Back?

Dire che sono tornato sarebbe probabilmente fare un’affermazione grossa. Le ferie, intese come giorni senza lavorare, non sono ancora terminate, ma di certo siamo agli ultimi giorni, quelli che già non sanno più di vacanza ma solo di transizione verso il nuovo anno.

Erano anni che non facevo una vacanza al mare vera, in cui la spiaggia non fosse un’aggiunta gradita ma estemporanea, e sapevo che ne avevo estremamente bisogno.

Avevo ragione. Per quanto ami veramente le vacanze in città come le mie amate Londra e New York o come la bella-ma-non-nelle-mie-corde Berlino, a volte il solo bisogno che si ha è quello di fermarsi e permettere alle batterie di ricaricarsi del tutto, non con ulteriori stimoli bensì con la placidità della pausa.

Kos, da questo punto di vista, è stata perfetta anche perché siamo stati molto fortunati a trovare una spiaggia attrezzata che ci facesse sentire veramente coccolati: di nuovo, io ho apprezzato e apprezzo le vacanze a girare per spiagge e a cercare nuovi scorci, non avrei mai potuto godere adeguatamente di Creta e Lanzarote, altrimenti, ma questa volta la necessità era girare per sfizio e non per costante ricerca, cosa che comunque abbiamo fatto.

E quindi, per una settimana, ciò che ho fatto è stato leggere a un ritmo che non tenevo da tempo (magari mi farò venire la voglia anche di pubblicare le recensioni), mangiare bene e tanto (anche se, diciamocelo, non è che la cucina greca sia proprio vegetarian-friendly), nuotare, fare snorkeling, giocare a minigolf, uscire in battello, guidare su strade scoscese, passeggiare, cercare di evitare di portarmi a casa tutti i gatti che incontravo. Ricaricarmi, appunto, che era qualcosa di cui avevo veramente bisogno.

La fortuna è stata anche trovare persone fantastiche nella spiaggia di cui sopra, una taverna incredibile in cui mangiare quasi ogni sera e piccole chicche qua e là che hanno permesso di evitare che le disavventure con l’albergo (perché ovviamente non tutto poteva andare alla perfezione) dell’ultimo giorno offuscassero quanto di bello avevamo vissuto.

Quello che non ho fatto in vacanza è stato scrivere, perché semplicemente non c’era la situazione adeguata e perché, mi sono reso conto, riposare voleva dire staccare anche da quel pensiero, per quanto importante per me. Ma ho scritto prima e scriverò oggi, domani e domenica. Sto dandomi obiettivi di almeno mille parole al giorno e sembrano funzionare e accidenti quanto mi mancava farlo: difficile rendere l’idea della sensazione che si prova quando i personaggi tornano ad agire, fanno qualcosa di nuovo dopo mesi di fermo e le dinamiche ricominciano a sciogliersi. Non siamo ancora alla fine, ma inizio pian piano a vederla.

Il ritorno non è stato del tutto traumatico. Quello che può mancare è il tipo di vita che fai in ferie, quella sensazione di cervello spento e di basso consumo che in nessun altro caso si può sperimentare. Ma sono tornato nella casa che amo e, soprattutto, dai miei gatti, l’unica cosa che mi è veramente mancata (oltre al Quorn e alla mia doccia) in questa vacanza.

“Io dormo qui, così ti tengo d’occhio, ora che sei tornato”

E ora? Tutti quelli che mi conoscono sanno come l’arrivo di settembre e, a seguire, Samhain rappresentino per me il capodanno morale ed emotivo ed è difficile per me arrivarci senza fare bilanci (già visti in più post recenti qui sopra) e progetti. Il problema, però, è che i progetti o i famosi buoni propositi rischiano di essere vuoti e frustranti. Però ci sono cose che, almeno in parte, sono più chiare.

Ho bisogno di imparare a distribuire meglio il tempo. Per scrivere, ovviamente, ma anche perché il senso di vuoto e sfinimento che avevo era causato anche dal non dedicare un tempo sufficiente dei miei giorni a ciò che mi rilassa e far star bene. Il come, ovviamente, è tutto da definire.

Ho bisogno di guardarmi in giro col lavoro: non per cambiare domani, ma per vedere se ci sono stimoli e, soprattutto, per non rischiare di dover poi cercare di fretta dovessero cambiare le situazioni.

Ho bisogno di positività, di lasciare alle spalle qualunque veleno che non sia strettamente obbligatorio.

Poche sono le certezze che ho oggi. Quella di non voler più far aspettare tanto il romanzo, di sicuro. Quella di continuare e arricchire la mia collaborazione con Serialfreaks, che ormai vivo come una seconda casa a cui sono molto legato. Quella di tenermi stretto le persone che mi fanno stare bene e solo quelle. Quella di continuare (ovviamente) a viaggiare e di alternare vacanze di stimolo ad altre di relax (per quanto i soldi lo permetteranno).

Sono tutte cose generiche, lo so, ma questa è la sensazione più viva che provo oggi: sapere che ci sono cose da cambiare, sapere che ci sono sensazioni giuste e altre sbagliate e sperare di riuscire a scegliere in modo da moltiplicare le prime e far sparire le seconde.

Il blog? Penso spesso se valga ancora la pena alimentarlo, ma in realtà penso di sì. Vero, non scrivo spesso come prima (e non nego che l’idea di rifare la sfida del post al giorno mi ha comunque sfiorato), ma è altrettanto vero che si tratta del luogo in cui posso scrivere quello che voglio quando voglio e questo, a prescindere, non va sottovalutato. La frequenza dipenderà da vari fattori: il tempo dedicato al romanzo, quello delle recensioni, quello (necessario) per le letture. Ma non si chiude, quello no, sempre che ci siano ancora molti a cui possa interessare a parte me.

Non ho idea di come sarà il nuovo anno, spero onestamente sia finalmente di costruzione senza distruzione, di arricchimento senza perdite, di sorprese piacevoli e non di delusioni: di tutte le altre cose quello passato ha fatto il pieno, per cui vediamo di bilanciare, no?

Per il resto vedremo, ripartendo da qui, da un brutto post con una – spero – bella immagine.

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About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

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