255. Non c’è due…

Per chiudere la sequenza (almeno fino al 28).

Ieri mi chiama una cliente, chiamiamola Pinca Pallina, che non sento quasi mai, anche perché ormai io le fornisco solo il servizio di posta elettronica, per segnalarmi dei presunti problemi.

Le spiego alcune cose (tra cui, per la millequattrocentoventitreesima volta, come accedere alla posta via web) e la saluto.

Tutto sarebbe finito normalmente, se non ci fosse stato uno strascico odierno.

Pranzo aziendale di un altro cliente: questo è, in realtà, una società che si occupa delle mie stesse cose, ma più in grande e che mi gira regolarmente lavoro o piccoli clienti che non vogliono o possono più gestire, tra cui (avrete capito) Pinca Pallina.

Arrivo al pranzo e uno dei ragazzi, ridendo, mi fa “ehi, hai sistemato poi la posta di Pinca Pallina?”.

Impiego un attimo a capire il motivo per cui lui sa del problema di posta.

Ovviamente Pinca Pallina ha chiamato loro prima di me.

Sarebbe normale (forse) se fosse diventata mia cliente da qualche mese.

Anche un anno, toh.

Normale, addirittura comprensibile.

Peccato che Pinca Pallina sia mia cliente da almeno quattro o cinque anni e che le fatture del servizio le paghi a me.

Quindi, sempre per ricapitolare, lei ha chiamato un vecchio fornitore per un servizio che non le viene più dato da lui da anni prima di ricordarsi (o farsi ricordare, direi) che quel servizio glielo fornisco io.

Già.

Ah, ovviamente il problema non sussisteva.

Qual era il problema? Che da alcune ore non riceveva posta. Aveva la certezza che le fosse stato mandato qualcosa? No. Solo le sembrava strano.

Passo e chiudo.

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Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

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