306. E che titolo do a questa boiata?

Ore 22.56 di un ennesimo venerdì sera.

“Stranamente” non so cosa scrivere, per cui mi sono messo alla tastiera dell'ipad e sto buttando giù parole senza neanche riflettere: non verrà fuori chissà quale post, ma è facile non venga neanche il mio peggiore, il che dovrebbe farmi fare qualche domanda.

Scrivere.

Vorrei ricominciare a lavorare al romanzo.

Vorrei costringermici.

Eppure la mente in questo momento è vuota, assorbita dai mille pensieri e dalla tanta stanchezza, che neanche mi permettono di farmi venire le idee per ciò che manca.

Però, in questi mesi, qualcosa l'ho comunque decisa: filtrare meglio a chi darlo “in prova”, date le diverse persone “sparite” dopo aver chiesto o, addirittura, insistito per leggerlo.

Non era una curiosità.

Non era un gioco.

Non era neanche una cosa da “tempo perso”.

È (era) un segno di rispetto nei confronti di qualcosa per me importante: nessuno obbliga a chiedere di leggere, anzi; farlo vuol dire, in questa fase, prendersi una responsabilità.

Ma evidentemente le responsabilità non fanno parte di questo mondo.

Non si vogliono le proprie, figuriamoci quelle verso qualcun altro, siamo seri, suvvia.

Prendo atto e proseguo, ma non prima invece di ringraziare chi si è sbattuto e si sta sbattendo (che non ha importanza la velocità, hanno importanza l'impegno e la voglia e il rispetto). Grazie.

D'altronde questi mesi sono pieni di delusioni.

Dicono servano a far pulizia e ne sono certo, non è neanche la prima o l'ultima volta, mi chiedo solo di preciso cosa rimarrà dopo questa pulizia.

Più spazio, sicuramente.

Liberandosi da frasi fatte, da assenze evidenti o mascherate, da menzogne, da egoismi, da disattenzione verso chi ti dovrebbe essere caro, da energie unidirezionali di spazio se ne fa tanto.

Poi, chiariamo, non sono tutte delusioni.

Ci sono conferme.

Ci sono anche belle sorprese.

E quelle me le tengo strette.

Pulizia.

Bello ripulire la propria vita e le proprie situazioni.

Ma pulizia verso cosa?

Verso una situazione che tra due mesi non ho idea di quale sarà.

Nel caso migliore sarò indebitato per almeno dieci anni.

Nel caso peggiore… Non poniamo limiti al caso peggiore, che ha già dimostrato di non averne.

Ma via, proseguiamo, non pretendiamo dei come stai, che ognuno ha le proprie unghie incarnite a cui pensare e basta una parola ogni tot mesi per lavarsi un po' la coscienza.

E “mi spiace”.

Mi spiace sta bene con tutto, avete notato?

“Mi fa male un piede” “Mi spiace”.

“È morta mia nonna” “Mi spiace”.

“Sto per morire” “Mi spiace”.

“Domani mi sposo” “Mi spiace” (sì, funziona anche così, non negatelo).

Basta avere una scorta di “mi spiace” e l'empatia preconfezionata, il non-esserci sono serviti.

Et voilà.

Minima spesa, massima resa.

E tra una settimana sono a Londra e il cielo sa quanto ne ho voglia e bisogno.

Ma non me ne rendo neanche conto.

Non so se Zen sarà vivo quando partirò.

Non so se Zen sarà vivo quando tornerò

Non so se gli altri pensieri si sospenderanno o meno.

E ne ho piene le palle di vivere una vita sospesa in attesa di far passare casini che poi vengono sostituiti da altri casini che, se non si risolvono, si sovrappongono ad altri casini.

Ne ho piene le palle.

Ma andrò a Londra, andrò al Comicon, girerò sul Southbank, riabbraccerò amici.

Proverò a respirare.

Proverò.

23.25.

Ho impiegato 29 minuti (con una pausa per far sì che Stitch non importunasse Zen) per scrivere una marea di cazzate.

Bene, non ho perso il tocco.

Utile.

Notte.

 

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

6 commenti

  1. Resta il fatto che, nonostante tutto quello che stai attraversando, le tue parole siano sempre dirette e sincere… Cattive, acide, velenose e vendicative mai, mai completamente…anche in un momento in cui sarebbe un tuo diritto farlo…
    Quindi che altro dire… Chapeau… A te e alla tua forza.

  2. I tuoi pensieri fanno rumore. E non te ne puoi liberare perchè generano altri pensieri , soggettivi, che amplificano il suono e lo espandono.
    I miei rumori partono da
    – “mi spiace”: uso improprio (mio) di sentimenti verso estranei che vogliono solo strumentalizzare un fatto (catastrofe o gioia che sia) a loro vantaggio a scopo di solito opportunistico. Le tue parole hanno evidenziato come sia inutile farlo e quanto lasci l’amaro in bocca saperlo.

    – responsabilità verso se stessi prima e verso gli altri poi: qui la nota dolente è che per me sono interdipendenti per cui se non è utile agli altri non è buono per me e viceversa. E la maggior parte delle volte non lo è per cui nasce un problema di scopo che non è facilmente risolvibile se non attraverso l’interessamento all’altro, possibilmente equilibrato e bilanciato da spazi condivisi. Per farlo serve il contatto umano e non la rete, vita e non virtualità.
    – Debiti per dieci anni: ahah direi che abbiamo qualcosa in comune. Ma va bene saperlo così uno si organizza sul come.

    Per ultimo ma non in ordine di importanza: il tuo libro. Sono curiosa come una scimmia, per cui sarebbe auspicabile tu lo possa completare velocemente così da permettere anche a chi non si è offerto volontario, di leggerlo perchè apprezza chi scrive tanto da dedicargli il suo tempo sapendo di fare un investimento che poi torna anche indietro
    moltiplicato in pensieri su cui riflettere.

    Ecco, alla fine potrei dare come titolo a questo post, se non ti secca la mia ingerenza . “Risonanza.”

    Ciao
    🙂

    • Seccarmi?
      È davvero un commento prezioso.
      “Risonanza”.
      Sì, suona bene.

      Quanto al libro: procederò, contaci. Devo sbloccare i mille pensieri per riuscirci, ma lo farò. E grazie, veramente, del tuo tempo.

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