205. Sì (No)

Da quando ho Netflix (aggiungere versi di godimento sparsi) ho preso l'abitudine di guardare spettacoli di cosiddetti stand-up comedians, quelli che da noi vengono definiti cabarettisti: un genere di comicità che ho sempre amato e che, avendo il vero Zelig vicino casa, ho anche avuto modo di gustare a dovere più volte.

È innegabile però che la tradizione e la qualità di questo genere di artisti, oltreoceano, siano assolutamente inconfrontabili con le nostre, fosse anche soltanto per il numero di comedians bravi che ci sono lì e per il numero di Checco Zalone et similia che abbiamo noi.

Se ho letteralmente adorato l'intero spettacolo di Jen Kirkman, ho anche scoperto un artista che non conoscevo e che ho impiegato qualche minuto in più a iniziare ad apprezzare: Aziz Ansari.

Uno degli elementi che Ansari cita nel suo spettacolo al Madison Square Garden è il modo in cui, nell'era moderna, si tende a rifiutare gli inviti di qualcuno.

Lui elenca tre modi precisi: dire direttamente no, non rispondere ai messaggi oppure fingersi eternamente impegnati finché la persona non si stufa.

L'aspetto interessante è che sebbene molti dicano che preferirebbero un no sincero, è anche vero che quando arriva, spesso ci si sente talmente feriti nei sentimenti da far chiedere se la menzogna non sia davvero più semplice e giusta.

E se Aziz parla di rapporti (o meglio, mancati rapporti) di coppia, io penso a qualunque forma di rapporto interpersonale.

Quanti sì vengono detti ogni giorno senza che siano veri? Quante “forse” che vogliono dire no, ma si teme di offendere l'altra persona?

E, onestamente, riesco anche a capire in qualche modo la spinta: “non ho voglia di questa cosa, ma non voglio neanche ferire la persona” o, in casi comunque frequenti, “non voglio che questa persona insista rompendomi le scatole perché ho detto no”.

Lo capisco, ripeto.

Ma non riesco a condividerlo.

È vero, è la scelta più facile, sia per chi la fa che per chi la riceve. Sembra accontentare tutti, eppure non accontenta nessuno. E, non lo nego, io stesso ho ceduto, cedo e temo cederò alla tentazione di usarla.

Eppure mi sto sulle scatole quando lo faccio.

E mi sta sulle scatole chiunque altro lo faccia.

Perché è un abuso di tempo, speranze e attese altrui.

Non voglio fare una cosa? Non mi interessa? Non ne ho il tempo? Mi fa schifo anche solo il pensiero? Ho troppe altre cose da fare e quella mi è impossibile anche volendo?

Va detto.

Va detto perché l'altra persona non rimanga in attesa, in sospeso, sperando che le cose si sblocchino.

Va detto perché chi ha chiesto sia libero di andare a chiedere altrove.

Va detto perché è vero che il nostro tempo è prezioso, ma lo è anche quello di chiunque altro.

E, soprattutto, va detto perché da persona adulte e civili è indispensabile prendersi la responsabilità delle nostre decisioni.

Poi se la persona insiste siamo pure liberi di rimetterla al suo posto, ma per lo meno si sarà fatta la cosa giusta.

Perché, ve l'assicuro, è fastidioso, irritante, svilente e insultante questo tipo di menzogna, questo menare il can per l'aia.

Insultante, sì, perché se per me una cosa è importante e tu mi dici che te ne occuperai senza in realtà averne l'intenzione, dimostri che a te non frega nulla di quella cosa (legittimo) ma anche non ti importa nulla che importi a me: non devi tenere a ciò a cui tengo io, ci mancherebbe, ma devi rispettare il fatto che per me qualcosa sia importante e trattarla di conseguenza, con lo stesso rispetto che avresti per un bene prezioso e fragile che ti viene offerto ma non intendi usare.

Non è che te lo tieni in casa, magari dimenticato in un cassetto a prendere polvere o scheggiarsi.

No, lo prendi e lo ridai al legittimo proprietario dicendogli “grazie, davvero, ma non posso accettarlo” o “grazie, ma sicuramente è più sicuro in mano tua” o, ancora, “grazie, non è il mio genere, ma apprezzo l'offerta. Tienilo pure”.

Questo è rispetto e maturità.

Il resto non è nient'altro che una facile scorciatoia.

E, per favore, piantiamola di scegliere queste fottute scorciatoie: non vi portano dove volete, vi lasciano nella vostra pozzangherina convinti di stare avvicinandovi al mare.

Abbiate, abbiamo, coraggio e rispetto.

Non è facile, ma è giusto.

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

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