Ramanujan

Sono reduce dalla visione di “L'uomo che vide l'infinito”, dedicato alla storia del matematico indiano Ramanujan, all'inizio del secolo scorso.

Verrebbe da pensare che, dopo la Teoria del tutto e The imitation game, le biografie o comunque le storie su matematici e scienziati stiano diventando di moda: ben venga, dico io, fosse così.

Scoprire le vite di menti così geniali, imparare quanti ostacoli abbiano dovuto affrontare, fossero essi di natura fisica, ambientale o addirittura mentale, rendersi conto della magia nascosta nella scienza, è un qualcosa che non potrò mai ritenere abbastanza.

Il film in sé, con un ottimo Jeremy Irons, è assolutamente godibile e interessante (e vedere come comprimario quasi en passant Bertrand “Bertie” Russell fa un certo effetto), ma ciò che più mi ha colpito è scoprire tante cose su un uomo di cui, in realtà, non sapevo quasi nulla.

Ramanujan era un genio, di quelli veri, quelli che intuiscono e “sanno” ciò che altri fanno fatica ad accettare. Lottò tutta la sua vita.

Lottò a causa delle sue origini, in un ambiente, quello accademico, e una nazione, la Gran Bretagna, dove essere indiano era una colpa in grado di offuscare ogni merito.

Lottò a causa del suo genio. Ricordate il post di qualche giorno fa in cui parlavo dell'avere una velocità diversa? Ecco, Ramanujan era di quelle persone che vanno a una velocità tale da non riuscire a rallentare per far capire agli altri quanta ragione hanno. Fu il suo dono e la sua maledizione.

Eppure ci riuscì.

Ci riuscì nonostante il razzismo, nonostante la distanza da casa, nonostante la malattia che lo colpì.

Divenne membro della Royal Society. Divenne docente del Trinity College.

E morì a 32 anni.

Ora ditemi se un uomo del genere non merita di essere raccontato, di essere considerato un simbolo e un eroe.

Le sue deduzioni accompagnano tutt'ora la scienza attuale eppure, ai suoi tempi, rischiava di essere cacciato in India perché “non adatto”.

Di conclusioni se ne possono trarre a decine: dall'importanza del non arrendersi a quella del non farsi acciecare dai pregiudizi, passando dalla meraviglia della scienza in ogni suo aspetto.

Io, di mio, aggiungo solo una cosa: 32 anni. Immaginate cos'avrebbe potuto fare se la tubercolosi non l'avesse ucciso.

Che amarezza.

E che bello che qualcuno abbia voluto raccontarcelo.

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

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