La camera d’aria

Stavo riflettendo, l’altro giorno, su quanto in questi giorni stia comunque risentendo di vari aspetti che pensavo risolti e invece evidentemente lo sono molto meno: inutile negare che martedì scorso ha avuto la sua incidenza al riguardo, ma penso che in realtà l’incidenza sia di tutto l’anno passato e che certi effetti compaiono davvero sul periodo medio se non lungo; un po’ come certi stress post-traumatici, se vogliamo, fatte le debite, dovute e necessarie distinzioni.

Il problema maggiore, secondo me, è quello dei vuoti, ma forse un esempio può chiarire meglio.

 

Prendete una scatola (trasparente, così potete vedere cosa succede) e, all’interno, metteteci un bel po’ di palline, di varie dimensioni, di una pasta modellabile, tipo Das o Pongo: l’ideale sarebbe che qualcuna di queste fosse, in realtà, rigida, tipo biglia o simili.
Immaginate la scatola sia una foto della vostra vita in un certo momento e che le palline rappresentino ciò che la riempie: lavoro, amicizie, hobby, passioni, amore; alcune di queste (che cambieranno per ognuno) saranno quelle  rigide, la maggior parte saranno invece quelle di pasta modellabile.

La scatola, vista così, sembra molto ricca e piena.

Ora al suo interno infilate una camera d’aria attaccata a un compressore e iniziate a gonfiarla fino a riempire completamente la scatola.

Quello che succederà (sempre che la scatola non esploda, e anche qui il paragone regge) è che la maggior parte di quelle palline finirà per essere schiacciata contro le pareti, appiattita, mentre qualcuna avrà tenuto, incluse quelle estremamente rigide.

La camera d’aria (si sarà capito) rappresenta una crisi enorme, tipo la mia dell’anno scorso (e in piccola parte di quest’anno), ma anche tipo un problema di salute molto serio, la mancanza di lavoro, cose del genere.

A un certo punto lasciamo sgonfiare la camera d’aria, come si spera si possa fare con una qualunque delle crisi che rappresenta, e togliamola dalla scatola.

Sembra vuota, ora, vero?

Le palline rigide sono ancora lì, per fortuna, ma molte delle altre sono tanto schiacciate da risultare irriconoscibili: allora si inizia a recuperarle una per una e a cercare di dare loro nuova forma, ma molte sembrano semplicemente non poter tornare più come prima. Sono deformate, rovinate. E anche le altre, comunque, richiedono tempo per essere rimodellate una per una, tempo ed energie che non si hanno certo dopo una camera d’aria del genere.

E intanto la scatola sembra terribilmente vuota. Formalmente non lo è, ma il suo contenuto non è quello di prima. Ovviamente si può ripristinare: trovare nuove palline, modellare alcune di quelle meno danneggiate, ma c’è comunque una fase più o meno lunga in cui quella scatola sembra davvero vuota.

Ecco, negli ultimi mesi mi sono concentrato a cercare di far forma ad alcune di quelle palline schiacciate, ma a volte, quando sono più sotto stress, mi fermo e vedo che la scatola non è ancora tornata com’era, sempre che possa tornare così (o, si spera, anche meglio, magari con meno palline ma più belle e grandi).

Tutto qui.

Print Friendly, PDF & Email

About Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

Un commento

  1. Alcuni giorni sento che la mia vita é vuota e forse aggrapparsi a questi aforismi mi da la speranza di andare avanti. Lo facciamo tutti noi solo in modo diverso chi si aggrappa a un Dio chi a delle parole chi a delle persone. La verità é che non abbiamo il coraggio di aggrapparsi a noi stessi perché i nostri sensi di colpa o le nostre fragilità fanno si che quando ci sentiamo soli ci sentiamo nello stesso tempo vuoti. E mi viene in mente una domanda siamo in frutto dei nostri errori o siamo l’ombra dei nostri rimpianti

Lascia un commento