Un semplice discorso

L’importanza che ha per me Neil Gaiman come autore e “fonte di ispirazione” dovrebbe essere chiara a chiunque passi di qua. Pochi giorni fa, zio Neil ha avuto l’occasione di tenere un discorso di laurea ai diplomati del 2012 dell’Università delle Arti di Philadelphia, un discorso che ho trovato troppo bello da non riproporre prima su Facebook e ora qui sopra.

Per fare qualcosa in più ho voluto tradurlo, così che chiunque possa goderne.

Qui trovate il filmato: http://vimeo.com/42372767

Di segiuto la traduzione, spero vi piaccia quanto a me:

Non mi sarei davvero mai aspettato di trovarmi a dare suggerimenti a gente che si sta laureando in un’istituzione di educazione superiore. Non mi sono mai laureato in un’istituzione del genere. Non mi sono mai iscritto. Scappai da scuola non appena potei, quando la prospettiva di quattro ulteriori anni di educazione obbligatoria prima di diventare lo scrittore che volevo essere divenne opprimente.

Uscii nel mondo, scrissi e diventai uno scrittore migliore man mano che scrivevo. Scrissi un po’ di più e a nessuno sembrò mai importare che stavo imparando mentre lo facevo, semplicemente leggevano ciò che scrivevo e lo pagavano, o non lo pagavano, e spesso mi commissionavano altri lavori di scrittura.

Il che mi lasciò un salutare rispetto e una certa passione per l’educazione superiore, dai quali i miei amici e la mia famiglia, che hanno frequentato Università, sono stati “curati” tempo fa.

Guardando indietro ho fatto un notevole viaggio. Non sono sicuro di poterlo definire “carriera”, perché una carriera implica che avessi qualche sorta di “piano di carriera”, cosa che non ho mai avuto. La cosa più vicina che ebbi fu una lista, stilata a quindici anni, di cose che avrei voluto fare: scrivere un romanzo, un libro per bambini, un fumetto, un film, registrare un audiolibro, scrivere un episodio di Doctor Who e così via. Non ho avuto una carriera. Ho solo fatto la cosa successiva sulla lista.

Così ho pensato di raccontarvi tutto ciò che avrei voluto sapere quando ho iniziato e qualcosa che, guardando indietro, penso di aver già saputo allora. E ho pensato di darvi anche il miglior consiglio che abbia mai ricevuto e che riuscii a non seguire affatto.

Prima di tutto: quando iniziate una carriera nelle arti non avete idea di ciò che state facendo.

E’ grandioso. La gente che sa cosa sta facendo conosce le regole e sa cos’è possibile e cosa no. Voi no. E non dovete saperlo. Le regole su ciò che è possibile e ciò che è impossibile nell’arte sono state fatti da gente che non ha mai testato i limite del possibile cercando di superarli. E voi potete.

In secondo luogo: se avete un’idea di ciò che volete fare, del motivo per cui siete stati messi qui, allora andate e fatelo.

Ed è molto più difficile di quanto suoni e, a volte alla fine, molto più semplice di quanto potreste immaginare. Perché di solito ci sono cose che dovete fare prima di arrivare dove volete essere. Io volevo scrivere fumetti, romanzi, storie e film, così diventai un giornalista, perché ai giornalisti è permesso fare domande e semplicemente andare e scoprire come funziona il mondo; inoltre per fare quelle cose dovevo scrivere e farlo bene e venivo pagato per imparare come scrivere in modo economico, fresco, a volte in situazioni avverse e rispettando le scadenze.

A volte il modo di ottenere ciò che sperate di fare sarà limpido e a volte sarà quasi impossibile decidere se state facendo il passo giusto o meno, perché dovrete bilanciare i vostri obiettivi e le vostre speranze con la necessità di mangiare, pagare i debiti, trovare lavoro, adattarvi a ciò che riuscite a ottenere.

Qualcosa che funzionò per me fu immaginare dove volevo arrivare – un autore, principalmente di fiction, di buoni libri, buoni fumetti in grado di mantenermi grazie alle mie parole – come se fosse una montagna. Una montagna lontana. Il mio traguardo.

E sapevo che finché avessi continuato a camminare verso quella montagna sarei andato bene. E quando davvero non ero sicuro su cosa fare mi fermavo e mi chiedevo se una scelta mi avrebbe avvicinato o allontanato dalla montagna. Dissi no a lavori editoriali su riviste, veri lavori che avrebbero pagato vero denaro perché sapevo che, per quanto facessero gola, avrebbero significato allontanarmi dalla montagna.  Se quelle offerte di lavoro fossero arrivate prima le avrei potute accettare, perché ai tempi mi avrebbero avvicinato alla montagna più di quanto non fossi allora.

