301. Comunicazione al comandante

Comunicazione urgente al comandante.

Data l’entità della tempesta sopraggiunta, si ritiene utile ribadire quanto già in sua conoscenza ma che, in circostanze di stress elevato, potrebbe sfuggire di mente.

Una tempesta come quella in corso richiede che le energie prodotte dai motori principali, unite a quelle ottenute dai motori di sostegno (se presenti) vengano completamente ridirezionate: deve tenersi alimentata la sussistenza di base e il resto va spostato verso le paratie di sostegno e i motori utili ad avanzare quando possibile e necessario.

Tale operazione comporta, ovviamente, che tutti ponti macchine ausiliari vengano a trovarsi in modalità di emergenza, causando risultati non prevedibili.

Il corretto funzionamento degli stessi, infatti, prevederebbe che all’inserirsi della modalità di emergenza si avvii un generatore autonomo il cui scopo è quello di provvedere non soltanto al sostentamento del ponte stesso, ma anche di contribuire all’alimentazione generale e alla stabilità della navigazione; un vero e proprio interruttore di emergenza che porta tali ponti ad aiutare quelli di base a sostenere il carico.

Un meccansimo sofisticato ed eccellente, non c’è che dire.

Sempre che funzioni.

Il produttore, infatti, ha fatto presente che ci sono parecchi ponti ausiliari malfunzionanti e quasi nessuno è riconoscibile a vista: in fasi di bonaccia sembrano in tutto e per tutto identici a quelli senza avarie, stesse funzionalità, stesse specifiche; un problema di software, però, fa sì che nelle fasi di emergenza il meccanismo di sicurezza non scatti: a volte si spengono, altre si innestano addirittura dei meccanismi anomali di funzionamento che fanno consumare anche più di quanto farebbero normalmente.

Il problema, come si scriveva, è che i due tipi di ponte sono formalmente identici, finché la navigazione è tranquilla: quando scatta l’interruttore di emergenza, invece, alcuni imbarcano acqua e rischiano di fare affondare l’imbarcazione e altri, al contrario, la spingono quando più ne ha bisogno.

Essendo l’origine del problema di tipo software, come si diceva, non è possibile prevederlo o riconoscerlo neanche interrogando la strumentazione: ironia vuole, anzi, che se viene lanciata una diagnostica, il sistema di gestione del ponte malfunzionante risponda che tutto è regolare e che, per di più, l’alimentazione ausiliaria funziona anche oltre il pieno regime.

Per quanto sia intollerabile un bug del genere, il produttore ha tenuto a precisare che non esistono condizioni di stress test adeguate a simulare l’effetto di certe tempeste: l’unica soluzione, si legge e si deduce dall’esperienza, è segnarsi accuratamente i numeri dei ponti malfunzionanti e ridurre al minimo il loro effetto sul bilanciamento della navigazione, cercando di puntare il più possibile sui motori di base, quelli di sostegno e confidando che i ponti ausiliari funzionanti non mollino all’utlimo.

Fortunatamente i ponti in questione sono modulari, per cui a tempesta terminata sarà possibile raggiungere il porto e sigillare, rimuovere o sostituire i ponti ausiliari malfunzionanti sperando che i rimanenti o quelli nuovi reggano all’arrivo di entuali nuove tempeste.

Si raccomanda assolutamente di prendere nota di tali malfunzionamenti al fine di evitare affondamenti in caso di successive tempeste che, al momento, non sono ancora previste ma che potrebbero sempre giungere.

Solo in caso di emergenza estrema, ove il malfunzionamento sia tale da pregiudicare l’arrivo in porto, si consiglia la procedura di espulsione dei moduli stessi durante la tempesta: attenzione, la procedura è piuttosto delicata, perché prima che lo slot del modulo si richiuda automaticamente si potrebbe imbarcare acqua, aggiungendo peso alla già precaria situazione.

Lasciamo al comandante il compito di valutare l’adeguata gestione delle singole situazioni.

Confidiamo di vederla arrivare in porto sano e salvo il prima possibile, con il minor numero di ponti malfunzionanti.

 

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Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

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