La macchina del tempo

A volte nuove esperienze arrivano quasi per caso e a due passi da casa o dalla tua seconda casa.
Noi, ad esempio, non avevamo sentito parlare della “Macchina del tempo” allestita al Museo di Storia di Bologna finché alcuni conoscenti ne hanno parlato a Miss Sauron, che subito mi ha proposto di provarla.
Così, acquistati i biglietti sul sito, oggi alle 18.15 eravamo lì senza sapere esattamente cosa ci stesse aspettando, ma con la classica curiosità che accompagna quasi ogni cosa che facciamo: un’ora dopo siamo usciti entusiasti come in poche altre occasioni.

Ma andiamo con ordine: cos’è questa “Macchina del tempo”? Si tratta di un’esperienza di realta virtuale che permette di camminare liberamente tra le strade ricostruite della Bologna del 1200, con tanto di mercati, persone, animali, cortili nascosti, torri e via dicendo.
Utilizzando un visore e due joystick dei quali si impara piuttosto velocemente l’uso, è possibile muoversi per vie e viuzze, spaziare con lo sguardo, incuriosirsi sui dettagli: la grafica, ovviamente, non è fotorealistica, ma posso garantire che l’effetto è più che adeguato a godersi l’esperienza.
Il biglietto base include esclusivamente questa fase, ma se volete (e, secondo me, dovreste) col biglietto Top si ha diritto a vivere tutti i 25 minuti previsti, durante i quali, dopo aver girovagato, si sale su una torre e, letteralmente, si vola sopra Bologna librandosi liberamente su torri e case, usando uno dei due joystick come mezzo di guida: l’esperienza è emozionante e divertente, incredibilmente realistica (nonostante quello che dicevo sulla grafica) e stimolante; c’è poi la possibilità di atterrare sui cornicioni e torri e provare il gusto di camminare su uno strapiombo.
Infine, gli ultimi minuti sono dedicati a quella che loro chiamano “modalità Gulliver” ma che secondo me è assolutamente da ribattezzare “modalità Godzilla”: siete diventati giganteschi e potete camminare (stavolta non coi joystick, ma fisicamente, muovendovi nella stanza) attraverso le strade come il mio amato rettilone, abbassandovi per vedere persone e case dall’alto, avvicinandovi alle torri, attraversandole, se volete.

I venticinque minuti trascorrono velocemente e il ritorno alla realtà è fin troppo immediato.

Si tratta di un’esperienza curiosa e divertente che consiglio a chi voglia curiosare tra le vie di una città antica, ma anche a chi voglia sperimentare la realtà virtuale in modo immediato e semplice, ma non per questo meno appassionante: sarebbe mancato solo il guanto tattile per rendere il tutto ancora più completo.

Aggiungo solo una curiosità: è incredibile come sia facile ingannare i nostri sensi e far reagire il corpo a qualcosa che non esiste; quando sono “salito” sulle scale della torre da cui avrei spiccato il volo, la ragazza che mi assistenza mi ha segnalato che avrei potuto anche guardare giù dalla rampa di scale, così mi sono girato (i joystick sostituiscono la camminata, ma i movimenti della testa e del corpo sul proprio asse sono fisicamente i vostri) e mi sono trovato davanti lo strapiombo di una scala a chiocciola, in una torre, senza protezione. E ho quasi perso l’equilibrio. Sapevo che non era reale, sapevo di essere in una stanza chiusa, vedevo che si trattava di immagini simulate, eppure il mio corpo ha reagito come se fosse vero. E, quando ho provato a camminare su un cornicione, l’instabilità è stata evidente, mentre volare è stato molto più facile del previsto: che siamo nati per volare?
Interessante anche quello che mi raccontava una delle guide: diverse persone si sono rifiutate di provare il volo virtuale perché avevano paura; sono innumerevoli le conclusioni che potremmo trarre da qualcosa del genere, incluso il rendersi conto quanto, alla fine, la realtà oggettiva possa essere opinabile quando ne basta una virtuale per destabilizzarci, no?

La macchina del tempo è disponibile fino a gennaio: fateci un pensierino.

 

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

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