Rivoglio il fuoco

Mi rendo conto che questo sarà l’anno col luglio più carico di lavoro da parecchio tempo (se non consideriamo quando ero praticamente fisso da un cliente).
È un dato di fatto che, lavorativamente parlando, in questo periodo non abbia di che lamentarmi: al momento il problema è incastrare le cose da fare, quando ci sono stati periodi (anche poco tempo fa) in cui avevo giorni interi scarichi; una situazione assurda, in cui se dovessi pensare solo alla vita di tutti i giorni potrei concedermi anche qualche sfizio, ma dato che c’è quella benedetta spada di damocle, allora si evita e si cerca di gestirsi al meglio.
Intanto si aspetta, che sembra che le mie anagrafiche siano la cosa più complicata da quando esistono le anagrafiche e quindi risposte ancora non ce ne sono.
Ovviamente.

Ma, dicevo, il lavoro va bene, ho anche diverse soddisfazioni non solo pecuniarie, qualche sfida interessante.
Ho la prospettiva di Londra tra poco più di due settimane, fortunatamente organizzata prima che scoppiassero i casini altrimenti non l’avrei fatto, e tre settimane di riposo ad agosto, senza viaggi ma con almeno il tempo di tirare un po’ il fiato.
Forse.
E di nuovo, poi, a settembre il lavoro dovrebbe procedere con ritmi piuttosto simili.

In sostanza, se non ci fosse quella dannata spada di Damocle, non starei malaccio.
Se.

Il problema grosso è che quella spada c’è, anche se cerchi di non pensarci e cerchi di barcamenarti e di fare del tuo meglio, ma c’è.
E la cosa peggiore è che ora non si tratta di un pensiero costante, ma di un vero e proprio status quo.
D’altronde ci si abitua a tutto, no?
È un rumore di fondo che ti fa scordare cosa sia il silenzio.
Così tutto è ovattato, compreso l’assaporare momenti lavorativi che avrei pagato per avere fino a qualche tempo fa.
Compreso il vivere momenti propri.
Compresa qualunque cosa mi debba dare soddisfazione.
Rimane quella sete di soddisfazione, di emozioni, di adrenalina buona (che di quella negativa ho fatto il pieno), di entusiasmo, di follia.
Di vita.

Mi ricordo un vecchio episodio di Buffy (uno dei più belli, la puntata musical Once more with feeling) dove lei, tornata dalla morte, è distaccata da tutti perché non riesce più a provare nulla, nessuna emozione, nessun fuoco.
Sarebbe disposta a tutto pur di provare il fuoco.
Anche a distruggersi.

I want the fire back

La capisco.
Non che abbia intenzione di distruggermi, ma quella sete la conosco, la vivo.
Sento quello che di buono succede, sì, ma come se ci fosse qualcosa in mezzo, come se fossi raffreddato e stessi cercando di mangiare una squisita torta al cioccolato: è appetitosa, so quanto buona probabilmente è, ma il sapore vero è disperso da questa dannata malattia.

E sia chiaro, non è che non stia lottando perché non sia così, il problema è proprio la necessità di dover lottare.

E la paura di non riuscire più a sentire il sapore appieno.

Non ora, non se e quando tutto sarà finito.

La paura di non gustare più il sapore dell’entusiasmo. Del picco di felicità che ti brucia adrenalina fino a sfinirti.
Vero, ora potrei anche aspirare alla serenità, ma il giorno in cui il massimo a cui aspirare sarà la serenità sarà il giorno in cui ho definitivamente perso.

Ma la paura è quella. Di non riuscire a sentire più quel sapore.

Questo è il peggio.

Ma intanto continuo a provarci. Quello sempre.

I want the fire back.

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

3 commenti

  1. il fuoco brucia e se non lo sai tenere vivo senza fare incendiare tutto corri il serio pericolo di non avere più nulla da accendere.
    Calore che riscalda ma non brucia che arde ma non consuma.
    Ecco sarebbe perfetto se fosse così.. forse..

  2. Chiedo venia se il commento scaturito da vicende personali che hanno minato la fiducia nel genere umano rispetto al mio solito, può sembrare poco rispettoso. Non è così. Solo la testimonianza di chi lo ha toccato il fuoco. E si è bruciata ;)))
    Si dice chi è causa dei suoi mali pianga se stesso. Ecco io da inguaribile ottimista romantica sono scesa con i piedi per terra e sono rimasta ottimista si, ma praticamente realista (anche se romantica), e senza eccedere. Servono le azioni a supporto e sostegno delle parole. E il fuoco si alimenta da sè. Solo così resta un fuoco che può continuare ad ardere ma non bruciare.
    Ci tengo a sottolineare che tu hai la capacità di farmi riflettere (come se fossi in uno specchio) e da lì le mie considerazioni spontanee.
    Grazie sempre 🙂
    Buona giornata.

    • No, tranquilla, non sembrava irrispettoso, o almeno per me non era così. In linea di massima chi commenta lo fa naturalmente per esperienze personali ed è giusto così. Dal mio lato il “problema” non è l’assenza del fuoco, ma il suo essere ovattato, non per colpa del fuoco stesso, bensì di chi quel fuoco deve sentirlo. In quel caso il problema non è il fuoco e la soluzione non sta sicuramente nell’aumentarne il calore (anche se sarebbe la prima cosa che istintivamente verrebbe da fare), ma starebbe nel riuscire a togliere l’ovatta del recettore. Facile a dirsi, molto molto meno facile a farsi.

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