Lezioni di umiltà 

A volte la comicità di alcune situazioni è quasi surreale.
Oggi ho avuto un breve scambio di mail (anche piuttosto tranquillo) col solito cliente arrogante: dopo che questi ha segnalato un presunto malfunzionamento di un sofware (che usa da un anno, teniamone conto, e che non è mai stato modificato da allora) ho risposto che avrei verificato mercoledì (quando sarò lì) e che non era detto il problema fosse (appunto) nel software.

Finita lì? Già, come no…

Ricevo una mail di una riga in cui mi si risponde che ci vorrebbe più umiltà per far funzionare meglio i miei programmi.

Più umiltà.

Più umiltà.

Ok, mi dite dove sono le telecamere di Candid Camera? No, perché non può essere vero che nostrosignoredegliarroganti inneggi all’umiltà. Non posso credere che la persona che ha fatto della mancanza di considerazione altrui e dell’insulto neanche troppo velato una ragione di vita venga a dire a ME di essere umile. Non posso credere che Mister "figliodipapàconlapappaprontaedifilmpornosulpcdelladitta" dica al sottoscritto, con dieci anni di lavoro nel campo e tanta gavetta sulle spalle che dovrebbe essere più umile. Quale luogo comune e/o proverbio scomodiamo? La trave e la pagliuzza o il Toro che dà del cornuto all’asino? Scegliete voi…

La mia reazione? Sweetie era convinta che l’avrei mandato definitivamente in luoghi più adatti a lui, ma ho preferito essere molto più di classe: ho risposto che quella che lui chiama mancanza di umiltà io la chiamo saper fare il mio lavoro e che, dopo dieci anni di esperienza, penso di potermelo permettere.

Ovviamente in copia c’è il mio referente, quello che realmente mi paga le fatture.

E se non è una lezione di umiltà questa…

 

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Finché potrò continuerò ad osservare.
Finché osserverò continuerò ad imparare.
Finché imparerò continuerò a crescere.
Finché crescerò continuerò a vivere.

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