Silenzio

Quando ero molto più giovane avevo troppe certezze. Ero stupido e presuntuoso, convinto di sapere, convinto di avere capito, pieno di punti fermi che fermi non erano, ma io ancora non ne ero a conoscenza. Ero presuntuoso come solo chi non ha davvero ancora vissuto niente può esserlo: c’è chi poi rimane tale e chi impara, a me piace sperare di aver imparato almeno qualcosa.

Nella mia presunzione ricordo di aver ripetuto non so quante volte che chi si suicidava era un codardo, che non aveva il coraggio, non aveva le palle di affrontare la vita.

Già.

A mio discapito posso ripetere che ero giovane e stupido.

Oggi so di non sapere e so che dietro un qualunque gesto tanto tragico c’è qualcosa che nessuno può comprendere se non chi è arrivato a commetterlo.

So che il dolore di chi ci arriva è profondo e oscuro, tanto oscuro da nascondere anche le luci che più sembrano splendere per gli altri.

So che non ha alcun importanza la causa di quel dolore, non importa se sia oggettiva (per chi, poi?) o soggettiva, non importa se chiunque altro sul pianeta non sia in grado di comprenderla, so che importa che generi dolore a chi quel dolore lo sta provando.

Quindi so solo una cosa: che non si può comprendere se non si è immersi in ciò che spinge a quel gesto in particolare e che, pertanto, c’è solo una risposta che si può dare quando capita. Il silenzio. Il rispetto. 

Ma invece un personaggio famoso si toglie la vita ed ecco che ci si mette a sindacare. Sindacare. Giudicare ciò che una persona ha provato per arrivare a tanto. Caricarsi della presunzione di poter sapere.

Non sapete cosa vi succede in casa, probabilmente, ma pretendete di sapere cosa possa aver provato un suicida.

Rispetto, per favore.

Silenzio.

Tutto il resto è solo volgarità.

Cosa celebri oggi?
Celebro l’aver sempre avuto la forza. Celebro di aver sempre creduto in quella luce. Celebro di non poter capire una tale scelta perché significa di non essere mai finito in quel luogo orrendo.

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In diretta da mille estati fa

Penso di aver scritto mille volte quanto la mia adolescenza sia stata influenzata da certi punti fermi. Libri. Fumetti. Cartoni. Telefilm.
E di quelle mille volte, 999 ho sicuramente citato Saranno Famosi che, per quelli della mia generazione, è stato spesso una specie di rito: d’estate, alle 13, su Rai Due, c’era Saranno Famosi e, fosse cascato il mondo, andava guardato. Gli episodi erano quasi sempre in perfetta sequenza e avendolo visto così tante volte sapevi quasi con precisione quale sarebbe stato il successivo, ma non importava, si guardava e lo si gustava.

Ricordo che registrai musicassette avvicinando il registratore al televisore solo per avere le tante canzoni sempre con me.

Parlando l’altro giorno con Miss Sauron mi sono reso conto di quante curiosità poi esplose in passioni mi siano nate da lì. Musicali, certo, e ci torno tra poco, ma anche di altro genere. Partendo dal presupposto che io studiavo Ragioneria Informatica e, quindi, non avevo certo il background di chi frequentava il liceo, la prima volta che avvicinai davvero Shakespeare fu grazie a Saranno Famosi. La prima volta che sentii parlare di Cyrano fu grazie a Saranno Famosi. Così come dell’anoressia, dei movimenti del 68, di Bob Dylan, di Joan Baez: sembra che prima di allora io non sapessi nulla, ma sapevo solo ciò che imparavo a scuola, dato che in casa non è che si parlasse molto di argomenti culturali.

Io ero curioso, quel telefilm (e molte altre cose, ovviamente) stuzzicava la mia curiosità e io, pian piano, sono diventato ciò che sono (ok, è molto semplificata, ma ci siamo capiti).

Ma torniamo alla musica. Se in molti episodi di Fame le canzoni erano scritte appositamente, col tempo cominciarono a utilizzarne alcune più o meno contemporanee. Fu proprio nell’episodio “Anoressia” che conobbi Hello di Lionel Richie (che solo anni dopo riuscii a recuperare alle Messaggerie Musicali) e in quello, due stagioni dopo, su Sherlock Holmes ascoltai per la prima volta “Whereabouts” di Stevie Wonder, ma prima di tutto ciò ci fu un episodio speciale, un concerto tenuto a Santa Monica dal cast, trasformato in puntata che faceva da spartiacque tra una stagione e l’altra (almeno in Italia).

Ricordo bene che la prima volta che vidi l’episodio fui frastornato dal vedere gli interpreti fuori dai loro ruoli ma, comunque, sul palco a cantare canzoni che non conoscevo ma che mi piacevano, tutte, tantissimo.

