I clienti

Chi lavora in proprio come me da alcuni anni (ma anche chi sta a contatto col pubblico) impara bene col tempo a classificare la clientela con cui viene in contatto: confrontandomi con altri, mi sono reso conto che le categorie sono quasi sempre quelle, magari semplicemente adattate in base all’ambito lavorativo, per cui ho pensato di provare a fare un giochino ed a elencarle, partendo dal presupposto che mi riferisco all’ambito informatico che ben conosco.

  1. Il cliente impedito e conscio di esserlo: a colpo d’occhio potrebbe sembrare il non plus ultra dell’utente, quello che comunque vada si rivolgerà a te come salvatore della sua macchina misteriosa e ti potrà condurre verso la beatificazione informatica… e potrebbe anche essere così se non ci fosse il rovescio della medaglia: il cliente impedito ti chiamerà SEMPRE. E quando scrivo sempre lo intendo letteralmente:
    E’ sparito l’audio al pc? Arriva la telefonata per chiedertene il motivo (salvo poi scoprire che aveva disattivato l’audio).
    Vuole comprare della carta? Altra telefonata perché così è più comodo che ad andare al centro commerciale (non badiamo che spenderebbe molto meno in quel caso…)
    Vuole installarsi un gioco? Si telefona al consulente, lascia perdere che è Ferragosto a mezzogiono
    Non sa che pantaloni mettersi? Ma sì, chiamiamo il consulente informatico, magari lui un’idea ce l’ha…

    Ovviamente questo comporta che le (pochissime) volte in cui i problemi che si trova ad avere sono realmente seri li si prendono sottogamba dati i precedenti: un po’ come la favola di Pierino ed il lupo, no?
    Si potrebbe pensare che questo tipo di cliente sia molto remunerativo: niente di più lontano dalla verità! Il cliente impedito, proprio perché tale, spera che gli si risolvano i problemi possibilmente a costo zero o quasi ed ovviamente in un tempo che neanche Flash (il velocista dei fumetti) riuscirebbe a battere.
    Da valutare se tenerlo per bontà d’animo o meno.

  2. Il cliente consapevole: è l’esatto opposto dell’impedito. Di solito si tratta di qualcuno che lavora nello stesso ramo od in un ambiente simile e quindi SA il tipo di lavoro e di costi che ci possono essere per vari lavori; può trattarsi dell’EDP di una azienda medio/grande o più semplicemente di un responsaibile più sveglio della media, fatto sta che è un piacere lavorare con un soggetto del genere e se ne capita uno bisogna tenerselo stretto e coccolarlo più di un animale in via di estinzione.

  3. Il cliente privato: appartengono a questa categoria sia i privati veri e propri (quelli che non hanno partita iva, per capirci) sia alcune azienda a conduzione familiare. Sono un incubo. L’ultimo che mi è capitato mi ha fatto dannare un mese con 5 preventivi di fila per comprare due pc e si è impuntato ad un certo punto perché voleva essere sicuro che pc e monitor fossero dello stesso colore!  Dopo aver spiegato non so quante che comprando in un magazzino non è possibile far aprire le scatole per vedere il colore della merce (già lo immagino il mio fornitore….) e che se la differenza cromatica non fosse stata di suo gradimento non avrei sicuramente potuto prendere le macchine indietro mi sono trovato a costretto a dirgli che se gli stava bene era così, altrimenti poteva andare in un centro commerciale e rompere l’anima a loro…. Ovviamente i pc ha finito per comprarli da me, valla a capire la gente…
    Oltre all’esempio già descritto (e ce ne sarebbero mille altri così) il VERO grosso problema è che clienti del genere fanno guadagnare (se va bene) due o trecento euro in un anno ma sembrano convinti di aver dato da mangiare a questo informatico morto di fame per almeno sei o sette mesi, con relative rotture di attributi periodiche e frequenti.
    Categoria da perdere, se possibile

  4. Il cliente ragionevole: possiamo immaginarlo come una sottocategoria del cliente consapevole. La differenza sta nel fatto che il "ragionevole" non conosce bene il campo e quindi si affida al consulente in maniera quasi totale fidandosi in maniera adeguata dei suggerimenti ricevuti. E’ un buon cliente, da tenere adeguatamente da conto: certo, può capitare che sbrocchi in situazioni d’emergenza, ma la maggior parte delle volte lavorarci sarà un piacere ed una soddisfazione.

  5. Il cliente arrogante: penso sia il peggior in assoluto. Di solito non conosce assolutamente nulla del campo lavorativo del consulente, ma è convinto di saperne quasi quanto lui con risultati catastrofici… alcune chicche?
    – non sa come ottenere un risultato, ma vuole che il consulente ci arrivi schioccando le dita
    – se si sente dire che una cosa è lunga o improponibile nei risultati guarda la controparte come se avesse svelato un bluff da 2.000 euro a poker e riesce solo a rispondere che nulla è impossibile, quindi va fatto
    – quando gli viene spiegato il motivo di un qualsiasi funzionamento lo sguardo si perde dopo 30 secondi e viene da chiedersi se stia pensando alla profondità dell’universo o a quanti peli ha nel naso
    – ogni volta che mette mano ad un software appena sviluppato (e testato) non segue minimamente le istruzioni date (vedi punto precedente), inizia a premere pulsanti a caso e finisce col dire che "non funziona niente"
    Come si potrà notare è l’evoluzione verso il lato oscuro del cliente impedito: hanno entrambi le stesse capacità, ma dove quest’ultimo ti considera la sua ancora di salvezza, l’arrogante sembra pensare costantemente "lo so che mi vuoi fregare, ma io sono molto più furbo e capace di te, non credere" (già, verrebbe da rispondere, ed è per questo che hai solo software piratati in azienda ed una password Administrator per tutte le macchine, probabilmente mangi pane e volpe ogni mattina).

