Riassunto e deduzioni

Sveglia alle 6.40, ma Stitch, percependola, ben pensa di vomitare una palla di pelo alle 3.00.

Due ore e quaranta minuti di treno.

Riunione fissata per le 11.15, ma tra “scusate, un attimo siamo in ritardo” si fanno le 12.30.

Uno dei partecipanti (su sei totali, di cui io e un’altra persona arrivati da Milano) non è presente, ma è in conf call da Milano.

Durata della riunione: un’ora.

Risultato della riunione: bene, vediamoci settimana prossima per un’altra.

Tentativo di cambio treno per partire prima che porta a prendere uno che parte un’ora e mezza prima per arrivare mezz’ora prima, da Frecciabianca al carro bestiamo dell’intercity.

Al bar della stazione il panino che volevo (e l’unico di due che avrei potuto mangiare) mi viene fregato da una mamma di merda che ci è passata davanti. Mi ritrovo a mangiare un mini panino in cui pomodoro e mozzarella sono più un’ipotesi che un dato di fatto.

Dopo un’ora e quarantacinque minuti in uno scompartimento che mi fa ricordare (senza che ne avessi voglia) i viaggi in Calabria di quando avevo otto anni e in cui mi rendo conto che avere le gambe a volte può essere un grosso problema logistico, si scopre che il frecciarossa di coincidenza è in ritardo di 45 minuti.

Nell’attesa prendo un gelato al bar che, data la consistenza, sarebbe più utilizzabile come mattone o arma contundente. Incredibilmente mi salvo i denti.

Rientro infine a casa alle 19.46 dopo esserne uscito alle 7.20. Ad attendermi (perché intanto il cellulare, in risparmio energetico, non aveva scaricato la posta) mail irritanti e Stitch che si lamenta perché me ne sono stato fuori tutto il giorno.

Per oggi anche vaffanculo, eh?

Cosa celebri oggi?
Ho letto parecchio e domani dovrebbe arrivarmi il cellulare nuovo. Facciamocelo bastare.

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Chi non muore…

Ogni tanto lui torna a farsi sentire.
Ieri.
– Salve, guardi, siccome dovrò cambiare cellulare (Sì, lui cambia ogni volta che esce un nuovo Iphone. Strano, eh? NdA) volevo fare il backup, mi ricorda come fare?
Prima di proseguire: fare backup con un Iphone significa collegarlo ad Itunes. Stop. Se proprio, c’è un pulsante che dice “Fai backup adesso”. Questo per capirci sulla difficoltà del compito.
Cerco di spiegarglielo, evitando ove possibile toni supponenti, impresa non facile.
– Ah, quindi basta fare così? No, perché sa, l’altra volta ho perso tutti i dati e non vorrei succedesse di nuovo.
– L’altra volta ha perso tutti i dati perché, quando ha collegato il nuovo cellulare ha cliccato su “Backup” invece di “Ripristina” e le ha sovrascritto il vecchio backup.
– Ah, dice che è solo per quello?
– Sono ragionevolmente sicuro di sì. (sai, se non fai il backup del dispositivo giusto succede che tu possa non avere i dati giusto. NdA).

Oggi.
– Vorrei cambiare il computer, ne vorrei sempre uno compact (che sarebbe All In One, NdA). Mi fa un preventivo?
– Beh, mi dice che dimensioni di schermo vorrebbe? Giusto per darmi qualche indicazione.
– Quello vecchio va bene.
– Sì, ma non ricordo che dimensioni ha, me le fa avere?
– Eh, ma adesso sono in macchina, però sicuramente ce le ha sulla fattura.
– Sig. xxx, quel computer gliel’ho venduto più di quattro anni fa, direi che cercare i dati sulla fattura non mi risulta proprio immediato.
– Ah. Ok, allora le mando una mail.
– Ecco, bravo.

No, non mi mancava.

Cosa celebri oggi?
Che non si fa sentire così spesso, siano ringraziate le divinità varie.

 

 

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21

Ventun’anni sono tanti.
Ci sono persone che conosco che sono poco più vecchie, per dire.

Ventun’anni sono letteralmente una vita e quando rappresentano parte della tua, quasi metà della tua, le proporzioni e i tempi e le lontananze si fanno ben più evidenti.

Ventun’anni oggi, o meglio, la notte scorsa.

È strano, sai? Ricordo praticamente tutto di quella sera. Cosa stavo leggendo, dove mi trovavo quando babbo rientrò in casa disperato, cosa feci le ore dopo; ricordo cosa feci la mattina precedente, l’ultima volta che venni in ospedale.