In quarantacinque minuti ascoltai pezzi di Prince, Lionel Richie, Billy Joel, Michael Jackson, Eurythmics,  Bonnie Tyler, Pat Benatar, Irene Cara, Sergio Mendes, Joe Cocker, Kenny Loggins, Laura Branigan. Come potevo non innamorarmene?

Sono passati quasi trent’anni e ora quelle canzoni le conosco bene, alcune le ascolto spesso, altre meno e sono ancora quasi tutte un piacere costante, così ho pensato di riproporre qui la playlist (con interpreti nell’episodio e originali, rubata spudoratamente da wikipedia) e l’episodio: penso e spero capirete la magia di tanti bei pezzi tutti insieme.

“1999” – Performed by the Band (Originally by Prince)
“Sweet Dreams (Are Made of This)” – Performed by Debbie Allen (Originally by The Eurythmics)
“Electric Avenue” – Performed by Gene Anthony Ray (Originally by Eddy Grant)
“Gloria” – Performed by Valarie Landsburg (Originally by Laura Branigan)
“Little Red Corvette” – Performed by Cynthia Gibb and Carlo Imperato (Originally by Prince)
“Puttin’ on the Ritz” – Performed by Billy Hufsey (Originally by Taco)
“All Night Long (All Night)” – Performed by the Band (Originally by Lionel Richie)
“Total Eclipse of the Heart” – Performed by Valarie Landsburg (Originally by Bonnie Tyler)
“Love Is a Battlefield” – Performed by Valarie Landsburg (Originally by Pat Benatar)
“Tell Her About It” – Performed by Carlo Imperato (Originally by Billy Joel)
“Why Me?” – Performed by Irene Cara
“Maniac” – Performed by Billy Hufsey (by Michael Sembello)
“Take Me to Heart” – Performed by Cynthia Gibb (Originally by Quarterflash)
“Heart Attack” – Performed by Cynthia Gibb (Originally by Olivia Newton-John)Tribute to Michael Jackson (with the “Fame” dancers):
“Beat It” – Performed by Debbie Allen
“Baby Be Mine” – Performed by Debbie Allen
“Billie Jean” – Performed by Debbie Allen—End—
“Cold Blooded” – Performed by Gene Anthony Ray (Originally by Rick James)
“We’ve Got Tonight” – Performed by Cynthia Gibb and Billy Hufsey (Originally by Kenny Rogers and Sheena Easton)
“You Are” – Performed by Debbie Allen and Gene Anthony Ray (Originally by Lionel Richie)
“Never Gonna Let You Go” – Performed by Carlo Imperato, Valarie Landsburg and Cast (Originally by Sérgio Mendes)
“Flashdance… What a Feeling” – Performed by Irene Cara
“Up Where We Belong” – Performed by the Band (Originally by Joe Cocker and Jennifer Warnes)
“Far from Over” – Performed by the Band (Originally by Frank Stallone)
“Fame” (Reprise) – Performed by Irene Cara and Cast

Cosa celebri oggi? Celebro la musica, che ci rimane dentro anche dopo decenni. La curiosità, che ci fa imparare e crescere. La nostalgia per le estati di quando eravamo ragazzini. La gioia nell’ascoltare Beat It. La voglia di uno o più baci nel vedere il medley dal minuto 36.30.

 

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Oggi è uno di quei giorni di solo lavoro, poche interazioni e buona dose di scazzo, per cui…

Cosa celebri oggi?
Bella domanda. Anzitutto celebro l’aver deciso di celebrare, perché serve proprio in giorni come questo.
Celebro i cinque euro di sconto arrivati da Amazon.
Celebro i 18 giorni che mancano alle ferie.
Celebro gli amici che condividono con te le belle notizie o i commenti a una serie tv.
Celebro le piccole cose, che a volte ci devono bastare quelle.

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Wind of change

Post molto nerd, se non vi interessa non leggete.

Dopo tanti indizi e attese è stato annunciato il nuovo Dottore e 13 è donna. Jodie Whittaker, bravissima attrice già vista in Broadchurch, interpreta la prossima rigenerazione del nostro amato Timelord.

E il web si è ovviamente scatenato.

Chi entusiasta perché donna, chi entusiasta perché brava, chi incazzato perché donna, chi incazzato perché… no, gli incazzati da quel che vedo sono solo perché è donna.

E la cosa divertente è che non solo ci sono omuncoli che si vedranno privati del territorio che pensavano intoccabile, ma anche ragazzine che non potranno più sbavare per un Dottore (ma che già avevano avuto qualche problemino al riguardo con Capaldi, un po’ troppo vecchio per loro).