Come si noterà è ben ristretto il parco dei clienti meritevoli e sembra sempre più assottigliarsi. Il consiglio per chi sta per intraprendere un lavoro come il mio? Quasi sicuramente all’inizio troverà clienti impediti e privati con uno o due (se è fortunato) clienti ragionevoli: stringa i denti e vada avanti con ciò che c’è, così da fare esperienza… arriverà prima o poi qualche altro "ragionevole" e, in caso di estrema fortuna, almeno un consapevole: volete loro bene come fossero di famiglia, perché sono loro che vi danno davvero da mangiare 🙂
E nel caso di clienti arroganti che fare? Qui dipende tutto da quanto il cliente arrogante paga e da quanto è forte la vostra pazienza: se paga bene e riuscite a resistere tenetelo finché è possibile, ma quando non ne potete più mandatelo al diavolo spiattellandogli in faccia la sequenza di idiozie che gli avete visto fare da quando lo conoscete; certo, non lavorerete più con lui, ma volete mettere la soddisfazione?

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Si parte!

Ed alla fine, dopo tanti tentennamenti, dubbi, impegni e, perché no, momenti di pigrizia, mi sono deciso ed anch’io sono entrato nel mondo dei blogs.
Il perché non lo so di preciso neanch’io, penso sia in realtà dovuto soprattutto alla voglia di scrivere che rimane costante in me e che, purtroppo, non sempre è concentrata su un argomento specifico che mi permetta di comporre un racconto non banale.
Per cui il blog, in cui almeno mi potrò lanciare a buttar giù stralci di pensieri ed ispirazioni e dal quale non è detto non nasca qualcosa di buono .

Da quel che ho visto in giro è spesso abitudine di chi apre un blog iniziare presentandosi, un po’ come davanti ad un gruppo di auto-coscienza ("Salve, sono Aries e sono un blogger"): è anche per questo motivo (senza contare il fatto che non ne ho alcuna voglia…) che non lo farò; alla fin fine penso che, se questo spazio verrà letto da qualcuno, lo sarà solo da due categorie ben specifiche: chi mi conosce già al di fuori e chi non ha la più pallida idea di chi sia questo "Aries".
Beh, nel primo caso non c’è sicuramente bisogno che racconti chi sono, cosa faccio, quante ore dormo ecc., mentre nel secondo caso mi piace MOLTO di più l’idea che mi si conosca pian piano da quel che scrivo, da ciò che racconto: mi incuriosisce vedere che immagine possa venir fuori di me.

Una piccola spiegazione, però, la meritano titolo e sottotitolo: l’ispirazione nasce da un musical ed in particolare da una delle canzoni portanti dello stesso; sto parlando di "Rent" e di "Seasons of love".
Quasi sicuramente per il lettore di passaggio questi nomi non significano nulla ed è un vero peccato: Rent è un piccolo capolavoro scritto negli anni 90 come adattamento in chiave moderna della Bohème e narra la storia di otto amici (di cui alcuni malati di Aids) nella New York di fine secolo, alla prese coi problemi di una vita senza reddito fisso, senza certezze, ma con tantissime cose da dire ed esprimere. La storia di Marc, Roger, Maureen, Joanne, Collins, Angel, Mimi e Benjamin viene raccontata per un anno, da una vigilia di Natale all’altra: è una storia di gioie, dolori, amore, paure, sentimenti, risate, perdite, morte, speranza, partenze e ritorni… è la storia di tutti, in fin dei conti.
Un anno, dicevo, da un Natale all’altro: 12 mesi, 365 giorni, 525.600 minuti di vita, da misurare come (chiede "Seasons of love)? "In giorni, in notti, in mezzanotti, in tazze di caffè, in pollici, in miglia, in risate, in ferite (…) In verità imparate da lei od in volte in cui ha pianto, in ponti che lui ha bruciato o nel modo in cui lei è morta (…) Perché non in amore?"

Ecco, la questione è tutta qui: come misurare ogni anno perché ne valga la pena?

PS: Il film è uscito due settimane fa al cinema senza purtroppo il minimo di pubblicità, rimanendo così nelle sale una sola settimana. Per la quasi totalità che l’ha perso consiglio di attendere (se mai uscirà) il dvd o di provare ad aspettarne una riedizione a teatro (gradevole, ma non agli stessi livelli dell’originale di Broadway o del film stesso).

http://www.sonypictures.it/film/Rent/

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