Grazie, papà 

A volte vorrei essere esattamente la persona che crede mio padre.

Vorrei essere egoista, menefreghista, arrogante e supponente.

Sì, mi piacerebbe un sacco esserlo, almeno con lui.

Perché forse così non mi incazzerei a questo modo ogni volta che ne inventa una nuova da tirarmi addosso.

Perché forse in questo modo non mi imbestialirei pensando a quanto male mi sono fatto per diversi anni per reagire anche per lui al dolore che ci accomunava ed a quanto ho dovuto pagare per questo.

Perché forse riuscirei a farmi scorrere addosso gli attacchi della persona che dovrebbe conoscermi più di tutte e che invece mostra sempre più di essere quello che mi conosce meno.

Perché magari riuscirei a non pensare al fatto che, comunque vada, ogni cosa che faccio o che non faccio è per lui SICURAMENTE per un motivo nascosto o per qualche tornaconto.

Perché forse… solo forse… riuscirei a non soffrire ogni volta che mi rendo conto che l’ultimo genitore che mi è rimasto probabilmente non imparerà mai a capire, conoscere e stimare la persona che sono diventato e forse, sempre forse, riuscirei a non sentirmi in colpa ogni volta che mi ripeto che potrebbe valerne la pena starmene definitivamente per i fatti miei.

Grazie papà, ti voglio bene anch’io.

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare.
Finché osserverò continuerò ad imparare.
Finché imparerò continuerò a crescere.
Finché crescerò continuerò a vivere.

13 commenti

  1. hai ragione, a volte sarebbe bello sentire di poter contare sul genitore per “rifugiarsi” un po’ dalle continue aggressioni del mondo… ci si aspetterebbe di avere a che fare con persone posate, mature ed invece poi da sempre quelli maturi, quelli forti dobbiamo essere noi. cerca di perdonare. anche se è dura, cerca di accettarlo per com’è. a modo suo ti ama anche se non sa dimostrartelo come tu vorresti.

    con affetto

  2. i genitori non si scelgono ti capitano..e così i figli….io sono figlia e madre .Ho perso mio padre poco tempo fa e sono stata felice di avergli detto sempre cosa pensavo di lui nel bene e nel male…perchè dopo è troppo tardi…

    mi piace molto il tuo blog perchè mi piace ciò che scrivi…ciao

  3. @glasss: hai perfettamente ragione ed è quel che cerco di fare ogni giorno… ma a volte fa veramente troppo male e vien da chiedere chi è il figlio e chi il padre.

    Grazie mille… l’affetto è ricambiato 🙂

    @monika: ho cercato talmente tante volte di parlargli che le ho scordate, ma ormai io parlo dicendo “a” e lui sente “z”, sempre e comunque… e so cosa vuoi dire, purtroppo ho perso mia madre 10 anni fa e rimpiango ancora di non averle potuto dire addio, ecco perché resisto ancora, sempre e comunque, nonostante il male che mi faccia certe volte.

    Grazie mille dei complimenti, torna a trovarmi tutte le volte che vuoi 🙂

  4. Sai Aries credo che il problema di fondo stia molto nell’educazione che i nostri padri hanno ricevuto, un educazione che li ha costretti a diventare chiusi in se stessi, “perchè l’uomo deve essere forte” e non aperti al mondo per quanto vogliano credere di esserlo, poichè essere aperti e capire spesso può essere visot come una mancanza di carattere.

    Un abbraccio perchè queste piccole ferite sono come quelle che ti fai con la carta: dolorosissime e lente da guarire.

  5. Laura, può darsi che tu abbia ragione, ma non so: per anni da ragazzo l’ho guardato con stima ed affetto, poi col tempo è diventato ciò che è tutt’ora e che va peggiorando di anno in anno. Età ? Educazione? Non lo so e, onestamente, inizia a non importarmi più, perché quando c’è stato da essere forti ho dovuto esserlo io per entrambi e neanche questo ha importato qualcosa… il rispetto è legato alla persona, non all’età  od al ruolo che la biologia ti ha assegnato.

    Hai ragione, sono lente e dolore, senza dubbio.

    Grazie per l’abbraccio

  6. In questo lento viaggio che è la vita mi sono trovato spesso ad essere più forte di chi doveva esserlo e più debole di chi poteva esserlo.

    Credo che faccia parte della bellezza della vita il non essere affatto scontata.

    Non mi azzardo a darti consigli: ognuno ha la sua esperienza e molto raramente credo che le esperienze siano esattamente trasferibili. Solo una cosa mi sento di dirti: finché puoi, cerca di “godertelo” il tuo papà , anche quando ti esaspera. Non credo che te ne pentirai.

    Un abbraccio da chi ormai da 8 anni non ha più nessuno da chiamare “papà “, se non nei ricordi.

  7. @fully: grazie dell’intervento. Come detto è proprio per il motivo che dici che cerco, nonostante tutte le arrabbiature, a mantenere un rapporto che a volte mi sembra quasi impossibile. La tua perdita io l’ho vissuta con mia madre… so bene cosa vuol dire, purtroppo…

  8. Non ho mai messo in dubbio questo… ma puoi voler bene ad una persona e farle comunque un male dell’anima nonostante tutto e, per quanto mi riguarda, quel male può bruciare ancora di più proprio perché fatto da qualcuno che, a modo suo, ti vuole bene.

  9. Sui rapporti tormentati padre-figlio/a preferisco non entrare perchè per me è un terreno minato.Prova solo a pensare quante volte ho scritto la parola “padre” sul mio blog.Puglietto scusa se mi permetto,ma questa “scusa” del voler bene non la accetto. Proprio perchè quell’uomo dovrebbe amarti come la sua stessa vita, una delusione(mille delusioni) da parte sua brucia più del sale su una ferita.E quel che è peggio, brucerà  per sempre.

  10. Grazie, lostris, hai espresso alla perfezione quel che volevo dire e mi spiace che tu debba dirlo per esperienza diretta.

    Un abbraccio forte.

  11. @lostris. Che la ferita bruci è fuor di dubbio, e anche sul perché sono d’accordo: perché ci si aspetta che chi ti ama sia proprio quello che non “deve” ferirti.

    Tutto giusto. Se non fosse che anche i padri sono esseri umani e perciò soggetti ad una montagna di errori, come tutti. E noi, loro figli, non saremmo i più indicati a saperli perdonare?

  12. @fully: non posso parlare per lostris, ma per me sì. Se non sapessi perdonare, per il carattere che ho, avrei chiuso i ponti da tempo. Il mio continuare a chiamarlo ogni sera, a raccontargli quel che faccio, a renderlo comunque partecipe sono tutte esternazioni del mio continuo volerlo perdonare. Ciò non toglie, però, che il male si senta e forte…

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