145. Non mi scordo di voi

25 anni.

Una vita, letteralmente.

Nel mio caso anche più di una, se vogliamo.

Era agosto 1990.

Il 27 agosto.

Ero ancora in campagna, ultime settimane prima di riprendere la scuola.

E arrivò lui, imprevisto e imprevedibile.

Un randagio come altri che circolavano periodicamente d'estate.

Stavolta però qualcosa fu diverso.

Si avvicinò, gli demmo da mangiare, rimase con noi.

Lo adottammo noi o ci adottò lui?

Difficile a dirsi, sicuramente si fece amare da subito.

Lo chiamai Lupo, con ben poca fantasia, eppure penso che mai nome fosse più azzeccato.

Pastore Tedesco, circa tre anni e l'aspetto e la tempra che ti aspetteresti da un cane del genere.

Non avevo mai avuto un cane: vivendo a Milano neanche avevo considerato la possibilità e, all'inizio, i miei pensarono di non tenerlo, addirittura di portarlo in canile.

Ma non andò così.

Vero, non eravamo sempre lì, ma lui aveva tanto spazio in cui vivere, qualcuno che gli dava ogni giorno da mangiare e mio padre che andava regolarmente.

E noi, ogni volta che potevamo.

Non avevo mai avuto un cane e all'improvviso sembrò così strano il pensiero di non averlo.

E se uno può immaginare un cane “ideale” da avere per un nerd idealista, Lupo era quel cane.

Giocherellone e affettuoso con noi, forte, di guardia, da difesa verso il resto del mondo.

Con lui feci decine di giri in bici, con lui mia madre si sentì sempre protetta, con lui facevo lo scemo allenandomi con la corda.

Lui, con cui giravo nei boschi e ci alternavamo a chi faceva strada all'altro.

Lui che mi tirava come un ossesso quando eravamo vicino ad altri cani, lui che non sopportava gli si abbaiasse dietro, lui che quasi acchiappò una lepre correndo in un prato, lui che adorava farsi lanciare palla e legni ma anche cercarli col solo fiuto.

Quando fui investito da una macchina lui fuggì dal recinto per cercarmi.

E assieme a Lupo, un annetto dopo, ci fu Lucky.

Bello, bellissimo anche lui, ma con un po' di tempra in meno.

Lucky che da cucciolo giocava con la lingua di Lupo per poi farsi ribaltare con una zampata.

Lucky che le prime volte in macchina si annodava nella rete di protezione.

Lucky che cercava di stare dietro a Lupo e poi si stancava e dovevo portarlo in spalla.

Lucky che la prima volta che vide uno dei nostri gatti se la fece addosso ma che poi imparò da loro a scavalcare una rete arrampicandosi sopra.

Lucky che non perdeva occasione di mettersi a pancia all'aria.

Lucky che non sapeva riportare la palla neanche per sbaglio.

E li ho amati entrambi.

Con tutta l'anima.

Ho adorato Lupo come il cane perfetto e quando un tumore se lo portò via prima che potesse invecchiare non ebbi il coraggio di rimanergli accanto.

Ho amato Lucky come un figlio caciarone e l'ho visto invecchiare anno dopo anno, fino al giorno in cui mio padre mi chiamò per dirmi che non si era più svegliato.

Non ho più avuto cani.

Chiunque mi conosca sa quanto adori i miei felini.

Ma non c'è stato giorno in cui quei due non mi siano mancati.

Non c'è giorno in cui non veda un cane e non pensi a loro.

Non c'è giorno in cui non ringrazi di averli avuti.

E sono passati 25 anni da quando tutto è iniziato.

Una vita.

(E accidenti a Facebook e ai ricordi, che poi scatena questo tipo di post).

Ciao bestioni.

Ciao.

 

 

 

 

 

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

6 commenti

  1. Volevo dire qualcosa di intelligente ma mi viene solo da piangere. Ciao cuccioloni.

  2. …..è ora di prenderne un altro….magari un trovatello che ti aiuti a passeggiare per milano,te che ormai sei vecchio 🙂
    oppure un flat (ma questo richiede energie e tempo)

  3. Penso al mio “piccolo” 14enne ultra coccolo e, alla sua mamma e alla sua zietta che non ci sono più e piango.
    Le tue parole le sento dentro come fossero le mie.
    Sei un poeta quando scrivi!

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