Botta e risposta

Ieri mi hanno fatto incazzare.
Sì, così, semplicemente.
Mi hanno fatto incazzare perché una cosa che non tollero è la mancanza di rispetto verso la professionalità altrui, che unita all’arroganza genera un cocktail esplosivo.
Un cliente minore, di quelli che ti fanno fare al massimo un progetto e poi pensano di campare di rendita a vita, mi aveva chiesto qualche giorno fa un intervento per sistemare un paio di cose: senza farla lunga, questo intervento avrebbe comportato, da parte sua, un esborso non particolarmente alto, anzi.
Ieri, dopo la mail in cui segnalavo la cosa, mi è stato risposto che “non ritenevano corretto che li facessi pagare per quelle che erano correzioni a qualcosa che non avevano notato prima”.
Peccato che questo software sia da loro utilizzato da più di un anno e, soprattutto, che loro sapessero che qualunque correzione richiesta dopo sessanta giorni diventava a pagamento: e per “sapessero” intendo che era indicato nella prima pagina del preventivo che approvarono prima dell’inizio lavori.

Quindi non solo ci hanno provato, ma hanno affermato che “non fosse corretto”.

Non ci ho visto più.

Non ci ho visto più perché io posso capire se uno ha problemi finanziari e prova a chiedermi di andargli incontro (no, non è questo il caso, ovviamente; questi fatturano e fatturano bene), ma non tollero che si metta in dubbio la mia correttezza professionale; ci sono poche cose di cui vado davvero fiero e la correttezza e la professionalità sono tra queste: non mi sognerei mai di far pagare qualcuno per lavori non fatti o gonfiando il dovuto o simulando lavori non necessari e mettere in dubbio questo perché uno ci vuole provare mi fa imbestialire.

Una volta mi sarei probabilmente più trattenuto, ma ora non ci sto più ad abbassare la testa davanti a gente che non si degna di rispettare gli altri.

Ho risposto, educato ma fermo e visibilmente stizzito, rispondendo punto per punto ai motivi per cui la loro obiezione non fosse fondata e, soprattutto, ho aggiunto quanto sia scorretto di base tacciare gli altri di mancanza di correttezza quando applicano regole ben stabilite a priori.

E, soprattutto, ho ribadito quello che è ormai diventato un punto fermo: tu, cliente, hai diritto di non accettare un mio preventivo e non farmi fare un lavoro, ma non hai e non avrai mai diritto di contestare quello che io ho ritenuto essere la cifra corretta per quello stesso lavoro; non ti sta bene? Vai altrove, ma non permetterti di dirmi che sto chiedendo troppo.

Tu non sai il lavoro che serve, io sì.

Ah, la mia risposta è partita ieri mattina alle 9.55. Sono le 22.31 del giorno dopo e non c’è stata ulteriore risposta. Poffarbacco che stupore.

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Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

4 commenti

  1. Voglio il testo integrale della tua mail!

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