Contro

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
E noi viviamo in un paese in cui la Boldrini si trova a dover diffondere gli insulti ricevuti.
In un paese dove qualcuno trova la divertente “pensiamo a quelle donne che ne hanno prese troppo poche”.
In un paese dove i femminicidi, sui giornali, vengono conditi da “è stata la gelosia”, “la litigata l’ha fatto impazzire”, “era un brav’uomo” e via dicendo in questo modo.
In un paese dove certe donne trovano legittimo dare delle puttane ad altre o dire che se la sono cercata.
In un paese dove alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine, davanti a un desiderio di denunciare, cercando di convincere a non farlo perché “su, alla fine si sa che è una brava persona, gli uomini sono un po’ così”.

Il problema, come dicevo già in passato, è la complicità.
La complicità del modo di pensare, la complicità dello sminuire, la complicità nel pensare che certe cose siano normali.

Chi dà della puttana da violentare alla presidente della Camera non ha giustificazioni di alcun tipo: non è un attacco politico, non è ostilità generica, è misoginia.
Chi dice “sopporta, alla fine è un brav’uomo” è complice.
Chi pensa che complimenti volgari (o meno) per strada siano innocui o, addirittura, da considerare gratificanti è complice.
Chi non vuole vedere è complice.
Chi pensa “però doveva vestirsi diversamente” è complice.
Chi usa puttana come insulto per una donna è complice.
Chi sminuisce è complice.
Chi si dice “solidale” oggi e poi domani torna a fare battute sessiste è complice.

E, giusto per capirci, violenza non è (solo) picchiare o uccidere.
Violenza è umiliare.
Violenza è considerare inferiori.
Violenza è isolare.
Violenza è privare dell’indipendenza.
Violenza è privare della privacy.
Violenza è imporre.
Violenza è insultare.
Violenza è pretendere sesso quando non vuole.
Violenza è rendere l’altra persona succube.
Violenza è molestare con gesti, immagini, parole.

E violenza è negare che ognuna di queste cose lo sia.

Mi scuso, è un post banale e ripetitivo, ma è questa la cosa terribile: il fatto che sia ancora necessario con le stesse parole già usate in passato

Aggiungo un’ultima cosa: segnatevi il link alla fine; magari (e ve lo auguro di cuore) a voi non servirà, ma potrebbe servire a qualcuna vicino a voi. Potrebbe salvarle la vita. 

http://www.direcontrolaviolenza.it/i-centri-antiviolenza-in-italia/

 

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

2 commenti

  1. ….che posso dire…io sono stata una moglie di un marito violento…
    Certe volte questi “individui” se cosi si possono chiamare, ti fanno sentire in colpa, come se tu fossi la “causa” della loro violenza…e non solo, sono dei abilissimi “attori”, sanno come comportarsi di fronte ad altre persone, persino di fronte al proprio figlio, facendo passare la madre quella che vuole la litigata…
    Ci vogliono anni, per uscirne, e di piu’, se per uscirne, non vuoi far sapere a chi ti sta vicino, madre o padre, quello che stai passando, perché, primo non vuoi farli star male secondo perché, sai perfettamente che il padre in questione, andrebbe direttamente dall’individuo, marito, a prenderlo a randellate, e questo non vuoi…
    E’ difficile, tanto, carissimo, ci vuole tanta forza e coraggio…devi salvaguardare il tuo cucciolo, e tutti…
    Ora le mie radici, sono volate in cielo, e il mio cucciolo, e’ un uomo di 28 anni, ed io, non sono piu’, da un po’ di anni, la pedina del suo sporco e vigliacco gioco, lui non e’ il re, io non sono la sua pedina, lui e’ solo e sempre un sporco e duro gioco che non giocherà piu’ con me.
    Scusa, se mi son dilungata, sono uscita anche da quello che intendeva il tuo post, ma l’ho capito e letto molto attentamente eh!
    Non avermene, ma come scrivo nel mio piccolo mondo virtuale e’ la mia vita, la mia ancora di salvezza, la verità mia vissuta.
    Scusa ancora, un grande saluto, e se mi permetti un abbraccio, in questo momento ne ho bisogno…grazie.

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