Ma i giorno precedenti e quelli successivi sono ormai una nebbia, così come nebbia sono le emozioni legate a quando c’eri. Ho i ricordi, nessuno può levarmi quelli, se non la vecchiaia che avanza, ma le emozioni, quelle si dissolvono piano piano e finisci per ricordare come se ricordassi un film.

So che mi manchi, certo, ma mi manchi a prescindere: mi manchi perché mi sei mancata per ventun’anni, mi manche perché sei mancata a quel ventiduenne, ma questo quarantatreenne sa solo che non ci sei stata per buona parte della sua vita.

Tu non lo conosci, lui non ti conosce più.

Sono mancanze croniche, che diventano dati di fatto, che si fondono nella tua vita e non sai più distinguere il fatto che non per tutti è così, che c’è chi non ha perso sua madre a ventidue anni, chi non ha trascorso senza di lei buona parte della sua vita.

Tante parole per dire che la tua assenza si sente ogni giorno eppure non saprei immaginare una vita con la tua presenza e questo, tra tutto, è forse il torto maggiore che può farti la perdita di chi ami, quello da cui non ti riprenderai mai del tutto.

Ma manchi.

Lo dico ogni anno perché è vero: so che litigheremmo e probabilmente ci scanneremmo in molti momenti, così come so che probabilmente non sarei ciò che sono se non avessi imparato a camminare da solo da quando non ci sei più, ma manchi.

Non potrebbe essere altrimenti, neanche ventun’anni dopo.

Cosa celebri oggi?
Il sapersi rialzare. Anche dopo i peggiori dolori. Per se stessi e per chi non c’è più.

Sempre.

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Blumun

Era il 1993 e il professor Roberto Vecchioni aveva 50 anni, una di quelle età in cui qualche bilancio sulla tua vita inizi a farlo. Ti guardi indietro e vedi, con ragionevole certezza, più anni di quelli che hai davanti e ti chiedi se li hai vissuti appieno, se hai rimpianti, rimorsi, cosa che avresti voluto fare e non hai fatto, cosa che non avresti dovuto fare, cuori lasciati indietro.

Siccome il professore non è da meno, nell’album Blumùn che uscì proprio quell’anno, pubblicò la canzone omonima che mette nero su bianco e avvolti da note questi pensieri.

Blumùn è un dialogo con un Dio la cui voce è quella di Gene Gnocchi, un Dio che guarda Vecchioni e gli dice che l’uomo gli sta rubando anni dopo anni e lui continua a permetterglielo perché in fondo gli sta simpatico e gli piace vederlo interagire sulla terra; Vecchioni gli risponde che sì, lo sa bene di aver rubato anni che forse non gli spettavano più che ad altri, di rendersi conto della propria fortuna, ma anche di sapere che ora ha finalmente un po’ di quella felicità che ha sempre cercato.

“Sono un uomo felice, lo confesso”, dice quasi ci fosse un po’ da vergognarsene, ma allo stesso tempo dice di aver bruciato gli anni da incosciente, gustandoseli e riempiendoli il più possibile.

Solo che, sai cosa c’è Dio?, che in questo momento ho ancora tanti di quegli amori di ogni tipo, che non mi sembra carino salutarli, per cui magari aspetta ancora un po’, che dici?

E poi, quando arriverà quel giorno, a me basta che mi metti accanto a chi ho amato qui. Però, se puoi, lasciami un buco, una finestrella da cui guardare giù che io, a questo mondo, sono proprio affezionato.

È il mio mondo.

Ecco, Blumùn è una canzone che ama la vita in ogni forma, anche la sua caducità, e proprio per questo la celebra con allegria, con la consapevolezza della sua bellezza e dell’importanza di godere di ciò che si ha oggi, più che di soffrire per ciò che non si ha più o non si ha mai avuto.

Una consapevolezza splendida eppure tanto difficile da raggiungere, da ascoltare e ammirare con un obiettivo più che come qualcosa già nelle proprie mani, almeno per quanto mi riguarda.

Un piccolo regalo. 

Una luna azzurra, ma un po’ cialtrona.

Buon ascolto (e, come sempre, la trovate poi in futuro in radio blog).

(Nel video l’intro non è presente, per cui vi consiglio di ascoltarla in versione completa da qui sotto).

Vecchioni, Vecchioni…

gia’ il nome che hai avuto in sorte,

Vecchioni… ma non ti dice niente?

E continui a rubarmi giorno dopo giorno

anno dopo anno…

e io a concederteli questi anni e sai perché?

