Quando Spidey Torna a Casa

Chiunque sia nerd da decenni sa bene quanto poter confrontare non solo film di supereroi, ma soprattutto film sullo stesso eroe sia un lusso quasi incredibile. Ricordo bene quando, tanti anni fa, il film sull’Uomo Ragno era ancora un lontano sogno che periodicamente veniva alimentato con informazioni su strane sceneggiature (ne girò una di James Cameron, ad esempio) o casting più o meno azzeccati (uno dei quali avrebbe voluto Jason Priestley nei panni del buon Peter). E ricordo altrettanto bene un cameo nel DVD del primo film degli X-Men (sì, quello in cui Hugh Jackman aveva ancora un fisico normale), in cui in una scena tagliata compariva un tizio vestito da tessiragnatele che subito dopo si scusava dicendo “Wrong movie, sorry”.

Preistoria, sembrerebbe oggi.

Siamo invece al 2017 e l’Uomo Ragno (anzi, ormai Spider-Man anche in terra italica) ha avuto non uno ma sei film (più una comparsata), con due reboot. Quando uscì il film di Sam Raimi, l’entusiasmo che provai nel vedere il mio eroe preferito sul grande schermo fu incredibile: certo, non era perfetto, c’erano differenze, Kirstend Dunst mi stava antipatica, ma cavoli, stavo vedendo l’Uomo Ragno lottare contro Goblin al cinema!

Poi Raimi è passato, abbiamo avuto quell’opinabile parentesi di Amazing Spider-Man (opinabile con punti di pregio, qualcuno ha detto Gwen?) e, nel frattempo, Mamma Marvel si costruiva il proprio universo cinematografico, in cui sembrava che il suo personaggio di punta fosse destinato a non entrare. Fino a oggi. O, meglio, fino a un anno fa, ma passatemi la licenza.

Homecoming, titolo del nuovo film (e reboot) sull’arrampicamuri, è un gioco di parole su più livelli: Homecoming perché nel film compare il ballo dell’homecoming, ok; homecoming perché si svolge dopo gli eventi di Civil War e quindi, letteralmente, col ritorno a casa di Peter. Ma, soprattutto, Homecoming perché il figliol prodigo è tornato a casa e, signori, si sente.

Quest’ultima frase tradirà cosa penso del film, ma direi che è inutile girarci intorno: Homecoming è, per quanto mi riguarda, il film sull’Uomo Ragno che stavamo aspettando.

Personalmente non sono un fan del periodo liceale di Peter: sarà che quando ho iniziato a leggerlo il personaggio era già evoluto, sarà che ho sempre amato più il periodo di Romita e Kane a quello di Ditko, saranno tanti fattori, ma ho sempre avuto poca simpatia per quel periodo; è altrettanto vero, però, che le basi di Peter Parker sono lì e che Spider-Man nasce come supereroe adolescente e in formazione in un mondo di eroi adulti e consapevoli: per questo motivo la scelta di ripartire da quel periodo è stata non solo azzeccata, ma fondamentale.

In quest’ottica, Tobey Maguire ed Andrew Garfield erano davvero poco credibili come adolescenti e mentre il primo era, quanto meno, sufficientemente sfigato nei panni di Peter, il secondo era veramente troppo cool (non basta mettere gli occhiali a un tizio figo per renderlo sfigato, sapete?), tradendo lo spirito principale del personaggio. Tom Holland, invece, è Peter Parker esattamente quanto Downey Jr. è Tony Stark: perfetto nella parte del quindicenne pasticcione, meravigliosamente a suo agio nel costume, in una curva di apprendimento credibile e realistica.

Ma non è solo Tom Holland a meritare applausi, perché un protagonista non può brillare se non ha un ottimo antagonista e, in questo, Michael Keaton svetta: l’avvoltoio è un personaggio potenzialmente estremamente ridicolo e, per renderlo adeguatamente, c’è bisogno che sia scritto bene e che l’attore che lo interpreta sappia dargli sfumature. Entrambe le necessità sono soddisfatte alla grande e abbiamo un villain motivato, tridimensionale, realistico, cosa che spesso non si può dire in molti film di supereroi.

Il resto del cast fa il suo lavoro, con un Tony Stark che compare molto meno di quanto i trailer lascino supporre, ma con entrate ben calibrate e perfettamente inserite all’interno della trama: non c’è tanto per esserci, c’è quando serve e solo allora. Marisa Tomei mi causa il solito problema di trovare attraente zia May, ma oltre a questo aggiunge sfaccettature a un personaggio che, altrimenti, avrebbe ben poco da dire: avere invece una zia più giovane e con la personalità che hanno voluto darle fa sì che la sua presenza (anch’essa mai eccessiva) sia un buon aggancio per alcuni momenti di trama.

Il film inizia un po’ lento, cosa che ho comunque apprezzato: si tratta della quiete dopo la tempesta di Civil War ed era necessario sia mostrarci la vita quotidiana di Peter, conoscere il contrasto con ciò che aveva appena vissuto, sia comprendere la sua voglia di altro.

Non ci sono le origini: la Marvel sapeva che non sarebbero state necessarie e, anzi, avrebbero irritato un pubblico che in pochi anni le ha viste rinarrate troppe volte; ci sono accenni nei dialoghi, al ragno e a quanto successo a zio Ben: chi vuole li coglie, ma sono inseriti in contesti più ampi, senza approfondimenti che sarebbero superflui.

Poi, dopo la parte introduttiva tutto esplode, con momenti estremamente divertenti, ben equilibrati da fasi di azione e di tensione adeguatamente dosate.

Il risultato finale è, finalmente, un sapore nuovo ai film Marvel che, per quanto per me sempre estremamente gradevoli, avevano bisogno di una ventata di diversità che, finora, era stata fornita solo da James Gunn e da Peyton Reed.

Visivamente, poi, sono tanti i momenti in cui lo Spider-Man dello schermo sembra strappato da pagine disegnate da John Romita e l’emozione è innegabile, nonostante di rappresentazioni cinematografiche ne abbiamo viste parecchio; anche le modifiche alla mitologia ragnesca (dal costumo tecnologico alla mancanza del senso di ragno) sono inserite in modo da non disturbare, a meno che non siate puristi solo per il piacere di esserlo. Io non lo sono e, per quanto mi riguarda, ogni scelta è stata ben calibrata.

Un film perfetto, quindi? Chiariamoci: stiamo parlando di un film di supereroi fuso a un teen movie: in questo ambito sì, non dico sia perfetto ma sicuramente è uno dei film più godibili visti recentemente. Se non amate i supereroi o non sopportate i teen movie, allora lo riterrete una merda, ma in questo caso non so perché stiate ancora leggendo :D.

Io domani torno a vederlo, intanto. 

Cosa celebri oggi?
Celebro la gioia di potermi ancora stupire ed esaltare vedendo sullo schermo uno degli eroi che mi ha accompagnato da quando avevo sette anni.

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

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