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Gita Belga

Nel week-end abbiamo fatto una piccola trasferta europea, andando a visitare Bruxelles e la vicina Bruges.

Dato che mi ha battuto sul tempo e che ha scattato foto notevoli, vi lascio andare a sbirciare il posto di Sweetie qui: http://www.sweetie-home.it/index.php/2012/05/15/di-bruxelles-brugge-waffle-e-praline/

Di mio che dire in aggiunta?

Che il museo di storia naturale è veramente bello: la sala degli Iguanodonti (di cui mi ero colpevolmente dimenticato) è un sogno che avevo da ragazzino e non mi ha deluso. Non sarà grande quanto quello di NY né avrà la stessa quantità di sale e scheletri, ma l’emozione è assicurata.

Poi Bruges: magica, avvolgente, da respirare e scoprire passo dopo passo, scorcio dopo scorcio, viaggio nel passato dopo viaggio nel passato.

E ancora gli affreschi dedicati ai fumetti, il comics-brasserie, cioccolato letteralmente ad ogni passo, i cuberdons, i waffel, la carbonnade, gli speculoos, il sole che tramonta alle dieci di sera, le insegne stradali multilingua, l’acqua che costa (molto) più della birra e tanto ancora.

Ci voleva.

Ogni tanto, proprio, ci vuole.

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Lunedì

Una persona segnala di non riuscire a usare la rete.

Dopo alcune prove diagnostico che la porta di rete non funziona.

Cinque minuti dopo viene nel mio ufficio.

“Senta, perché visto che la porta usb funziona la scheda di rete non funziona?”

Ed è solo lunedì….

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Glossario

Gentile cliente, in allegato un piccolo glossario da utilizzare nelle nostre comunicazioni e, in particolare, come traduzione delle mail che riceverà da parte mia.

  • “perché vuole farlo?” = ti rendi conto dell’emerita idiozia che mi stai chiedendo?
  • “sono da un cliente” = sii breve
  • “sono a pranzo” = mi stai rompendo le palle
  • “certo, si può fare, ma non ve lo consiglio” = mi stai chiedendo una cazzata, io te la farò pagare adeguatamente e ti farò pagare il doppio quando ti renderai conto che è una cazzata
  • “è in coda di lavoro” = mi hai rotto talmente tanto le palle con questa storia che la farò quando avrò cose meno importanti e urgenti da fare. Terminare la mia coda di lettura di fumetti fa parte delle cose più importanti e urgenti da fare.
  • “non mi sono scordato” = mi sono scordato. Anzi, probabilmente ho voluto scordarmene.
  • “sto facendo ricerche in merito” = sto temporeggiando in attesa di un’illuminazione o che tu, più probabilmente, ti renda conto che quella richiesta non ti interessa.
  • “no” = no
  • “state facendo accanimento terapeutico con quel pc” = se sei troppo tirchio per sostituire un computer che funziona a manovella sappi che quando si romperà ti farò pagare quanto un intervento d’urgenza a cuore aperto fatta da un’equipe di medici internazionali
  • “non è un lavoro banale” = se mi chiedi di fartelo dovrai pagare. Tanto.
  • “a che punto siamo con la fattura d’assistenza? ricorda che fino al saldo non avete copertura” = quando razzo ti decidi a pagare? stai rischiando che ti stacchi il server e non te lo riattivi fino a saldo
  •  “vi faccio una domanda stupida” =  la domanda non dovrebbe essere fatta a nessun essere umano senziente, ma dato che ritengo tu non appartenga alla categoria preferisco portela

Cordiali saluti.

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Comunicando

Ed ecco la “riflessione” (ammazza che parolona).

In realtà si tratta forse più di un’esortazione per tutti, me in primis.

L’esortazione a evitare un errore che è fin troppo facile fare quando comunichiamo non con gli estranei, bensì con chi “pensiamo” di conoscere.

Il virgolettato è voluto, ovviamente, perché dobbiamo metterci in testa che, per quanto possiamo crederlo, non conosceremo mai nessuno del tutto.

Nessuno.

Che sia fratello, genitore, figlio, marito, moglie, fidanzata, fidanzato, amico, amica, amante.

Nessuno.

Ci sarà sempre qualcosa di loro da scoprire, qualcosa che potrebbe venire fuori un giorno, per caso, gettando una nuova luce su quella persona o aggiungendo un particolare importante, in bene o in male.

Eppure spesso si commette l’errore di “ascoltare” chi ci è vicino inquadrando le sue parole in ciò che già sappiamo o pensiamo di sapere e scartando in automatico qualunque altra ipotesi o possibilità: ovviamente non dico che si debba sempre rimettere in discussione tutto, ma neanche lasciare che ogni cosa sia scontata.

Ascoltate. Ascoltiamo. Imparate. Impariamo. Riscoprite. Riscopriamo.

Un comportamento diverso equivale a dire “tu non hai più nulla di nuovo da comunicarmi. Ciò che so di te esaurisce ciò che sei.”

Davvero pensiamo questo di coloro che abbiamo accanto?

Siamo davvero così presuntuosi?

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Di nuovo in ritardo

Ormai potrei celebrare l’anniversario del ritardo nella celebrazione dell’anniversario.

Va beh, prendete quella frase per quel che è, non so neanche se abbia senso.

Fatto sta che 8 giorni fa questo blog (dove per “questo” si intendono entrambe le incarnazioni, dato che E a volte, quando cadi, voli ha assorbito da subito 525.600 minuti) ha compiuto 6 anni.

6 anni. 1.623 post (incluso questo). 13.522 commenti. 193.930 visite (sì, ok, ci sono anche un po’ di bot, ma passatemela).

