321. Sabato

Un sabato pomeriggio, di nuovo, atipico. Potrebbe diventare l'incipit di un romanzo, peccato ce ne sia prima uno da finire.

Posta.

Cartoleria.

Supermercato.

Polpette di melanzane.

Prendermi cura di Zen.

Pulirgli il sedere con una salvietta per bambini.

Portargli la pappa vicino alla cuccia.

Sentirlo miagolare per averne un po' di più.

Miagolare.

Non miagolava da giorni.

Guardare serie tv.

Scambiare qualche messaggio con chi non manca di chiedere come vada.

Decidere che stasera ordino la pizza e vaffanculo al mondo.

E martedì o mercoledì il film di Astrosamantha.

E, a proposito di film, Deadpool è, sì, carino, con qualche battuta molto divertente, sicuramente dissacrante, esattamente come il fumetto: peccato che io avessi smesso di leggere il fumetto, il che la dice lunga sul mio rapporto col personaggio e col genere.

Ma non tornerò a vederlo.

Invece vorrei vedere The Danish Girl e Spotlight, ma vediamo se e quando ci riuscirò.

E sì, è bello vedere gli amici in questi giorni.

Meno bello è rendersi conto che nonostante tutto il grigio che ti porti dietro non riesce a dissolversi comunque.

Non così.

Non ora.

Ma ci provi lo stesso, sperando che, come in passato, sia uno stato temporaneo, anche se sai che comunque porterà con sé cambiamenti e conseguenze.

Prendi atto e via.

Ci sarebbe da stirare, ma l'emicrania vota contro.

Domani.

Domani si stira, si cambiano le lenzuola.

Domani.

Stasera ancora serie.

E lettura.

E pizza.

Soprattutto pizza.

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

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