Terzo. Quando comincerete dovreste gestire i problemi del fallimento. Avete bisogno di avere la pelle dura, di imparare che non tutti i progetti sopravvivono. La vita di un freelance, la vita di un artista, è a volte come mettere messaggi in bottiglia, su un’isola deserta, e sperare che qualcuno troverà una di quelle bottiglie, la aprirà e la leggerà per poi mettere qualcosa in un’altra bottiglia che faccia la strada di ritorno verso di voi: apprezzamento, la commissione di un lavoro, denaro, amore. E dovete accettare che potreste dover mettere un centinaio di cose in bottiglia che finiranno per tornarvi indietro.

I problemi del fallimento sono scoraggiamento, perdita di speranza, fame. Volete che tutto accada e lo volete ora e le cose vanno male. Il mio primo libro – un pezzo di giornalismo fatto per denaro e che mi aveva già finanziato una macchina per scrivere elettrica grazie agli anticipi – avrebbe dovuto essere un bestseller. Avrebbe dovuto procurarmi un sacco di denaro. Se l’editore non fosse fallito tra l’uscita della prima stampa e la pubblicazione della ristampa e prima di pagare qualunque royalty sarebbe sicuramente successo.

Scrollai le spalle, avevo ancora la mia macchina per scrivere e abbastanza soldi per pagarmi un paio di mesi d’affitto, così decisi di fare del mio meglio in futuro per non scrivere nessun libro solo per il denaro. Se non ricevi il denaro, non ti rimane nulla. Se avessi fatto dei lavori di cui fossi andato fiero e non avessi ricevuto denaro, almeno avrei avuto quei lavori.

Ogni tanto scordo quella regola e ogni volta che lo faccio l’universo di dà un bel calcio e me la ricorda. Non so se sia una caratteristica di tutti o solo mia, ma è vero che niente che abbia fatto solo per denaro sia valsa la pena, se non come esperienza negativa. Di solito finisco per non ottenere neanche il denaro. Le cose fatte perché mi emozionavano e volevo vederle esistere non mi hanno mai abbandonato e non ho mai rimpianto il tempo speso per ognuna di loro.

I problemi del fallimento sono difficili.

I problemi del successo possono esserlo ancora di più, ma nessuno vi avverte al riguardo.

Il primo problema di ogni tipo di successo, anche limitato, è l’incrollabile convinzione che la state facendo franca e che in qualunque momento vi scopriranno. E la “Sindrome dell’Impostore”, qualcosa che mia moglie Amanda ha battezzato “Polizia delle Frodi”.

Nel mio caso ero convinto che qualcuno avrebbe bussato alla porta e un uomo con una cartelletta per appunti (non ho idea perché avesse quella cartelletta, nella mia mente, ma l’aveva) sarebbe stato lì fuori a dirmi che era tutto finito, che mi avevano beccato e che ora avrei dovuto trovarmi un lavoro vero, uno che non consistesse nell’inventarmi cose, scriverle e leggere i libri che volevo. E così me ne sarei andato in silenzio e avrei trovato il tipo di lavoro dove non devi più creare nulla.

I problemi del successo. Sono reali e con un po’ di fortuna li vivrete. Il momento in cui si smette di dire sì a tutto, perché ora le bottiglie lanciate nell’oceano stanno tornando tutte indietro, e si impara a dire no.

Ho guardato chi avevo vicino, i miei amici e le persone più anziane di me e ho visto quanto erano tristi alcuni di loro: li sentivo dire che non riuscivano più a immaginare un mondo dove avrebbero potuto fare ciò che volevano, perché ora dovevano guadagnare una certa somma di denaro ogni mese per rimanere dov’erano. Non potevano fare ciò che importava e che davvero volevano e sembra una vera tragedia, tanto quanto il fallimento.

E, dopotutto, il più grande problema del successo è che il mondo cospira per farvi smettere di fare le cose che volete, perché avete successo. C’è stato un giorno in cui mi sono reso conto che ero diventato qualcuno che rispondeva alle mail e scriveva per hobby. Ho cominciato a rispondere a meno mail e fui sollevato nello scoprire che così scrivevo molto di più.