Ogni anno che passa, mi piace vedere la tua faccia

da viaggiatore di commercio che ha scoperto

al casello che c’e’ lo sciopero e non si paga

e fa la faccia seria ma dentro …ride

 

E non mi dire piu’ niente, sì lo so;

che ti ho fregato sugli anni, se lo so!

Ma gli anni io li ho amati da incosciente,

ad uno ad uno senza preferenze:

e ridarteli indietro brucia un po’.

 

Non rimpiango le cose che non ho, ho no,

sono molte, molte di piu’ quelle che ho;

da viaggiatore di malinconie

mi trovo a corto di furfanterie:

le stelle della mia sera sono mie

 

Blumun, evanescente Blumun blu

Blumun, un po’ invadente Blumun blu

Blumun, Blumun blu

 

Questa luna nel cielo sembra panna,

che voglia di una lontana ninna nanna

Ho tanti amori, tanti figli addosso

che pare brutto salutarli adesso:

sono un uomo felice lo confesso.
 

I marinai che se ne vanno via

non hanno limiti di nostalgia:

vado nella mia sera perché è mia

 

Blumun, è la mia sera, Blumun blu

Blumun, è la mia vita, Blumun blu,

Blumun, Blumun blu.

Blumun, a luci spente, Blumun blu,

Blumun, dolore niente, Blumun blu,

Blumun, Blumun blu

 

Quando ci vedremo

(spero tardi, e non m’importa come),

mettimi in un posto con la donna

e con gli amici miei;

lasciami un buco per guardare in fondo,

vorrei vedere qualche volta il mondo, il mio mondo…

 

Blumnu, ti voglio bene, Blumun blu,

Blumun, ti voglio bene, Blumun blu,

Blumun, Blumun blu.

 

Blumun, ho tanto sonno, Blumun blu

Blumun, in questo sogno, Blumun blu,

Blumun, Blumun blu.

 

Ma non ti sei mai chiesto Roberto

se questi nuovi anni li hai avuti come premio?

Ma io credo che capirai tutto davvero,

soltanto all’ultimo pezzo

quando la mano dell’ultimo amico

o dell’ultima donna ti sfiorera’

appena per salutarti

Cosa celebri oggi?
Il poter dire “sì, ho avuto molto, ho vissuto molto, sono felice”.
Un obiettivo a cui non dimenticare mai di aspirare.

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Di nuove possibilità

Se ieri il blog è rimasto silenzioso causa trasferta finita troppo tardi, oggi funge quasi esclusivamente da megafono per una piccola ma per me grande novità.

Da un po’ di tempo ormai stavo accarezzando l’idea di uscire dalla comfort zone di questo spazio per affrontare anche altri luoghi virtuali: il blog, che amo come parte di me, ha ormai una sua identità definita anche se sempre in evoluzione e un pubblico (se così si può chiamare) che bene o male mi conosce o sta conoscendomi.

Ma il buon Zio Neil, nel suo splendido speech “Make Good Art”, disse che per inseguire un sogno bisogna ogni volta fare scelte che, anche se solo di un passo, avvicinino a quel sogno: se il mio sogno è scrivere il più possibile per essere letto, allora il pubblico che mi legge deve in qualche modo aumentare.

È stato per questo che quando, qualche tempo fa, lessi che un sito di recensioni televisive da me apprezzato cercava nuovi collaboratori, la pulce si è infilata prepotentemente nel mio orecchio. C’era lo scrupolo di non riuscire a stare dietro alla cosa, oltre ovviamente al timore di mettermi in gioco, ma l’idea comunque scavava finché, dopo aver pubblicato qui sopra la recensione di The Handmaid’s Tale, ho pensato di proporla anche alla redazione, per vedere se fosse di loro gradimento: dopo qualche lavoro di integrazione, alla fine è stata pubblicata e, nel contempo, abbiamo convenuto di provare a collaborare regolarmente, entrando di fatto nella redazione stessa.

È tutto nuovo, non so esattamente da quando inizierò a pubblicamente ma non sarà più di una o due volte la settimana, dato che questo blog deve continuare a vivere, che devo lavorare, campare e (sì, continuo a ripeterlo, anche per sbloccarmi) lavorare al romanzo, ma è una grande novità e sono curioso di vedere come andrà.

Ovviamente qui metterò il link ogni volta che un articolo verrà pubblicato in quella sede.

Il sito in questione si chiama Serialfreaks e il mio primo articolo si trova qui.

Ci si vede anche di là, ok?

Cosa celebri oggi?
Le nuove sfide, le nuove possibilità, la voglia di affrontarle e di viverle appieno.

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