Strane situazioni…

In questi ultimi giorni ho avuto modo di (ri)assistere ad alcune "classiche" scene messe tipicamente in atto da alcune persone un po’ avanti con gli anni che mi portano sempre a chiedermi "perché?".

Situazione n. 1 – "L’amico ritrovato"
un parente (che può essere genitore, nonno o zio) vi chiama: "Vieni qui! C’è una sorpresa".
Voi, un po’ preoccupati da ciò che potreste incontrare, vi avvicinate e vi trovate davanti uno sconosciuto.
Il parente: "Hai visto chi c’è?"
In quel momento il vostro sguardo va in loop alla ricerca di informazioni di qualunque tipo che possano fornire indizi sull’identità dell’individuo lì di fronte, al momento più misteriosa dell’assassino di un romanzo di Deaver, e mentre voi abbozzate un sorriso di forma che somiglia più ad una paresi, ecco che il parente (accidenti a lui) incalza: "Ma possibile che non lo riconosci? Ma se eravate così amici?".
Ora le possibilità non sono molte:

  1. vi siete improvvisamente rincoglioniti e la maggior parte delle vostre cellule neurali si sono trasformate in un omogeneizzato per bambini… certo, la cosa non è impossibile, ma così di botto?
  2. siete vittima di candid camera e state già meditando di non fornire la liberatoria a meno di non venire adeguatamente ricompensati
  3. il famoso "amico" era il vostro vicino di culla all’ospedale e la tanto decantata amicizia consisteva nel riuscire a piangere in coro per due ore consecutive senza mai sbagliare tonalità

Di solito, manco a dirlo, la risposta giusta è l’ultima e voi vi trovate lì, come un idiota, non solo a non sapere cosa dire ma a domandarvi se sia più educato dire "scusa, non mi ricordo proprio chi sei" col rischio di ulteriori insistenze da parte del parente oppure "ma certo, come potrei mai dimenticarmi quei meravigliosi pianti corali", mettendo in dubbio la vostra sanità mentale.

Ed in tutto ciò una sola cosa vi consola: vedete negli occhi dell’altra persona, del presunto amico, lo stesso, vostro identico sguardo che vi scruta e si domanda "ma chi razzo è questo?".

Situazione n. 2 – I bambini

Vi capita mai di vedere un adulto (solitamente avanti con gli anni) alle prese con un bambino?
Certe volte è VERAMENTE imbarazzante.
Se il bambino è ancora incapace di esprimersi verbalmente allora il presunto adulto inizia uno spettacolino composto di monosillabi e/o domande idiote, pensando che il pargolo di diverta un mondo, quando dallo sguardo del poverino sono evidenti i pensieri che attraversano quel cervellino ancora così sensibile.
Un dialogo parlato/pensato che può suonare all’incirca così:

– Adulto: "cuccicuccicù"
– Bimbo:
"Prego?"
– A: "puccipuccipà"
– B:
"mi scusi. io no parlo sua lingua."
– A: "ma di chi sono queste belle manine? eh? di chi sono?"
– B:
"oh beota, sono attaccate alle  mie braccia, di chi vuoi che siano, eh? Meglio essere condiscendenti, va…"
– A: "mangia tanta pappa che poi diventi come me"
– B: "ok, quasi quasi inizio uno sciopero della fame, tanto per sicurezza"

Se invece il bambino ha intorno ai tre anni e, per pura sfiga, viene accompagnato in giro da un genitore o un nonno che incontrano un loro conoscente la cosa diventa surreale: il conoscente fa la domanda (sempre con tono un po’ idiota) al bimbo ed immediatamente dopo risponde INEVITABILMENTE il parente.
Giusto ieri, al pronto soccorso, la scena che mi si è presentata è stata quella di un uomo di una settantina d’anni che faceva domande ad un bimbo di 3 anni lì con la nonna:

– U: "Ma come ti chiami, eh, bel bimbo?"
– N: "Diglielo come ti chiami, dai… <<Mi chiamo Mirko>>"
– U: "Che bel nome e quanti anni hai?"
– N: "Diglielo quanti ne hai, dai… <<Ne ho 3>>"
– U: "E vai all’asilo, eh? Vai all’asilo?"
– N: "Su, rispondi al signore, dai… <<Ci andrò da settembre>>"

Ed il bimbo, nel frattempo, lanciava sguardi che andavano dal "ma farti un po’ i fatti tuoi, no?" al "aiuto, la nonna è posseduta!!!".

Richiesta formale: se mai chi mi conosce dovesse vedermi agire come in una delle situazioni citate, per favore, ABBATTETEMI! Grazie.

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare.
Finché osserverò continuerò ad imparare.
Finché imparerò continuerò a crescere.
Finché crescerò continuerò a vivere.

8 commenti

  1. utente anonimo

    Sei un genio!Ti voglio a zelig,finalmente ci sarebbe qualcuno che fa ridere sul serio 😉

    Wolviesix

  2. Beh, effettivamente lo zelig è a due passi da casa mia… quasi quasi… ok, la pianto #^___^#

    Grazie mille!

  3. utente anonimo

    Grazie. Nelle mie ultime giornate di merda, questo tuo blog è una ventata di buonumore, che davvero mi serve.

    Sei un genio.

    Tora

  4. “Non un genio, solo un po’ sopra la media”… vediamo se riconosci la citazione 😉

    Idiozie a parte: grazie a te per le tue parole, se questo blog serve anche soltanto a distrarre qualcuno (ed in particolare un caro amico) dai propri scazzi, allora ne vale realmente la pena.

    Grazie di cuore, mon ami.

  5. utente anonimo

    A proposito di dialoghi (?!?!) irreali fra adulti e bambini piccolissimi… in questi giorni un mio collega è diventato papà . Siamo tutti un po’ su di giri e sì, ci sentiamo tutti un po’ zii. A volta capita di assistere a delle scene raccapriccianti però: uomini, adulti, maturi, istruiti, in carriera, distinti che fanno “puccipù” davanti ad una fotografia! Roba da matti! ;-)))))

    Noemi

  6. Ecco, lo vedi che è un teorema? :-)))) Tu quoque!!! :-))))

  7. utente anonimo

    ho riso come una deficiente…

    troppo vero comunque, io mi imbarazzo quando mia zia fa cose del genere con me presente (non rivolta a me ovviamente)

    sage

  8. E’ quello il dramma… la verità  della cosa 😉

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