Quarto. Spero che facciate errori. Se fate errori significa che state facendo qualcosa. E gli errori in sé possono essere utili. Una volta sbagliai a scrivere Caroline in una lettera, invertendo la A e la O e pensai “Coraline sembra un nome vero…”.

E ricordate che qualunque sia il vostro campo, che siate musicisti o fotografi, pittori o cartoonist, scrittori, ballerini, designer, qualunque cosa facciate avete un qualcosa di unico. Avete l’abilità di fare arte.

E per me e per molte persone che conosco si tratta di un salvagente. Il salvagente estremo. Vi fa attraversare i bei momenti e fa attraversare gli altri.

La vita a volte è dura. Le cose vanno male, nella vita, nell’amore, negli affari, nell’amicizia, nella salute e in tutti gli altri campi in cui la vita può andar male. E quando le cose diventano dure questo è quel che dovreste fare.

Fare buona arte.

Sono serio. Vostro marito scappa con un politico? Fate buona arte. Una gamba vi viene stritolata e poi mangiata da un boa constrictor mutato? Fate buona arte. L’ufficio delle tasse vi tampina? Fate buona arte. Il gatto è esploso? Fate buona arte. Probabilmente le cose si risolveranno in qualche modo e alla fine il tempo porterà via il pungiglione, ma non importa. Fate ciò che sapete fare meglio. Fate buona arte.

Fatelo anche nei giorni positivi.

E, quinto, già che ci siete fate la vostra arte. Fate le cose che solo voi sapete fare.

La spinta, iniziando, è di copiare. Non è una brutta cosa. Molti di noi trovano la propria voce dopo aver provato a cantare come un sacco di altre persone. Ma l’unica cosa che avete che nessun altro ha siete voi. La vostra voce, la vostra mente, la vostra storia, la vostra visione. Allora scrivete e disegnate e recitate e ballate e vivete come solo voi sapete fare.

Il momento in cui sentite che, giusto per dire, state camminando per strada nudi, mostrando troppo del vostro cuore e della vostra mente e di ciò che avete dentro, mostrando troppo di voi stessi. Quello è il momento in cui state iniziando a farlo bene.

Le cose che ho fatto che hanno funzionato meglio sono quelle di cui ero meno sicuro, le storie di cui ero sicuro qualche volta hanno funzionato, ma più facilmente sono state il tipo di fallimento imbarazzante di cui la gente si riunisce per parlare fino alla fine dei tempi. Hanno sempre avuto una cosa in comune: guardando indietro, la gente sa sempre spiegare perché siano stati successi inevitabili. Mentre le creavo, io non ne avevo idea.

E ancora non ce l’ho. E dove sarebbe il divertimento nel fare qualcosa che già sapete funzionerà?

E qualche volta le cose che ho fatto davvero non hanno funzionato. Ci sono mie storie che non sono mai state ristampate. Alcune di loro non hanno mai lasciato casa mia. Ma ho imparato da loro tanto quanto ho fatto da quelle che hanno funzionato.

Sesto. Vi passerò qualche conoscenza segreta dei freelance. La conoscenza segreta è sempre buona. Ed è utile per chiunque pianifichi di creare arte per altre persone, ma anche per chi voglia fare un lavoro freelance di qualunque tipo. L’ho imparato nei comics, ma si applica anche agli altri campi. Eccola:

La gente viene assunta perché, in qualche modo, viene assunta. Nel mio caso feci qualcosa che in questo giorno sarebbe facile verificare e mi metterebbe nei guai, mentre quando iniziai – in quei giorni pre-internet – sembrò una strategia di carriera interessante: quando gli editor mi chiesero per chi avessi lavorato mentii. Elencai una manciata di riviste che suonavano interessanti, mi mostrai sicuro di me e ottenni lavori. Poi feci un punto d’onore di scrivere qualcosa per ognuna delle riviste che avevo menzionato per ottenere quel primo lavoro, così effettivamente non avevo mentito, ero solo stato cronologicamente sfasato… Ottenete lavoro in qualunque modo lo otteniate.

La gente continua a lavorare, in un mondo di freelance (e il mondo è sempre più freelance oggi), perché il suo lavoro è buono, perché è facile avere a che fare con loro e perché consegnano il lavoro in tempo. E non avete neanche bisogno di tutte e tre le cose. Due su tre va bene. La gente tollererà il vostro essere fastidiosi se il vostro lavoro è buono e consegnate in tempo. Perdoneranno i ritardi se il lavoro è buono e se andate loro a genio. E non avete neanche bisogno di essere così bravi se rispettate le scadenze ed è sempre un piacere avere a che fare con voi.

