Piacere

In questi mesi ho imparato e sto imparando molte cose, sugli altri ma in primis su me stesso.
Sto imparando ad affrontare mie caratteristiche che erano talmente radicate da non essere mai state sfiorate, a volte neanche guardate.

Tra queste il sempiterno “esserci”.
Ovviamente essere presente per le persone a cui tengo o per le quali posso davvero esserlo in modo salutare è una cosa che fa parte di me e non sparisce, ma in molti casi nella mia vita ho esagerato.
Ho esagerato perché una parte di quell’esserci veniva da lontano, veniva da quel ragazzo adolescente e solo che voleva essere visto e apprezzato e che, istintivamente, pensava che se ci fosse stato per gli altri, allora sarebbe stato accolto.
Non era, non è mai stato un ragionamento conscio, sia chiaro, ma mi sono reso conto di quante volte mi abbia mosso.

“Se ci sono, poi tu mi vedrai? Se ci sono, poi sarò importante? Se ci sono, poi ti piacerò?”
Quando si innesca questo meccanismo, il rischio che finisca per essere dannoso è enorme, perché a lungo andare ti trovi a non avere più filtri o argini.
Cerchi di esserci per il maggior numero possibile di persone, anche quelle che quasi non conosci, anche quelle che forse non lo meriterebbero, e tutto perché una parte nascosta di te vorrebbe essere accettata da tutti.

E qui sta il bandolo: non si può piacere a tutti. E, soprattutto, ci si deve chiedere se il pensiero di qualcuno che a malapena conosciamo è così importante per noi da doverci far influenzare.
È una cosa a cui ho dovuto pensare più volte ultimamente, non ultimo nella spiacevole situazione di qualche settimana fa.

Accettare che ci sono persone che non devono essere nella nostra vita, che diventano esclusivamente distrazioni e perdita di energie è una liberazione incredibile.
E imparare che in alcuni casi non serve neanche esprimerlo, è sufficiente scrollare le spalle e proseguire lo è ancora di più, soprattutto per chi, come me, ha sempre cercato di avere l’ultima parola, il chiarimento, la sigla.

Perché meno zavorra, meno carichi inutili ci portiamo dietro, più è facile coltivare ciò che di davvero importante abbiamo, persone, rapporti, sentimenti, dinamiche. Tutto.
E la libertà che si prova nel pensare “ciò che pensi di me non mi importa, perché tu, nella mia vita, non hai ruolo” è incomparabile.

L’ho imparato tardi, lo sto facendo mio.

Sto imparando, come sempre.

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

4 commenti

  1. Cambiare in questo senso fa così bene all’anima..

  2. Mi ritrovo tanto in quello che dici.
    Di recente mi sono trovato in una situazione che mi ha portato a capire che non si può sempre piacere a tutti e che spesso era l’approvazione altrui a spingermi. Cacciandomi in situazioni ai limiti della follia.
    Ora ho capito che il giudizio altrui non è un fattore che deve condizionare.
    P.S.: ci sono sempre spunti di pensiero interessanti nel tuo blog! Grazie Sergio!

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