298. La stessa pasta


 

Una donna strangolata a Catania dall’ex.

Un’altra uccisa a coltellate dal marito.

Un’altra ancora bruciata viva dal compagno.

E i giornali titolano “voleva SOLO sfregiarla”, “era geloso ed ha perso la testa” e cosucce del genere.

E un giudice a Palermo dice che una molestia sessuale (perché se tocchi il culo a una persona non consenziente è molestia sessuale) non era tale perché chi ha agito stava scherzando ed è immaturo.

Chi ha agito è un sessantacinquenne.

Direttore dell’Agenzia delle Entrate.

E l’ha fatto con due dipendenti.

Immaturo.

E questo è il nostro paese.

Un paese non solo omofobo, ma in cui ancora si scrivono titoli sui giornali con una mentalità che trasuda maschilismo.

Un paese in cui si giustificano molestie sminuendole.

Un paese in cui certe donne dicono che una ragazza violentata se l’è andata a cercare: che, lasciatemelo dire, se è schifoso che lo dica un uomo, è ripugnante che possa anche solo vagamente pensarlo una donna.

Un paese in cui un apprezzamento volgare va preso sorridendo, altrimenti la donna è stronza o peggio, in cui “oh, sono uomini” giustifica qualunque cosa.

In questo paese una donna rischia di morire arsa da un uomo per gelosia.

E no, porca troia.

Non per gelosia.

Perché lui è un bastardo criminale.

Non è gelosia.

Non è quella la chiave.

La chiave è il possesso, la spersonalizzazione, la violenza intrinseca in un “tu sei mia”.

La chiave è una mentalità di merda che appartiene a lui e a chiunque in questo paese non comprenda come giustificare la tastata di culo porta a giustificare anche la violenza più becera.

Se vi è mai capitato di pensare “oh, quanto esageri, era un complimento” riferito a una donna che si è offesa per un apprezzamento pesante, per un fischio, per una tastata, allora siete della stessa pasta.

Che vi piaccia o meno.

Che lo ammettiate o meno.

Regolatevi.

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

2 commenti

  1. Sai quanto, oh quanto!, sottoscrivo ciò che hai scritto. Fino all’ultima virgola.

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