Quando ho accettato di fare questo discorso ho cercato di pensare a quale fosse il miglior consiglio ricevuto durante gli anni.

Arrivò da Stephen King vent’anni fa, all’apice del successo di Sandman. Stavo scrivendo un fumetto che la gente amava e prendeva sul serio. King aveva apprezzato Sandman e il mio romanzo con Terry Pratchett, Buona Apocalisse a Tutti, e vide la follia, le lunghe file per gli autografi, tutto e il suo consiglio fu: “E’ veramente fantastico. Dovresti godertelo.”

Non lo feci. Il miglior consiglio mai ricevuto che ignorai. Al contrario, mi preoccupavo. Mi preoccupavo della prossima scadenza, la prossima idea, la prossima storia. Non c’è stato un momento nei successivi quattordici o quindici anni in cui non stessi scrivendo qualcosa nella mia mente o pensandoci. E non mi fermai per guardarmi in giro e dire “è veramente divertente”. Vorrei essermela goduta di più. E’ stato un viaggio meraviglioso, ma ci sono parti del viaggio che ho perso perché ero troppo concentrato sulle cose che potevano andar male, su ciò che doveva arrivare dopo, piuttosto che concentrarmi sul punto in cui ero.

Penso sia stata la lezione più dura, per me: lasciarmi andare e godermi il viaggio, perché il viaggio ti porta in alcuni luoghi notevoli e inaspettati.

E qui, su questo palco, oggi, è uno di quei luoghi. (E mi sto divertendo immensamente).

A tutti i laureati di oggi: vi auguro buona fortuna. La fortuna è utile. Spesso scoprirete che più duramente lavorate e più saggiamente lo fate, più fortunati diventerete. Ma esiste la fortuna e aiuta.

Siamo in un mondo in fase di cambiamento proprio ora, se siete in un campo artistico, perché la natura della distribuzione sta cambiando, i modelli attraverso cui i creatori hanno fatto arrivare il proprio lavoro al mondo – e tenuto un tetto sulla testa e comprato qualche panino mentre lo facevano – stanno cambiando completamente. Ho parlato con gente in cima alla catena alimentare dell’editoria, della vendita di libre e in tutte quelle aree e nessuno ha idea di quale sarà il paesaggio tra due anni, figuriamoci tra dieci. I canali distributivi costruiti nell’ultimo secolo o giù di lì sono in cambiamento per editoria, artisti visivi, musicisti, per creativi di qualunque tipo.

Il che è, per certi versi, spaventoso e per altri immensamente liberatorio. Le regole, gli assunti, i vari “ora dobbiamo fare così” per far uscire il vostro lavoro e per quel che viene dopo stanno crollando. I guardiani stanno abbandonando i cancelli. Potete essere creativi a sufficienza per far vedere il vostro lavoro. YouTube e il web (e ciò che verrà dopo YouTube e il  web) possono darvi più pubblico di quanto la televisione abbia mai fatto. Le vecchie regole stanno crollando e nessuno sa quali saranno le nuove.

Quindi createvi le vostre regole.

Una persona mi ha chiesto di recente come fare qualcosa che riteneva molto difficile, in questo caso registrare un audio libro, e io le ho suggerito di far finta di essere qualcuno in grado di farlo. Non di far finta di farlo, ma di far finta di essere qualcuno in grado. Si è attaccata una nota sul muro dello studio e ha detto che è servito.

Quindi siate saggi, perché il mondo ha bisogno di saggezza, e se non potete essere saggi, fate finta di essere qualcuno che lo è e comportatevi come farebbe lui.

E ora andate e fate errori interessanti, fate errori stupefacenti, fate errori fantastici e gloriosi. Infrangete le regole. Lasciate dietro di voi un mondo più interessante perché ci siete stati voi. Fate buona arte.

 

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

11 commenti

  1. Grazie Aries, semplicemente splendido!

  2. Bello, davvero… da mettere assieme al discorso di Jobs e alla “Last Lecture” di Randy Pausch

  3. Grazie per averlo tradotto per noi, un bellissimo discorso 🙂

  4. Davvero un bel discorso. Mi sono permesso di fare un link in un mio post.
    Buona domenica.

  5. Pingback:Sali per combattere lo svenimento « L'albero del pensiero

  6. Pingback:Un 2015 ricco di … errori creativi – enerd.it

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