77. Due ruote

Stasera mi faccio nemica un’altra categoria di persone, dai.

Allora, amici ciclisti, parliamo un po’, volete?

Faccio una premessa doverosa: ritengo che le piste ciclabili, progettate a dovere e ben segnalate, siano un vostro diritto, qualcosa che ogni città civile dovrebbe avere e proteggere.

Penso anche che se un pedone dovesse camminare su una pista ciclabile meriterebbe qualunque genere di insulti per il rischio che fa correre a voi e a se stesso.

Sono inoltre convinto che la vostra vita sia a rischio costante a causa di tanti automobilisti e motociclisti incapaci che ci sono in giro.

In un mondo perfetto voi potreste attraversare qualunque città in modo incolume usando meravigliose piste ciclabili sempre disponibili per voi.

Però questo non è un mondo perfetto, penso concordiate.

E in un mondo non perfetto bisogna cercare di convivere e rispettare tutti le stesse regole in modo da evitare spiacevoli inconvenienti più o meno gravi.

Ad esempio.

Se non c’è pista ciclabile, voi dovete andare in strada.

Non sul marciapiede.

In strada.

Perché il marciapiede è dei pedoni e voi, lì sopra, siete pericolosi.

E, già che ci siamo, lo sapete che esiste un codice della strada che si applica anche a voi?

Tipo i sensi unici.

Il cartello dice “divieto d’accesso”, non “divieto d’accesso a eccezione dei ciclisti”.

E non mi interessa se è più comodo o veloce andare contromano, siete pericolosi.

Se io automobilista non mi aspetto che arrivi nessuno dall’altro senso rischio di prendervi in pieno.

Voi rischiate la vita. Io rischio danni, problemi, ferite e, a volte, pure la vita.

Dovete rispettare quel fottuto codice della strada.

E ancora.

Non è che visto che usate la bici e quindi siete più ecologici (di un’auto, perché il pedone non ha nulla da invidiarvi) allora potete fare quel che vi pare, sapete?

Mi è capitata una tizia andare in giro sotto i portici in zona Duomo e, beccatasi gli insulti, rispondere “eh, ma io non uso la macchina”. Neanche il cervello, direi.

Ho visto gente pedalare subito sotto un cartello che diceva “portare le bici a mano” al Mercato Metropolitano.

Ho visto tizi in darsena lasciare la bici sul pontile la sera delle lanterne, con tutto murato, fregandosene della gente che non sapeva dove mettersi. E neanche il coraggio di rispondere “è mia” a chi chiedeva di chi fosse quella bici, salvo poi cambiarle posizione (sempre ingombrante) poco dopo.

Ho visto ieri sera un ragazzo segnalare una svolta a sinistra un attimo prima di tagliare letteralmente la strada a un’auto e fare un gestaccio all’automobilista che rischiava di metterlo sotto.

E potrei andare avanti a lungo, ma la questione è semplice.

Io sono assolutamente propenso ad appoggiare qualunque vostra esigenza di sicurezza e viabilità, ma voi, gentilmente, imparate a rispettare le regole e le persone che incrociate.

Grazie.

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Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

2 commenti

  1. E se non vi buttaste ad attaversare v.le monza con il semaforo rosso, alle 22 e con vostra figlia piccola dietro di voi, sarebbe meraviglioso.

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