Tempistiche

Sul conto corrente associato alla mia attività ho un piccolo fido.
Niente di che, sia chiaro, ma una cifra cuscinetto ottenuta coi denti anni fa dalla banca che mi permette di avere elasticità nei movimenti, dato il divario tra quando io devo pagare fornitori e costi e quando i clienti pagano me.

Una volta questo tipo di affidamenti, come vengono tecnicamente chiamati, non veniva messo in discussione quasi mai una volta concesso, sopratutto per cifre piccole, ma da alcuni anni non è più così: ogni anno, sotanzialmente, mi viene chiesto di fornire i miei documenti di reddito per dimostrare di poterlo ancora sostenere.

Ora, già qui mi piacerebbe soffermarmi su una logica.

Stiamo parlando della mia banca, su cui si poggia la mia attività: signori, voi vedete tutti i movimenti di quel conto, vedete ciò che viene accreditato e ciò che viene addebitato e sapete esattamente quante volte quel fido è stato toccato (ovvero praticamente mai, salvo rari casi di pochi giorni, negli ultimi due anni). Mi spiegate perché diamine avete bisogno di un documento di reddito che, per di più, si riferisce all’anno precedente quando voi avete i dati aggiornati fino a oggi, letteralmente?

Ma va bene, contattato a fine ottobre, ho girato la dichiarazione dei redditi, dopo averne ottenuto copia dal commercialista: di solito, quando mi viene richiesto, tendo a inviarlo il prima possibile, supponendo che tale verifica dovrà avvenire nel giro di pochi giorni.

Bene.

Stamattina, due gennaio, ovvero circa due mesi dopo il mio invio, mi chiama il mio referente.

– Guardi, io devo proprio revisionare il suo fido.
– E perché?
– (perplesso) Beh, perché periodicamente vanno revisionati.
– No, non ci siamo capiti, perché deve farlo di nuovo dato che già me l’ha chiesto a novembre e io le ho mandato subito i documenti?
– Ah. Quindi me li ha mandati?
– Direi di sì. Il giorno stesso. Mi è anche arrivata la conferma di lettura.
– Ah, aspetti che controllo. (Trascorrono cinque minuti di mugugni vari). Ah sì, eccolo. (Ma va?) Ora controllo se c’è anche il modulo Irap.
– No, guardi, non sono soggetto a Irap.
– Ah, allora va bene così, grazie.

Quindi io ho ricevuto una telefonata a novembre, ho mandato i dati subito dato che “revisione del fido” mi sembra argomento di una certa priorità e costui, due mese dopo, non solo non aveva guardato nulla, ma si era anche scordato (vado a memoria, sa? Ipse dixit) di averli già avuti.

Perché ho il sospetto che in situazione inversa tempistiche simili non sarebbero state particolarmente ben tollerate?

Ma magari sono io ad essere malpensante… 

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Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

2 commenti

  1. Pensare male è peccato (buonista!!!), ma spesso e volentieri ci si azzecca, specialmente quando si parla di banche

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