One moment in time

Vi capita mai di chiedervi quando, di preciso abbiate vissuto dei momenti fondamentali nella vostra vita? Non in modo generico, ma la data precisa o quasi?

A me capita e spesso riesco a identificare quanto meno il periodo, se non le date esatte.

Ecco, stasera potrò dire di averne segnato un nuovo istante nel tempo, da ricordare per sempre e anche oltre: il giorno in cui ho visto lo spettacolo teatrale peggiore della mia vita, senza confronto con qualunque merda vista in passato e, ne sono certo, che potrei vedere in futuro.

Può capitare che un’amica, che senti regolarmente ma non vedi spesso, debba scrivere un articolo per un sito. Una recensione. E capita che per farlo le vengano concessi due accrediti. Lei non vuole andarci da sola e ha voglia di trascorrere una serata con te, così te lo propone, trascurando però di dire da subito di che spettacolo si tratta. Lei conosce il tuo amore per il teatro e il piacere delle uscite insieme, per cui la gioca sporca. Attende che tu dica di sì. Poi arriva la stoccata. Lo spettacolo è Siddharta. Il musical.

Se sapete dell’esistenza di tale produzione mi spiace per voi, se non ne eravate a conoscenza, beh, chiedetevi perché. Conoscete molti musical già messi in scena di cui non si conosca neanche una canzone? Neanche mezza?

Esattamente quello che pensavo io, per cui già partivo molto prevenuto.

Poi, oggi, la scoperta. Il nome di uno degli “attori” principali e, con esso, il crollo anche delle ultime speranze.

Edoardo Costa.

Sì, quello di Vivere.

Sì, quello che raccoglieva soldi per beneficenza e poi se li intescava. 

Proprio lui.

Che dice di sentirsi molto Buddha.

Già.

E così vai allo spettacolo aspettandoti il peggio, ma quello che puoi aspettarti non è nulla, nulla, nulla rispetto a ciò che ti si presenta davanti.

Nella mia vita di schifezze ne ho viste tante, ma in tutte o quasi ho avuto modo di salvare qualcosa, anche minima, di poter dire “sì, ok, faceva schifo, ma quella cosa almeno era decente”.

Sempre, fino a stasera.

Perché il problema non è solo uno, il problema è ovunque.

Come scrivevo oggi altrove e a qualche amico immaginate un’opera teatrale scritta da Fabio Volo. Immaginate che a musicarla siano stati i Modà. Come cast prendete attori da qualche soap di terza categoria. Non raggiungereste l’obbrobrio di stasera neanche sforzandovi.

Un musical vorrebbe che ci fossero canzoni non dico splendide, ma decenti. Neanche tutte, ne basterebbe qualcuna. Anche una, certe volte, può salvarlo.

Ma se ogni canzone è peggiore della precedente. Se a un certo punto c’è un tizio identico a Sandokan che dovrebbe essere un santone e la cui canzone è la versione brutta della sigla di un cartone anni ’80. Se qualunque cartone anni ’80 aveva musiche e testi di qualità maggiore, allora forse c’è un problema.

E, parlando di problemi, se finisco per rimpiangere le canzoni di Rent e Grease in italiano c’è un problema.

Se cerchi di infilare 7 sillabe nello spazio di 3 c’è un problema.

Se i dialoghi sono peggiori di quelli che scrissi per una recita scolastica in terza elementare, c’è un problema.

Se i buchi di trama sono grossi quanto il traforo del Frejus, c’è un problema.

Se l'”attore principale” (sì, quello citato sopra) sbaglia a pronunciare due parole su tre e ha la stessa mimica e le stesse intonazioni di un bambino di 8 anni alla recita di Natale, c’è un problema.

Se le istruzioni date agli attori/cantanti sembrano essere state “nel dubbio, urla”, c’è un problema.

Se l’unico momento in cui le ballerine sembrano in parte è quando devono fare delle oche sculettanti, c’è un problema.

Se per impersonare un mercante decidi che sia una buona idea lo stereotipo del gay sopra le righe, c’è un problema.

Se molti dialoghi sono del tipo “Eccoti” “Bravo” “Andiamo” “Arrivo”, c’è un problema.

Se metà del tempo ci sono microfoni che gracchiano e che sbattono contro altri oggetti, c’è un problema.

Se i balletti sembrano essere stati coreografati da Stevie Wonder e i costumi disegnati da Ray Charles, c’è un problema.

Se nelle scene di lotta ci sono i momenti di pausa perché qualcuno è in ritardo e devono tenere la posizione, c’è un problema.

Se ognuno di questi problemi esiste contemporanemente, il problema diventa uno solo: che questa roba esiste e viene messa in scena.

E che c’è qualcuno che ha osato uscire dicendo “che bel musical”. Spero solo siano stati in carcere negli ultimi vent’anni e questa fosse la prima cosa che abbiano visto appena usciti: non voglio altre spiegazioni.

E, chiariamo, ciò che ho elencato è solo la punta dell’iceberg, perché la mia mente sta cercando di rimuovere il più possibile, nell’inutile speranza di scordare che il 3 febbraio 2017 il sottoscritto ha assistito alla merda peggiore della sua vita.

E chi mi ha trascinato in questo inferno è messa anche peggio.

Dovrà scrivere una recensione che non sia un elenco di insulti.

E dovrà sdebitarsi con me.

Un debito che richiederà molte vite.

Molte.

Io, da parte mia, ho imparato che se ti invitano a vedere uno spettacolo prima chiedi cos’è. Non importa chi te lo chiede, è una giungla lì fuori e l’amico di ieri potrebbe portarti a vedere Siddharta. Domanda cos’è. Ne va della tua sanità mentale.

E ora, scusatemi, ma mi sento sporco: andrò a vedere Grease, Rent, Mamma Mia, Hair e a riascoltare la colonna sonora di La La Land. Ho bisogno di depurarmi.

 

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

5 commenti

  1. La tua recensione è così divertente che mi viene QUASI voglia di andarlo a vedere, giusto per condividere in qualche modo l’esperienza e alleggerirti un po’ di uesto peso esistenziale. È una bella prova di amicizia (anche se solo virtuale) vero? 😉

  2. Una sola frase…… hansel e gretel

  3. No, Beppe. Molto ma molto peggio. Hansel e Gretel, in confronto, era da Oscar.

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