Preistoria

Devo ammettere che stasera stavo per mettermi a dormire saltando il post. Non ci sono grosse novità (tranne una fastidiosa di ieri e di cui, al momento, non voglio occuparmi) e sono anche piuttosto stanco.

Poi, però, mentre mi preparavo per andare a letto, mi è caduto l’occhio su un oggetto che era su ripiano di una delle librerie, rimasto lì probabilmente dall’ultima volta che ho messo via oggetti del passato che però non voglio buttare.

L’oggetto, che a breve mostrerò, è un qualcosa che solo chi ha più di una certa età ricorderà in modo emotivo, qualcuno più giovane lo conoscerà senza essere particolarmente affezionato, mentre quelli ancora più giovani a momenti non sapranno che cos’è, se non per sentito dire.

Eccolo:

 

 Già, una musicassetta.

Ma non una musicassetta qualunque, no, bensì una home made. E qui mi sembra di sentire il rumore di mille ricordi in chi sta leggendo e mi è coetaneo.

Il mondo, ai tempi, si divideva in due categorie: chi preparava musicassette e chi non le preparava e, al massimo, se le faceva passare.

Preparare una musicassetta era un’arte. Ci voleva, ovviamente, un’adeguata collezione musicale, poi era necessario un tema conduttore e, soprattutto, bisognava avere la capacità di mettere insieme il maggior numero di canzoni ottimizzando lo spazio a disposizione.

Già, lo spazio. Vi ricordate? C’erano cassette da 45, 60, 90 e le assurde da 120. Le più difficili e inutili, per me, erano quelle da 45: come facevi a mettere un numero sufficiente di canzoni? E poi ogni lato era di 22 minuti e 30 secondi! Che misura assurda era? Non amavo quella durata e le tenevo solo se dovevo copiare CD di quella durata (ma anche questo durò poco, dato che gli album stessi iniziarono a essere di 60 minuti o più).

No, l’ideale per fare cassette erano 60 minuti, 90 se il materiale era davvero tanto o si voleva esagerare.

I motivi per fare musicassette ad hoc potevano essere vari: per mettere insieme la sola musica che piaceva ma anche per dimostrazione di affetto o qualcosa di più verso una persona.

“Ti ho fatto una cassetta”: frase che poteva essere accolta con dolcezza dalla fidanzatina a quattordici anni, ma che in tutte le altre occasioni rischiava di essere ridicola o imbarazzante.

Uno dei pochi casi in cui mi sono evitato il ridicolo, c’è da dire.

Io le cassette non le facevo per gli altri, le facevo per me stesso o per occasioni particolari e siccome non avevo molta fantasia nei titoli, finivo per fare i volumi; sì, come le raccolte che andavano tanto di moda fino agli anni 90.

Così avevo le Love Songs (volumi da 1 a 6, mi sembra, spesso da 90 minuti) perché, ormai si sa, non battevo neanche una graffetta, ma mi struggevo sempre pesantemente, avevo le You & Me (volumi 1 e 2), che erano solo canzoni cantate in coppia (no comment), ma anche una tamarrissima Adrenalin che fu antesignana delle attuali playlist da Work-out, oltre alle varie Party All Night Long, che misi insieme per le feste in taverna (qualcosa come sei volumi diversi), suddivise anche per genere o periodo: rock & roll, anni ’80, pure qualche (di nuovo) tamarrissima samba per il trenino di mezzanotte a capodanno (no comment, please).

In un angolino della mente avevo anche pensato di farne una sul tema dell’amicizia e una con canzoni diverse ma dallo stesso titolo. Sì, seghe mentali, nulla da dire.

La magia della creazione di una musicassetta non esiste più. Certo, ci sono le playlist, ma non è la stessa cosa. Fare una playlist, in qualche modo, è facile: un paio di clic, nessun limite di durata, si può modificare a piacere in qualunque momento. Per non parlare di spotify, che le playlist te le crea o propone di suo.

No, la musicassetta era impegno, dedizione, arte, passione.

E, alla fine, finivi per non sapere più ascoltare certe canzoni se non in quel particolare ordine, assimilato in ore e ore di ascolti di una sequenza che era solo e soltanto tua.

E niente, ora mi sento molto ma molto vecchio, accidenti a me.

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

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