322. Questioni domenicali

In una domenica trascorsa a prendermi cura di Zen, stirare, cambiare il letto, leggere e guardare un buon film, qualcosa si è insinuato nella mia mente.

Tutto nasce da un post su Facebook.

Una persona che conosco ha annunciato la nascita del primo figlio. Il nome non era incluso, il peso sì.

Ecco, io non capisco.

Mi spiegate di preciso il motivo per cui nel 2016 si annuncia il peso di un bambino appena nato?

È una delle mille cose relative a certe tradizioni riguardanti i pargoli che proprio non capisco.

Il peso.

Ok, una volta poteva essere indice di salute, forse (tiro a indovinare), ma ora?

A che serve sapere quanto pesa?

C'è una gara nascosta e a fine anno si vince qualcosa?

Oppure, peggio ancora, ci si compiace nell'immaginare le assurde dilatazioni subite dalla madre?

Giustamente oggi mi segnalavano un paio di persone anche il “quante volte mangia al giorno” o l'ora di nascita.

L'ora di nascita? Per, come mi diceva qualcuno, trovargli l'ascendente?

Perché diamine?

Se vi dicono quante volte mangia in un giorno vi offrite di portargli un pasto? Se è sotto un certo numero vi sprecate in consigli su come farlo mangiare di più?

Signori.

È il 2016.

Il medioevo dovrebbe essere finito (anche se molti di pseudocattolici non lo sanno).

La civiltà rurale pure.

Non è che riusciamo a comunicare (e a reagire a) la nascita di un bambino in modo un pochino più sobrio e sensato?

Come mi diceva una persona oggi: “è nato xxxxx”; magari aggiungeteci, se volete, anche un “stiamo tutti bene” (anche se dubito che in caso non stiate bene abbiate voglia di annunciarlo).

Il peso lasciatelo da parte.

L'ora pure.

Le deiezioni, nei giorni successivi, idem

È giusto un'idea, eh? Direttamente dal ventunesimo secolo.

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

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