Una visita al Dottore

E’ veramente difficile descrivere a qualcuno che non c’era un evento come quello a cui io e Miss Pumpkin abbiamo avuto la fortuna di partecipare sabato scorso, ma ci voglio provare, fosse solo per tenerne traccia qui sopra oltre che nelle nostre foto e nei nostri ricordi.

Per capire appieno l’importanza di quella giornata bisognerebbe prima spiegare quanto Doctor Who (il Dottore, per gli amici) è importante per me e Miss Pumpkin.
Il Dottore è probabilmente la sua passione più vecchia e radicata, quando da bambina guardava spaventata e affascinata gli episodi con Tom Baker, il quarto volto dell’alieno di Gallifrey, ma è anche stato il primo terreno comune che ci ha permesso di conoscerci e condividere le nostre passioni.
E’ stato il Dottore, letteralmente, a farci conoscere ed è stata la serie del Dottore la prima che abbiamo cominciato a guardare insieme, aspettando di vederci per gustare il nuovo episodio.

Così, quando a luglio è saltata fuori la possibilità di acquistare i biglietti per le celebrazioni del cinquantennale a Londra non ci siamo posti il minimo dubbio: biglietti comprati poco prima che andassero sold-out.

Questa la premessa.
Lo svolgimento include due nerd emozionatissimi che si alzano la mattina di sabato alle 7 per essere sicuri di non fare troppa coda all’ingresso, carichi di due sacchetti di cibarie nel dubbio di non riuscire a pranzare comodamente all’interno della struttura.
Le immagini si susseguono, coi due nerd che, fatta la coda, si siedono ad ammirare un palco su cui fa bella mostra di sé un Dalek, circondati da cosplayer vestiti di Fez  o di sciarpe multicolore  (tra cui una certa Miss già citata qui sopra).
E poi i primi ospiti, il direttore degli effetti speciali, un Cybermen, qualche esplosione e le prime sorprese: l’annuncio delle persone che terranno i panel pomeridiani.
Ancora non ci credono, quei due nerd, e una volta usciti dal primo panel vagano tra scenografie e costumi, mangiano veloci un panino e scattano una foto nel Tardis, per poi tornare ai panel.
Ed ecco la prima vera emozione. I quattro Dottori “classici” sfilano sul palco e si raccontano al pubblico. Sì, incluso il Tom Baker che una certa ragazzina guardava da piccola. E quella ragazzina è lì, accanto a me, negli occhi lucidi della mia Miss Pumpkin.
E si ride, si ascolta, ci si diverte ad ammirare questi attori che hanno fatto la storia di una serie e che ci tengono a rendere omaggio a lei, ma anche ai tanti fan (siamo migliaia in quel momento davanti a loro) che sono lì per loro.
E ancora l’emozione sale.
Steven Moffat, sceneggiatore “capo” della serie.
Matt Smith, l’undicesimo Dottore, uno dei più amati, quello che a dicembre ci dirà addio.
Jenna Coleman, la nuova companion, una delle più originali e simpatiche.
Anche loro sul palco, a ridere, raccontarsi, con semplicità, con divertimento, con gioia.
Loro si divertono. Il pubblico si diverte. Il Dottore unisce tutti.
E la dolcezza di Smith che fa salire sul palco un bambino che, dopo una breve inquadratura, si era allontanato imbarazzato: a Matt Smith non piaceva averlo messo in imbarazzo e ha deciso di “farsi perdonare”; in premio si è sentito dire che i Fez fanno schifo, ma mica si può avere tutto dalla vita.

Ma la giornata continua tra acquisti, foto e tanta tanta tanta gente.
Fino alla coda più lunga, quella finale.
Tempismo e fortuna ha permesso ai due nerd di vedere la proiezione dell’episodio celebrativo dentro l’evento stesso.
La coda è lunga, stancante, ma alla fine si siedono.
E le immagini partono.
In quel momento non stanno guardano solo i due nerd.
Non stanno guardando solo le altre 6.000 persone sedute in sala.
Non stanno guardando solo tutte le persone nei cinema di Londra e nelle case britanniche.
In quel momento sono sintonizzati milioni di fan in contemporanea in tutto il mondo.
Ma a quei due nerd, a noi due, interessa solo di essere lì, in quel momento, a vivere quell’emozione insieme.
E l’episodio scorre, tra risate, avventura e commozione.
Se qualcuno ci avesse chiesto come avrebbe dovuto essere un episodio di celebrazione per una serie del genere la risposta sarebbe stata solo una: ecco, così, come ha fatto Moffat.

75 minuti trascorrono come fossero cinque.
Applaudiamo.
Ci alziamo.
Ci incamminiamo verso la metro, consci che una cosa del genere non si ripeterà mai più, che questa giornata rimarrà per sempre con noi.
Il Dottore ci ha fatti conoscere, il Dottore ci ha fatti emozionare e questa sera abbiamo festeggiato col Dottore.

Noi, quel giorno, c’eravamo.

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About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

8 commenti

  1. E’ da un po’ che non passavo a leggerti, ma… quanto mi piacciono questi racconti, davvero! Racconti di vita ed emozioni… che completo con le foto che posti e che ho occasione di vedere negli altri Social Network. Ed è sempre un piacere!

  2. Non hai bisogno che ribadisca *di nuovo* quanto vi ho invidiati, vero? 🙂

  3. Sono felice per te, vecchio mio.
    🙂

  4. Grandissimiiii!! Che invidiaaaaaaaaaaaaaaaa

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