Sconclusionando

Amo impacchettare i regali. Sì, ok, a volte è una fatica, ma è bello dedicarsi, dopo av lerli comprati, a prepararli per chi li riceverà, pregustare il momento in cui li scarteranno, scrivere un biglietto che non sia un banale “Tanti auguri”.

Trovo sia un modo di condividere il proprio affetto, se fatti a chi davvero lo si desidera e non per formalità.

Non faccio regali per formalità, neanche (e soprattutto) a Natale: se li faccio, fosse anche un pensierino, li faccio perché mi fa piacere, perché voglio che quella persona sappia che l’ho pensata e, proprio per questo, nessun regalo è fatto “tanto per”; può essere una cazzatina (le disponibilità sono quelle che sono), ma sarà sempre fatta pensando alla persona che la riceverà.

È il solo modo che conosco.

Così oggi ho impacchettato, ho scritto biglietti, ho preparato una busta da spedire, ho pensato a quando i regali li impacchettava mia madre e io cercavo di aiutarla: se ora so farlo è solo perché li facevo con lei.

E oggi i ricordi si sono scomodati anche quando, stamattina, ho deciso di provare a fare gli gnocchi. 
Non avevo mai fatto gnocchi in vita mia e, dirò la verità, non è mai stata abitudine, neanche quand’ero piccolo, di farli in casa: al contrario di altre cose, quelli (se si mangiavano) venivano comprati.
Eppure prepararli ha comunque aperto un cassetto di ricordi.
Prendere la spianatoia, spargere la farina, preparare i cilindri di farina e patate mi ha ricordato quando in casa venivano preparati chili e chili di orecchiette, tutte ovviamente a mano, e io ero lì a guardare rapito.
Ricordo questo impasto tagliato a pezzi, modellato, tagliato a tocchetti e poi piegato abilmente sul coltello. Ricordo le assi di legno coperte di file e file di orecchiette che asciugavano, pronte per essere cotte e ricordo il sapore di quella pasta appena cotta, il piacere di sentire il bordino un po’ più solido, il sugo che entrava nella cavità.

Come detto questi erano gnocchi, non orecchiette, ma l’associazione di idee è partita.

Erano buoni, molto.

Non erano orecchiette ma erano buoni.

E ridendo e scherzando siamo arrivati all’11 dicembre Ho calcolato che mi rimangono in tutto 14 giorni lavorativi da qui a fine anno e poi mi prenderò una (meritata, me lo dico da solo) settimana di stacco.

Ma nel frattempo settimana prossima ci sarà la prima maratona alimentare: pizza martedì, cena aziendale mercoledì, altra cena aziendale venerdì, cena con Miss Sauron per il suo compleanno sabato (che qualcosa di buono devo prepararlo, mi sembra il minimo). Praticamente dovrò pranzare con soli estratti per tutta la settimana, se voglio compensare e sopravvivere.

Ce la posso fare.

Spero.

Ok, il post è sconclusionato, ma oggi accontentatevi, ok?

Notte.

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

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