Va bene così

La rete è una cosa strana. Basta guardarci intorno per vedere quanto sia in grado di tirare fuori il peggio da molta gente, tanto da rendere necessario proteggersi in qualche modo dallo schifo dilagante.
Ma, come ho sempre detto, la rete è un mezzo e com’è in grado di tirare fuori quanto c’è di brutto, può fare anche l’esatto opposto evidenziando quel che di bello si può riscontrare negli altri.

Senza la rete non ci sarebbe modo produttivo di interagire con persone lontane che magari non avremmo mai potuto conoscere, di scambiare opinioni, di trovare affinità a distanza, di scoprire nuovi modi di vedere le cose, nuovi film, nuovi libri, nuovi telefilm.

Io, non lo nego (e si sarà capito) ho avuto la fortuna di conoscere diversi amici in rete: buona parte di coloro a cui sono più affezionato nascono come incontro su un forum, un social o addirittura un newsgroup; facile quando si parte da passioni comuni o, comunque, quando si inizia a interagire e si scopre che dall’altra parte c’è una testa pensante con cui è un piacere confrontarsi, parlare, sparare cazzate.

Di solito, se c’è l’occasione, cerco di far sì che questi contatti virtuali diventino anche reali, dato che per come sono fatto non riesco a considerare le due situazioni veramente separate: a volte l’occasione capita in pochi mesi, a volte in più tempo, a volte mai.

Stasera è stata una di quelle occasioni e si è presentata a distanza di non meno di sei/sette anni dai primi tweet scambiati con l’amica con cui mi sono incontrato.
Difficile, per chi non ci è passato, spiegare una situazione del genere: in teoria non ci si conosce, perché non si è mai stati nello stesso luogo nello stesso momento e quindi non c’è stato modo di interagire negli stessi spazi, eppure la verità è diversa, perché di parole se ne sono scambiate tante, di pensieri, di osservazioni.
È come tornare in una casa che però non abbiamo davvero mai visitato, ma che conosciamo perfettamente grazie a foto e descrizioni.
E questo clima di casa si arricchisce quando, come stasera, c’è anche qualcuno che non conoscevi ma che si rivela piacevole altrettanto: si finisce per parlare, per ridere, per chiacchierare, per trascorrere la serata non da conoscenti, ma da persone che semplicemente stanno bene insieme.

Così si passa dal parlare di Sherlock a discorrere di Bakery pretenziose, dal mostrare lascivamente foto di Buns alla crema al raccontarsi di prodotti vegetariani e di pranzi o cene natalizi, dal consigliarsi locali al raccontarsi aneddoti.

È casa via da casa. È calore.

La rete è strana. Verrebbe voglia di abbandonarla, quando si scorge tanta merda. Poi ci si ricorda, però, che senza di lei non ci sarebbero serate come questa.

E allora va bene così.
Rimaniamo.
Che forse, se rimaniamo, possiamo ancora salvarla, almeno un po’.

Va bene così.

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

2 commenti

  1. Mi ritrovo molto in quanto hai scritto. Su Twitter ci incrociamo ogni tanto a commentare appunto quella merda di cui parli e proprio quel social che spesso critico – e critichiamo – mi ha fatto conoscere nella vita reale belle persone che per me non sarebbero mai esistite senza quelle interazioni, prima timide e in seguito sempre più frequenti fino a sfociare in amicizie vere.
    Rimaniamo, dai! Nonostante il guano… 😉
    Un caro saluto
    Primula

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