Fuori da un evidente destino

Ed anche il terzo libro di Faletti è stato adeguatamente divorato

Un paio di appunti iniziali: questo libro non è un thriller, o meglio, non è un thiller "classico"; chi si aspettasse di trovare lo stesso filone contenuto in "Io uccido" e, in misura minore, in "Niente di vero tranne gli occhi" rischierebbe di rimanere deluso.

Infatti se la prima opera era chiaramente ispira allo stile narrativo del suo amico Deaver e se nel secondo l’autore già cominciava a sondare un terreno almeno in parte diverso, qui la strada è quasi del tutto nuova rispetto alle origini: per capirci, di Deaver in questo romanzo non c’è traccia, il che può essere un male per chi cerca esclusivamente quel genere, ma anche un bene perché vuol dire che Faletti sta creandosi un proprio percorso in cui l’unica cosa certa è la sua enorme voglia di narrare e sperimentare.

Intendiamoci, la parte di "thrilling" puro c’è comunque, ma va velocemente in secondo piano rispetto al misticismo nativo-americano su cui il romanzo poggia ed al rispetto con cui l’autore sembra aver studiato la storia e le leggende dei Navajos.

In sostanza un libro che mi è piaciuto, anche perché Faletti ha una caratteristica che amo molto: quella di giocare con le parole, di trovare mille modi diversi per rappresentare la stessa frase, per rendere interessante da leggere anche un concetto magari banale; certo, il rischio di cadere un po’ nel virtuosismo c’è ed ogni tanto gli capita sicuramente, ma è secondo me un peccato veniale rispetto al risultato complessivo.

Complessivamente un buon libro, a cui forse ho preferito lievemente il secondo, ma che mi ha portato per mano in un mondo narrativo nuovo e decisamente gradevole.

Lo consiglio a chiunque abbia voglia di leggere una storia in cui la scoperta dell’assassino non sia la cosa più importante rispetto piuttosto al retaggio delle persone ed alla voglia (o alla paura) di conoscere se stessi, lo consiglio a chi abbia voglia di perdersi in descrizione dettagliate ed in periodi narrativi magari indiretti ma sicuramente evocativi, lo sconsiglio a chi cerca una lettura "secca", l’ennesima copia dell’irraggiungibile Deaver o semplicemente un clone del primo romanzo.

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Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

2 commenti

  1. Mi hai fatto venire voglia di leggerlo. 🙂

  2. Cavoli, ora mi sento responsabile! 😀

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