Taffetà

Avevo scritto un post, ma l’ho cancellato.
Cancellato perché era sterile, pieno di parole che non trasmettevano nulla, pieno di frasi fatte e messe lì.

La verità è che sapere della morte di Gene Wilder è come venire a scoprire che uno dei tuoi zii preferiti d’infanzia, uno di quelli che ti faceva ridere anche se non capivi tutti i suoi scherzi, che sembrava saperla sempre più lunga di tutti e che, però, aveva quello sguardo un po’ più triste quando pensava di non essere guardato, ecco, che uno di quegli zii lì se n’è andato e tu non ti eri neanche reso conto che era invecchiato.

Non lo vedevi da anni, ma una parte di te aveva le certezza che lui fosse sempre lì, pronto a farti ridere di nuovo con storie vecchie o nuove.

E invece è andato via, colpa dell’età e dell’Alzheimer e a noi resta soltanto da riguardarlo in tutti quei momenti che ci ha lasciato.

Frankenstein Jr. è stato per me uno dei primi film che ho quasi imparato a memoria e ogni volta che vedevo che c’era lui nel cast era per me garanzia di un bel film.

Per me sarà il Dr. Frankensteen/Frankenstein prima ancora che Willy Wonka, sarà il sordo di Non guardarmi, Non ti sento, il Waco Kid di Mezzogiorno e Mezzo di fuoco, il marito fedifrago che voleva portarsi a letto Kelly Le Brock.

Ma sarà anche e soprattutto l’uomo che non aveva annunciato di avere l’Alzheimer perché “non poteva sopportare che ci fosse un sorriso in meno nel mondo”, come dice la sua famiglia nell’annuncio della sua morte.

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Per questo, anche se col magone, l’unica è ricordarlo sorridendo e ridendo.

Grazie Gene e scusa delle banalità, ma non tutti possiamo essere bravi quanto te.

Taffetà, Gene.

Taffetà.

 

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

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