282. Inutili riflessioni di un blogger quarantenne

Che l'avvento dei social abbia cambiato faccia ai blog è un dato di fatto.

Molti non sono sopravvissuti: chi li teneva è migrato verso piattaforme più immediate e, per quanto mi riguarda, meno soddisfacenti; altri si sono trasformati, qualcuno è nato, qualcuno (come questo) ha proseguito la sua strada, ma tutti, indistintamente, hanno cambiato il modo di interagire con chi li legge.

Una volta c'era solo la piattaforma del blog stesso.

Splinder (chi se lo ricorda, ormai), Blogspot, WordPress (sito) e via dicendo.

I blog si condividevano, se così possiamo dire, tramite la piattaforma stessa (Splinder, in home page, mostrava quelli aggiornati più di recente e ricordo che questa fu la causa non solo di nuove scoperte, ma anche di future amicizie), tramite le pagine dei links e, in modo minore, tramite Google.

Gli stessi commenti si potevano lasciare solo sul blog stesso, in certi casi solo se iscritti.

Eppure le interazione c'erano ed erano spesso molte, finendo a volte per generare vere e proprie discussioni che si dipanavano anche per giorni.

Con l'avvento dei social, dicevo, molto è cambiato.

Cambia il modo di condividere: se prima c'era la piattaforma, ora ci sono Facebook, Twitter, Google+, magari anche LinkedIn.

Cambia il target: chiunque potrebbe finire a leggere un post, se condiviso su una delle piattaforme citate, chiunque potrebbe farlo circolare, chiunque potrebbe commentare.

Ma proprio qui abbiamo la più grande differenza.

Prima esistevano solo i commenti sul blog stesso.

Ora c'è la condivisione, il “mi piace”, una risposta su twitter, un commento su facebook.

Bello, certo, perché porta ad avere più persone che rispondono, che danno un segno di reazione, ma anche più dispersivo: finché si commentava solo sul blog, tutti quelli che passavano potevano leggere un commento e, volendo, rispondere; ora qualcuno magari risponde al tweet del post, ma quella risposta la leggerà solo l'autore originale o pochi altri, qualcun altro risponderà su Facebook, ma anche lì potranno interagire solo le persone che, in qualche modo, avranno accesso al post su quella piattaforma, e così via, per non parlare dei “mi piace” che, per loro natura, sono anonimi e irrintracciabili, ovvero non è possibile sapere chi, come e quando ha gradito un post.

Se penso alle interazioni da quando ho iniziato il “post al giorno”, non posso non notare che a fronte di molte più visite e parecchi “mi piace” ai singoli post, non c'è stato un aumento di commenti sul blog stesso: a volte qualcosa su facebook, quello sì, ma non nel luogo che dovrebbe essere preposto.

Che poi sto portando come esempio questo blog, ma mi rendo conto di essere io stesso ad agire così: leggo post su altri blog, spesso non li commento, a volte metto un “mi piace”, qualche volta li condivido sui social e magari rispondo direttamente lì sopra?

Il motivo principale?

Penso stia tutto nella comodità

La struttura dei blog, così come sono nati, li rendeva perfetti per l'accesso da un pc ma ora la maggior parte delle interrelazioni avvengono via smartphone o tablet ed è innegabile che, su questi dispositivi, la gestione via social sia mille volte più comoda e veloce.

Un blog può anche avere un template mobile-friendly, ma al momento di commentare rimane più ostico di altri soluzioni.

Chi me lo fa fare (me generico) di aprire una pagina web, cliccare su “commenta”, magari dover mettere la mail e/o il codice antispam, quando faccio molto prima a premere un pulsante e scrivere dal mio social preferito?

È comprensibile e, lo ripeto, io stesso lo faccio, ma non riesco a non pensare che così si finisca per perdere una parte di quell'interazione che dovrebbe essere carburante di un qualsiasi blog: non solo quella con chi scrive ma anche e sopratutto tra chi legge.

Aggiungiamo, poi, che un commento lasciato sul blog rimane leggibile anche in futuro, permettendo di mostrare uno scorcio più completo del post originale e delle reazioni suscitate, mentre se lo stesso viene lasciato su Facebook la sua vita utile è mediamente di qualche ora e, se va bene, di qualche giorno: una caducità che mal si sposa con la natura storica di un blog, almeno per quanto mi riguarda.

Detto questo, sia chiaro, chiunque lasci traccia è assolutamente ben accetto e degno, anzi, di costanti ringraziamenti: spiace, però, che certe occasioni di scambio possano andar perse.

Forse si tratta solo di un po' di nostalgia dei vecchi tempi, che volete che vi dica?

Io continuo a ringraziare chiunque apprezzi, condivida e commenti, eh?

Però diciamo che un grazie in più lo riservo a chi si prende il disturbo di commentare qui sopra, tutto qui.

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

8 commenti

  1. Ah, i bei tempi della blogsfera… discussioni che rimbalzavano di blog in blog ramificandosi, conoscenze fatte sui commenti di blog terzi che poi si stringevano nel tempo con frequentazioni reciproche dei rispettivi blog…

    Per me oltre che il passaggio al mobile (e il successo dei social, non dimentichiamoci del successo! Che se la massa si sposta lì lasciando perdere i blog, questi perdono gran parte del bacino di utenza, non è solo per via del cellulare o del tablet) è colpa anche dei raccoglitori di feed.
    Google reader, prima, ora Feedly per quanto mi riguarda.