Numeri che mi fanno impressione, numeri che racchiudono anche grossi aspetti della mia vita.

Cambiamenti, difficoltà, dolori, rabbie, gioie, speranze, cazzeggio, amicizia, amore.

Ho sempre detto che c’è tanto di me qua dentro. Non tutto, ovviamente, ma tanto.

E se quasi 200.000 volte c’è stato qualcuno che ha avuto voglia di passare parte del suo tempo a leggere, beh, forse un po’ ne vale la pena.

Per cui auguri al blog, che spero di far vivere ancora a lungo (nonostante i periodi di stanca), e grazie a chi continua a passare, leggere e commentare (sì, un po’ di più a chi commenta ;) ).

E visto che non mi piace fare un post esclusivamente celebrativo ne seguirà uno più “riflessivo”.

Intanto grazie a tutti ;)

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Out…cosa?

Scambio mail.

“Per favore, puoi rimetterci l’Outlet funzionante?”

“Non conosco Outlet da mettervi. Se intendevi Outlook mi collego domani.”

Che faccio, commento? (E non badiamo alla pseudo lingua usata nella mail, ovviamente…)

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Offerte

Un fornitore mi manda regolarmente offerte e promozioni e fin qui nulla di strano.

Sono alcune settimane, però, che ho notato un certo “braccino corto” in quel che propongono.

Il top?

Oggi c’è in offerta un componente, non sto a specificare quale, a 4.99.

Il prezzo originale? 5.99

Effettivamente ora posso comprarlo, prima era un po’ caro…

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Stampa

Una piccola comunicazione di servizio, di cui magari non fregherà niente a nessuno.

Da oggi, se avete voglia o interesse, potete stampare facilmente i post del blog premendo il pulsante “print” alla fine di ognuno: questo vi permetterà anche di farvi un pdf o di mandarveli in mail…

Certo, si parte dalla premessa che a qualcuno interessi stamparsi un qualsivoglia post presente qui sopra, ma mica posso pensare a tutto io, no? :P

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Ti leggo

Avevo questa riflessione in mente da un po’ di tempo, ma per un motivo o l’altro è sempre passata in secondo piano; in questo periodo di cambiamenti, di evoluzioni e di rami secchi tagliati, però, penso ci stia a puntino.

Mi è capitato diverse volte, nei mesi e negli anni passati, di mandare un messaggio o fare uno squillo a una persona e dirle “è un sacco che non ci sentiamo” sentendomi rispondere “è vero, però guarda che ti leggo sul blog, mica sparisco”.

Bene, direi che è il caso di chiarire un qualcosa che a mio avviso dovrebbe essere banale, ma evidentemente non lo è.

Un blog non è e non dev’essere un social network: la comunicazione di un blog è tendenzialmente unilaterale, dove il “tendenzialmente” è legato al fatto che qualcuno lasci o meno un commento. Senza i commenti è unilaterale, punto e basta.

Lo dico meglio, con parole semplici: se tu mi leggi sul blog e non commenti, per me sei esclusivamente un numero, uno di quelli che alimentano il contatore sulla destra; puoi essere un amico, un nemico, un perfetto sconosciuto, io non lo so e, pertanto, la tua presenza non si sente.

Certo, mi fa enorme piacere vedere il contatore di visite che cresce, ma quello non significa “essere presente”.

Se una persona è mia amica si fa sentire al di fuori del blog o, nel caso peggiore, commenta quel che legge.

Chi non mi conosce, legge e non commenta lo fa spero, spero, perché ha piacere in ciò che legge: se poi, invece, commenta mi fa un regalo estremamente gradito.

Chi mi conosce, legge e non commenta non fa sentire la sua presenza ma, semplicemente, si tiene aggiornato.

Sono due cose MOLTO diverse.

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Spiace quando ci si trova a recensire un autore che si ama senza poterne stendere lodi tout-court, ma purtroppo capita e, stavolta, è il caso di Flavio Oreglio.

Partiamo da un presupposto: Oreglio è indubbiamente un uomo di gran cultura e intelligenza che, per un periodo, ha fatto (bene) anche il comico; partendo con questa premessa ci si può avvicinare agli ultimi suoi libri con una mente aperta ad affrontare non dei testi comici, bensì dei saggi che al loro interno dosano anche un po’ di ironia.

Così è stato per i tre libri del ciclo “Siamo una massa di ignoranti, parliamone” che, lo scrissi anche qui, ho adorato per l’arguzia, per gli spunti e, ovviamente, per il divertimento.

Così, quando è uscito “Storia curiosa della scienza”, l’ho comprato fiducioso di trovare una sorta di continuità con le intenzioni  e lo stile dei precedenti: una continuità che c’era sicuramente nelle intenzioni, ma non purtroppo nei risultati.

Capiamoci: il libro dimostra per l’ennesima volta la cultura dell’autore ed anche il suo amore per la filosofia classica, con un totale rifiuto per l’ingerenza religiosa verso la scienza… una posizione che è assolutamente allineata alla mia, per essere chiari.

Il problema sta nel come questo testo sviluppa gli argomenti: didascalico, nozionistico, con qualche battuta messa lì tanto per ricordare che l’autore sa anche far ridere, ma senza troppa convinzione; in sostanza sembra di leggere un bigino e, invece di affascinare a trasportare in un argomento che effettivamente avrebbe potenzialità enormi, finisce per annoiare o far dire “tutto qui?”.

Il problema è proprio questo: leggere un libro di un autore che apprezzi e finire col dire “tutto qui?”.

Peccato, davvero.

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