Metapost

Avevo iniziato a scrivere un post, poco fa.
Un post in cui analizzavo il mio far fatica a lasciar andare persone e situazioni.
Un post che poteva essere potenzialmente (o anche no, non starebbe a me giudicarlo) interessante, ma che mi sono reso conto mi faceva sentire troppo nudo.

È strano, a pensarci: su questo blog ho scritto, scrivo e scriverò veramente molto di me, eppure gli argomenti che sarei andato a toccare sono tanto vivi da avermi fatto titubare; non perché non voglia parlarne (di nuovo, ho parlato di tante cose anche altrettanto personali), ma perché a volte mettere le cose nere su bianco le rende più dolorose, anche se aiuta a farle guarire. E anche perché, per quanto sia felice di essere letto da 200 persone al giorno, vuol dire anche ci sono 200 persone ogni giorno che prendono una piccola parte di me (e ce n’è anche qualcuna che girasse al largo sarebbe meglio, probabilmente). Di solito mi sta bene, stasera ho fatto resistenza.

Resistenza perché ricordarsi di quanto di ciò che si è adesso è ancora in parte figlio di ciò che hai vissuto 20 o 30 anni prima è sempre un po’ destabilizzante.

Resistenza perché vuol dire guardarsi allo specchio ed essere sinceri.

Ecco, io lo faccio, lo faccio molto e lo faccio con occhio critico.

E se esteriormente ho più cose da criticare che da apprezzare, quello che mi caratterizza come persona è qualcosa di cui, con alti e bassi, vado ragionevolmente fiero: quella persona può di certo migliorare, ma è anche qualcuno che cercherà sempre di dare il meglio di sé.

Ma quello che vedo allo specchio è anche carico di cicatrici. Insicurezze inculcate. Solitudine. Paure. Cadute. Delusioni. Tradimenti. Fiducia mal riposta. Incidenti di percorso. Tutte lì, presenti, a comporre il risultato.

Le ringrazio, sia chiaro.

Senza cicatrici non siamo persone, siamo manichini.

Ma alcune di quelle cicatrici a volte fanno male, pulsano o bruciano e, in quei casi, puoi solo prenderne atto e accettarlo.

Ecco, io stasera ho dovuto accettare che raccontare in pubblico certe dolorose radici non è facile come parlarne a quattr’occhi con pochi amici o con la persona che ti ama. Banale, vero? Eppure anche questo è da scoprire.

Un post del blog in cui spiego perché non ho scritto un altro post.

E io che pensavo di non essere bravo nel metalinguaggio.

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.