    Cioè, un tempo per seguire i vari blog avevo diverse cartelli nei preferiti, e a seconda del tempo ne aprivo un certo numero tenendo così d’occhio eventuali aggiornamenti sui blog che seguivo.
    Procedimento che, all’aumentare dei numeri, diventava parecchio lungo. Ma era quello che consentiva di commentare (anzi, spesso spingeva al commento, come a dare più senso al tempo impiegato), e di mostrare come visita nel contatore la lettura del blog. O della pagina\articolo.
    Coi feed invece spesso si vede l’intero articolo subito sull’aggregatore, e a quel punto se non viene in mente una risposta davvero necessaria, un commento che proprio non vogliamo tenere per noi, non si commenta. Che commentare vorrebbe dire uscire dal programma e aprire la pagina. Un nulla, ma che ormai sta diventando fuori dall’abitudinario.
    E per i blog che non mostrano tutto ma solo una preview è anche peggio: o catturano subito con la preview o vengono saltati a piè pari, che non avrebbe senso usare i feed per poi aprire ogni pagina che compare.
    Negli ultimi tempi del mio blog era quello che facevo per avere un’idea di quanto i post venissero realmente visti, mettevo l’anteprima e basta visibili negli rss.

    Esempio: il blog di Aries.
    Solitamente leggo su Feedly il post, poi eventualmente commento con maggiore comodità da cellulare su facebook, se viene in mente qualcosa di sensato da dire.
    Altrimenti like.

    Ecco, un tempo non c’erano i like, e il buon comportamento blogger prevedeva in qualche modo di scrivere qualcosa, se non sempre almeno molto spesso. Per mostrare che ci sei, che leggi, che ti interessa. Il like riassume tutto questo, per me, quindi se metto il like al link del post su FB ma non commento significa che ho visto, mi sono interessato, ma non avevo niente da dire o aggiungere.
    Comportamento che però varia da persona a persona.

    Sono d’accordo in pieno su ciò che va perso con il passaggio ai social, vesto a lutto per i blog che furono (ma anche per i forum dei tempi andati… dopotutto la maggior parte delle mie conoscenze extra-cittadine, siano queste virtuali o poi divenute irl, sono nate prima su un forum e poi sulla blogsfera.
    Però alla fine mi sono arreso all’evidenza del crollo di visite, quantomeno per un blog come il mio che voleva parlare quasi solo di libri per dare consigli in merito. E ho deciso di limitarmi a scrivere recensioni dove possono essere più utili, cioè su goodreads e amazon. Tanto il blog non era personale, a parte qualche sporadico post, aveva un fine e per questo fine ho scelto di cambiare il mezzo.

    Un blog come questo è diverso, totalmente diverso.
    Per me ha ragione d’esistere quanta ne aveva agli albori, il fine è personale, il blog è personale. E tifo per lui 😉

    Tutto ‘sto pippone solo per dirti che leggo anche se non commento qui, metto like su fb quando ho letto e mi è piaciuto ciò che ho letto senza però aver possibilità di aggiungere niente, e quando posso commento laggiù.
    Raramente, come in questo caso, pure qua 🙂

    • 🙂
      Però che bello leggere un “pippone” del genere 😉
      Mi trovi d’accordo con tutto, effettivamente ho dimenticato di citare i lettori di feed che, indubbiamente, ci mettono del loro se usati via mobile.
      Fatto sta che non c’è pericolo (penso) che io decida di chiudere questo blog, analizzavo però il modo in cui le cose sono cambiate.

      Grazie 🙂

  2. Sai che negli ultimi giorni io stavo pensando anche a quanto mi mancano i forum?
    Comunque mi trovi d’accordo sui blog e sul rapporto con i social. Rendono tutto più ampio ma anche dispersivo.
    Alla fine internet e i suoi utenti sono un po’ così: viaggiano da un estremo all’altro. Dalla nicchia alla diffusione massiva, dal creare amicizie al ingolfarti con gente che nemmeno conosci e che nemmeno sembra interessata davvero, dal fornire informazioni in tempo reale al rifilare bufale ormai datate…

    Non mi ci abituerò mai davvero…

  3. Splinder… bei tempi.
    Mi ricordo quanto mi divertiva imparare da sola a capisci qualcosa di html. Ci ho passato su diversi anni, poi con il cambiamento e la chiusira della piattaforma, mi sono accorta che non mi trovavo bene con nessun altro servizio. Ho provato wordpress per un po’, ma poi… E così anche i forum. E’ andato tutto un po’ a morire: certo ora c’è fb, e twitter e instagram e bla bla bla… e tutti con i loro lati buoni. Ma a me, personalmente, un po’ mancano “i vecchi tempi”.

    • Che strano rileggerti qui sopra con quel nick (d’altronde tu sei giusto una delle amicizie citate nel post).
      Sì, i “vecchi tempi” mancano perché manca quel tipo particolare di interazione: è anche vero che. però, è praticamente impossibile portarli indietro, dato che ora le interazioni naturali sono altre.
      Un po’ di amaro in bocca resta, quello sì.

  4. Ho iniziato su Splinder e mi sono innamorata di blog spettacolari, curati, intelligenti, spiritosi. Aspettavo con ansia i post che uscivano e fantasticavo sull’identità di chi scriveva. Adesso è tutto cambiato e ci si sente un po’ soli in questo mondo di blog pieni di pubblicità, ricette, moda e colori insulsi.
    Qui mi sento a casa, respiro ancora l’aria di blog vero e quando non riesco a passare per qualche giorno mi sento in colpa ma è una bella sensazione di familiarità, come quando non chiami un amico per qualche giorno. Io ci sono.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.