Person of interest

You are being watched. The government has a secret system, a machine that spies on you every hour of every day. I know because I built it. I designed the machine to detect acts of terror but it sees everything. Violent crimes involving ordinary people, people like you. Crimes the government considered “irrelevant.” They wouldn’t act, so I decided I would. But I needed a partner, someone with the skills to intervene. Hunted by the authorities, we work in secret. You’ll never find us, but victim or perpetrator, if your number’s up… we’ll find *you*.

Siete osservati. Il governo ha un sistema segreto, una macchina che vi spia ogni ora del giorno. Lo so perché l’ho costruita io. Ho progettato la macchina perché rilevasse atti di terrorismo, ma lei vede tutto. Crimini violenti che coinvolgono gente comune, gente come voi. Crimini che il governo considera “irrilevanti”. Non interverrebbe, così ho deciso di farlo io. Ma avevo bisogno di un partner, qualcuno con le capacità di intervenire. Cacciati dalle autorità, lavoriamo in segreto. Voi non ci troverete mai, ma vittime o carnefici, se esce il vostro numero… noi troveremo *voi*

Nell’ambito delle innumerevoli serie tv americane ce ne sono alcune che, nonostante l’elevata qualità, rimangono relegate a una nicchia per appassionati e finiscono per non raggiungere il grande pubblico, o almeno nel non raggiungerlo coi numeri di altre molto più blasonate e, magari, non dello stesso livello.

Una di queste serie è indubbiamente Person of interest, prodotta da J.J. Abrams e andata in onda dal settembre 2011 a, purtroppo, due giorni fa, quando è arrivata all’annunciata conclusione.
Di cosa parla Person of interest?
Nasce da un presupposto: che il governo degli Stati Uniti abbia commissionato la creazione di una macchina (un potentissimo software) in grado di sfruttare qualunque tipo di meccanismo di sorveglianza, qualunque forma di comunicazione, qualunque rete per individuare e debellare rischi terroristici.
Per fare questo, la macchina è anche in grado di individuare atti di violenza minore prima che si compiano, ma il governo non è interessato a tali piccolezze e li considera irrilevanti.

Il creatore della macchina, Harold Finch (interpretato da un bravissimo Michael Emerson, già visto in Lost) è di tutt’altro avviso e recluta John Reese (Jim Caviezel), ex operativo CIA e uomo a un passo dall’autodistruzione, per farsi aiutare a salvare questi irrilevanti.

Questo, sostanzialmente, il tema alla base del Pilot e, sostanzialmente, della prima stagione.

A leggerla così potrebbe sembrare soltanto l’ennesima serie di azione con trame verticali e una quasi totale assenza di trame orizzontali, senza sviluppi e senza evoluzioni.

Niente di più lontano dalla realtà: se doveste darle una possibilità scoprireste che il tema principale finisce per diventare esclusivamente la tavola su cui pasti molto diversi e sempre più gustosi vengono serviti; innumerevoli sono i temi toccati: dalle ovvie incursioni nella criminalità organizzata ai plot politici, dalle trame personali su caduta e risalita, a dubbi morali non banali e non facilmente gestiti e gestibili.

Già, perché senza svelare troppo della trama, col tempo la macchina si dimostrerà sempre meno meccanica e sempre più intelligente, una vera e propria intelligenza artificiale in grado di compiere di tutto o quasi.
È giusto che esista un essere (è il caso di chiamarlo così) tanto potente?
È giusto che sia lasciato libero di agire senza freni?
E, ancora, è giusto invece impedirgli di agire?
Quali sono i doveri morali e reali di chi crea un qualcosa del genere?

Queste sono solo alcune delle domande che PoI si pone e non a tutte viene data risposta: vengono dati gli elementi principali per darsene una in autonomia, invece.

E se le trame sono consistenti (e molto, molto avvincenti, difficilmente riuscirete ad annoiarvi), i personaggi non sono da meno: sono veramente poche le serie in cui ogni personaggio evolve nell’arco della sua permanenza e segue un proprio percorso che lo renderà diverso da ciò che era; nessuno, siano essi personaggi comparsi dalla prima stagione o aggiunti dopo, è esente da un approfondimento, da una tridimensionalità e da un cambiamento perfettamente misurati e credibili.

Michael Emerson e Jim Caviezel, assieme a Kevin Chapman, Taraji P. Henson, Sarah Shahi e la fantastica Amy Acker, vi condurranno in una storia entusiasmante, interessante, avvincente, carica di azione, sentimento, ironia e riflessioni e, cosa importantissima, degnamente conclusa: le cinque stagioni sono un arco che arriva al suo termine e che si concludono con uno dei finali più epici, eroici, emozionanti e commoventi che mi siano capitati in tanti anni; l’unica amarezza è sapere che non ci saranno ulteriori storie con protagonista il Team-Machine.

Ma se la serie è tanto bella perché non ha avuto tutto questo successo?
Ora, a parte che cinque stagioni e 103 episodi sono comunque un risultato notevole, il fatto è semplice: la serie ha bisogno di essere seguita per essere goduta appieno e, soprattutto, nessuno degli attori è di richiamo per un certo tipo di pubblico. Poco appariscenti (oddio, io amo Sarah Shahi ed Amy Acker, ma non sottilizziamo), più rivolti alla sostanza che alla superficialità (qualcuno ha citato Megan Boone in The Blacklist, ad esempio?): tutti aspetti che per me sono punti a favore ma che di certo non rendono accattivante questo prodotto per un pubblico estremamente ampio.

Un solo consiglio: datele tempo. Come dicevo, la prima stagione non esprime il potenziale al suo meglio, ponendo soprattutto gli ingredienti per tutto ciò che verrà dopo (un po’ come fece Buffy a suo tempo, anche se la qualità di questa prima stagione è onestamente più alta): aspettate la seconda e da lì in poi il vostro viaggio sarà indimenticabile.

poipoinb

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

2 commenti

  1. ho visto tutta la serie e credo sia lo specchio della realtà che ci prepara al futuro. Matrix era l’annunciazione di ciò che si sarebbe preparato nel futuro. Credo che person of interest sia la nuova generazione di cavalieri che combattono i draghi. Il punto sarà accettare le conseguenze di una battaglia che vede protagonista un drago geneticamente modificato creato dall’uomo, anzi dagli uomini.

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