Colonizzazione Fase 4

A volte è proprio vero che attendere tanto di vedere, fare, leggere qualcosa può portare a non gustarsela appieno: sarà l’aspettativa, sarà la curiosità, sarà quel che volete, ma effettivamente può capitare.

Per me è stato così con l’ultimo volume della seconda saga dell’Invasione scritta da Harry Turtledove.

Facciamo qualche premessa, però.

La saga dell’Invasione è iniziata diversi anni fa come ciclo di quattro volumi di circa 800 pagine l’uno incentrati su una vicenda ipotetica: cosa sarebbe successo se durante la Seconda Guerra Mondiale fosse arrivata sulla terra un’invasione aliena? E come sarebbe andata se la razza aliena fosse stata costituita da rettili evoluti che si aspettavano di trovare sul nostro pianeta una popolazione ancora arretrata al medioevo?

L’autore scrisse un ciclo assolutamente affascinante, realistico (per quanto possa esserlo la fantascienza, ovviamente) ed intrigante: la capacità di mescolare personaggi inventati a uomini realmente esistiti ha reso dell’intera opera un gioiellino da gustare.

L’invasione, dicevo, durà quattro volumi.

Poi venne il ciclo della Colonizzazione, ambientato vent’anni dopo in un mondo ancora diviso tra umani e rettili: un mondo in cui sbarca finalmente la flotta di Colonizzazione che si trova davanti un mondo assolutamente non ancora conquistato e ben lungi dall’arrendersi.

Affascinante anche in questo caso lo svolgersi delle vicende, la volontà di Turtledove di dare una visione d’insieme del tutto, di mostrare i vari punti di vista di umani (siano essi Statunitensi, Nazisti, Giapponesi o Sovietici) e Rettili.

Questo fino al terzo volume, con cui il ciclo è rimasto in sospeso per diversi anni.

Il quarto è spiazzante.

Non solo perché non è facile ripendere in mano una saga dopo tanti anni, ma perché il cambio di rotta che l’autore aveva iniziato a seminare nel terzo volume prende sì forma, ma rimanendo più debole rispetto ai capitoli precedenti.

Gli umani riescono a creare un’astronave per raggiungere Patria, il pianeta della Razza (i rettili), pur dovendo ricorrere all’ibernazione dei viaggiatori; questa piega comporta una drastica riduzione nel numero dei protagonisti ed una serie di paradossi temporali che, dopo un po’, diventano indigesti.

Ma il problema maggiore è, purtroppo, rappresentato dalla lentezza della narrazione: 800 pagine che avrebbero potuto tranquillamente essere compresse della metà, con situazioni che alla lunga diventano ripetitive.

Intendiamoci, la conclusione di un ciclo come questo è comunque importante e gradevole, ma il sapore che mi ha lasciato in bocca è stata più quello di un romanzo di transizione che di un’epica fine.

La sufficienza c’è sicuramente, ma speravo davvero in molto di più

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