella giusta direzione.

In un unico giorno la scienza è riuscita a fare qualcosa che mai era accaduto prima attraverso sforzi internazionali coordinati e precisi.

Tutto questo sarebbe affascinante di per sé, ma c’è qualcosa che me lo fa ritenere concettualmente incredibile.

Lo scontro tra quelle due stelle, durato un tempo oggettivamente breve, è avvenuto a oltre cento milioni di anni luce da noi.

Ripeto: 100.000.000 di anni luce.

Questo significa che quell’evento è avvenuto cento milioni di anni fa.

Pensateci.

Cento. Milioni. Di. Anni. Fa.

Cento milioni di anni fa è successo qualcosa di così dirompente da raggiungere distanze del genere e noi, modesti esseri all’altro capo dell’universo, convinti di essere importanti nella nostra oggettiva inutilità, eravamo lì ad ascoltare e osservare nel momento giusto, nel luogo giusto, spinti esclusivamente dalla nostra curiosità e dalla sete di sapere.

Io sono certo che nelle galassie esistano altre civiltà: alcune più avanzate, altre meno. Anche solo statisticamente ne sono sicuro.

Ma noi non sappiamo se qualcun’altra civiltà fosse in ascolto nel momento giusto. Non possiamo saperlo e non lo sapremo mai.

Sappiamo che c’eravamo noi.

Lì.

Con occhi e orecchie tesi nel vuoto.

A un appuntamento fissato quando sul nostro pianeta erano in giro i dinosauri.

Puntuali.

Ditemi se non è meraviglioso il solo pensiero.

Ritorno con qualche consiglio

Ogni anno il ritorno da Lucca è traumatico. Dopo giorni di svago, camminate, buon cibo, belle persone, acquisti smodati e cosplay più o meno fantasiosi tornare alla vita di tutti i giorni, soprattutto in un lunedì piovoso che più lunedì non si può, è veramente dura.

Devo dire che, come perfetto seguito di Samhain, questi giorni lucchesi mi hanno anche permesso di scoprire o confermare impressioni e idee che già avevo, un po’ per “sedimentazione” e un po’ per riconferma: ho avuto conferma che c’è gente che davvero ha la faccia come il culo anche oltre ogni previsione (ed è convinta anche che non si veda) e ho avuto modo di riscontrare quanto le parole significhino poco e i gesti tantissimo, una constatazione sicuramente banale ma le cui implicazioni sono sempre più importanti e ramificate di quanto si voglia pensare e credere; il risultato finale è che si prende atto dei fatti, si lascia che la delusione e l’amarezza decantino e poi si manda serenamente a fare in culo a cuor leggero.

Ma il post di oggi vuole essere, in realtà, di positività e potrei, ovviamente, mettermi di nuovo a elencare i tanti momenti da ricordare: non lo farò perché sarebbe un elenco simile agli altri anni e significativo forse solo per me, motivo per cui farò qualcosa di diverso. Ringrazierò e consiglierò.

I ringraziamenti vanno a quelle persone che, con la loro semplice presenza, per minuti, ore o giorni hanno contribuito al sorriso e al divertimento. Per cui grazie ad Alida e Luca, senza i quali non sarebbe mai lo stesso, a Gabriele, che vediamo sempre troppo poco, a Gianluca e Cristiana per lo sbattimento, per le chiacchiere, per la compagnia e per le tante cazzate sparate, a Francesco per le chiacchiere e la merenda insieme, ad Arianna perché è sempre bello passare dal virtuale al reale, ad Andrea per i brevi ma piacevoli saluti.

E poi passiamo ai consigli che, almeno in parte, si legano ai ringraziamenti.

Essendo Lucca, infatti, ormai una seconda casa, ci sono dei punti fermi da quali non ci schiodiamo: si tratta di luoghi dove andare per sentirsi a casa via da casa, per le coccole morali o materiali (leggi cibo) che ti donano.

Anzitutto, per forza di cose, la Locanda San Ginese: Alida e Luca sono due delle persone più accoglienti, buone, disponibili e gentili che si possano immaginare. Sono amici prima ancora di essere i nostri albergatori preferiti e stare in locanda vuol dire davvero donarsi una casa in cui bisogna solo desiderare essere coccolati. Non potremmo immaginare luogo migliore dove svegliarci al mattino prima di una giornata di comics e tornare la sera dopo chilometri e chilometri di camminate. Sono casa e sono famiglia. Tanto basta.

Poi il Caffè Ninci. Per me Gabriele è sempre stato un amico virtuale, prima ancora di iniziare a conoscere Lucca. Poi ho scoperto che il suo Caffè è uno dei bar storici in pieno centro. E dopo ancora ho scoperto che il suo caffè è eccellente e la torta di riso (che mangio solo lì) è strepitosa. Quindi abbiamo: una bella persona, prodotti di qualità e una posizione fantastica sia durante i Comics che in qualunque altro momento. Di preciso di cos’altro si dovrebbe aver bisogno?

E infine gli Orti di Via Elisa. Di posti dove mangiare bene Lucca è piena, sarei stupido a negarlo. Eppure gli Orti sono uno di quei locali dove vieni accolto a braccia aperte, dove mangi bene, dove ti senti coccolato e dove, durante i comics, sorridi per lo spirito di gioco che pervade il luogo. Non è un caso se noi da anni prenotiamo pranzi e cene da loro, per l’occasione: sappiamo che in questo modo avremo la certezza di mangiare bene e riposarci, creandoci una piccola oasi di stacco dalla stanchezza della giornata fumettistica. Si mangia bene. Si sta bene. Di nuovo, c’è poco da chiedere di più.

Sia chiaro: nessuno dei tre citati sa minimamente che sto per scrivere di loro qui sopra: non si tratta di un post “marchetta” come molti. Si tratta solo di un modo per ringraziare chi sa completare le nostre giornate in quello che è uno dei momenti preferiti dell’anno.

Grazie, davvero. E a chi dovesse passare da Lucca: beh, ora avete qualche dritta in più.