Ma quelli che mi fanno più morire sono coloro che hanno deciso a priori che sarà una merda. In passato avevano detto che il male del Dottore era Moffat, che la scrittura era pessima, che lui non aveva mai capito nulla del Dottore (opinabile, molto opinabile, ma le opinioni rimangono tali) e ora cosa fanno? Non aspettano la scrittura, non aspettano di vedere quanto Chibnall saprà (o non saprà) gestire il Dottore, ma decidono che questa scelta è il male.

Perché, diciamocelo, alla fine non importa davvero che vengano loro raccontate belle storie con personaggi interessanti, ma solo che vengano raccontate le storie che loro sono convinti debbano esserci.

E fan del genere sono la morte di qualunque serie tv, perché impediscono quell’evoluzione necessaria sempre, figuriamoci in un serial basato su di essa per definizione.

Ho letto di gente che abbandonerà la serie a prescindere. Bene. Meno hater a priori da incrociare.

Io?

Io sono curiosissimo. Non mi interessava che il Dottore fosse per forza donna, così come non mi interessava che rimanesse uomo, ma riconosco e sono cosciente di quanto importante possa essere questo cambiamento in questo periodo storico. Quello che desideravo, però, è che mi instillasse la curiosità di sapere cosa e come sarebbe successo e questo annuncio l’ha fatto. Io, il giorno di Natale, avrò il magone per l’addio di Capaldi e sarò emozionato dall’arrivo di Whittaker. Il resto lo valuterò episodio dopo episodio. Così dovrebbe funzionare.

 

Cosa celebri oggi?
Celebro il cambiamento. Celebro la capacità di tenere la mente aperta e accogliente. Celebro il dare possibilità per il gusto di apprezzare sempre qualcosa di nuovo. 

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Onestà sempre e comunque

Macchina, specchietto spaccato qualche giorno fa, contatto l’assicurazione per gestire il tutto.
La franchigia sarebbe 250 euro, ma se vado da un carrozziere convenzionato viene ridotta del 50%: ho la fortuna di conoscerne uno, per cui mi organizzo in questo modo; mi viene detto che l’intervento complessivo costa circa 350 euro, per cui spenderne 125 mi va ovviamente bene.

Ieri mattina porto la macchina a riparare e, sorpresa, mi viene detto di aspettare, che tanto lo specchietto è lì e me lo montano in fretta; effettivamente impiegano neanche 20 minuti, pago i 125 euro e chiedo di intestare la fattura alla ditta per scaricare il costo: mi attaccano una supercazzola che poi l’assicurazione avrebbe fatto storie con la detraibilità, che comunque era meglio per loro senza e bla bla bla. Considerando il costo di 125 non sto a far storie, mi confermano che mi manderanno la fattura una volta chiuso tutto e li saluto.

Oggi arriva la fattura e, per curiosità, vado a vedere il dettaglio.

Orbene:

Calotta retrovisore: € 66,21 (ok)
Cristallo retrovisore: € 22,31 (ok)
Retrovisore: € 136,40 (ok, anche se non mi è ben chiaro come mai le altre voci non siano incluse)
Fanalino: € 35,30 (ok, ma vedi sopra)
Luce di cortesia: € 11,70 (ok, ma vedi sopra)

E qui iniziano due meno ok:

Verniciatura calotta: € 50,00. Peccato che loro non abbiano riverniciato nulla. Ero lì, lo so.
Ore di carrozzeria: 1,5 * € 35,00 = € 52,50. Vi ricordate quanto avevo detto di essere stato lì? Ecco.

Poi un non ben chiaro sconto del 16% sui ricambi e, a seguire, l’iva.

Totale € 395,00, di cui 125 pagati da me e il resto dall’assicurazione.

Ora, ovviamente io la cifra che ho speso l’avrei pagata comunque, perché tra pezzi e lavoro non avrei speso meno di 125 euro, ma qui abbiamo una fattura in cui almeno 50/80 euro sono stati aggiunti a gonfiare gli importi e in cui, ma questo dovrei andare ad approfondire, lo specchietto stesso potrebbe essere stato conteggiato in pezzi e intero; ma supponiamo, per mancanza di prove, che questa seconda osservazione sia falsa, stiamo comunque parlando di un prezzo gonfiato su manodopera e attività svolte che diventa una vera e propria truffa, anche se minima, nei confronti dell’assicurazione: io non ho simpatia per gli istituti assicurativi, sia chiaro, ma se loro si trovano a spendere di più, poi sono i premi e le franchigie ad essere toccati, non certo le tariffe di convenzione coi carrozzieri.

E, aggiungo, io sono sicuro che sia una consuetudine radicata e che le assicurazioni ne siano consapevoli, mi gira solo la fava che in questo modo finiamo tutti per pagare di più.

Cosa celebri oggi?
Che è venerdì, che tra poco mangerò una pizza con un amico, che domani forse dormirò e nel week-end potrò provare a scrivere. Soprattutto celebro un po’ di riposo di cui sento fortemente la necessità.

 

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