Di nuovo

Di nuovo una donna uccisa.
Bruciata viva.
Lo ripeto.
Bruciata viva.
Bruciata viva a ventidue anni (come se esistesse un’età in cui un orrore del genere sia accettabile).
Bruciata viva da un figlio di puttana che la considerava come un oggetto di sua proprietà.
Bruciata viva da quei bastardi che, mentre chiedeva aiuto, non dico non si sono fermati, ma non hanno neanche chiamato la polizia.
Bruciata viva da un paese, da una cultura in cui, diciamocelo, in qualche modo se la dev’essere cercata.

Un paese in cui non si insegna all’uomo a non agire così, ma alla donna a non provocare/rifiutare/decidere.

Una donna bruciata viva.

Dalla stessa cultura per cui una molestia è un complimento.

Dalla stesso modo di pensare per cui l’uomo è uomo e queste cose succedono.

Dallo stesso malato pensiero per cui un uomo può convincersi che se ti desidera allora tu diventi un suo diritto automaticamente.

No, non malato.

Non esiste per un cazzo che io definisca malata questa gente.

Questa gente è criminale.

Quel figlio di puttana è un assassino.

E assassino allo stesso livello è chi non ha chiamato la polizia.

Complice è chiunque, ogni giorno, pensi che il tanto vituperato femminismo siano quattro frustrate che rompono i coglioni.

Il femminismo è volere che non ci siano altre donne bruciate perché volevano essere libere di vivere e scegliere.

Ma neanche.

Non dovrebbe essere femminismo.

Dovrebbe essere civiltà.

Ma noi, di civile, non abbiamo più neanche la parvenza.

Una donna bruciata viva.

Se non provate disgusto per questo, io provo disgusto per voi.

Print Friendly

In good company

Potrà sembrare snob o strano, ma una delle cose che mi fanno stare meglio, che mi danno più soddisfazione, è avere modo di parlare in inglese. Ovviamente non intendo dire un paio di parole qua e là e neanche “decidere” con qualcuno di usare l’inglese invece dell’italiano.

No, quello a cui mi riferisco è l’avere modo di confrontarsi con qualcuno di un’altra nazionalità, chiacchierare, scambiare idee, opinioni, ma anche semplicemente cazzeggiare.

È una delle tante cose belle che capitano quando andiamo a Londra e passiamo un po’ di tempo coi nostri amici, ma è successo anche oggi, complice il giro a Bologna di un’amica che vive in UK da decenni e di suo marito.

Alla fine ci siamo trovati a trascorrere una mattinata di quelle che fanno bene al cuore, tra risate, pioggia (it will stop soon!), l’aperitivo più triste della storia degli aperitivi, parole in italiano dette a un inglese e in inglese dette a italiani, chiarimenti su Aubergines ed Eggplants, Chips e Crisps, nerdismo moltiplicato, buon cibo, buon gelato e, soprattutto, buona, ottima compagnia.

E si sta bene.

Si sta bene come dovrebbe essere più spesso.

Si sta bene come troppe volte, ultimamente, mi scordo si possa stare.

Ed è merito della compagnia, senza ombra di dubbio.

Ma, lo ammetto, se fatto in lingua inglese io me lo gusto ancora di più.

 

Print Friendly

Una serata in trasferta

Uno dei modi migliori per trascorrere non solo una giornata o un week-end, ma anche semplicemente una serata di fine maggio, è andare in una città diversa dalle solite e provare a scoprirla.

Va da sé che avendo a disposizione uno o più giorni si può attrezzarsi per esplorarla a dovere, visitare monumenti, musei o luoghi panoramici, cercare di gustarne il più possibile, ma non sempre è possibile o necessario.

Ad esempio può essere piacevole entrare in macchina e raggiungere un luogo che sia sufficientemente vicino da andare e tornare in serata ma anche abbastanza lontano da non andarci di frequente.

Nel nostro caso, stasera, si è trattato di Ferrara.

Faccio immediatamente coming out dicendo che io non ci ero mai stato, mentre sia Miss Sauron che i suoi genitori la conoscono bene, per cui la “novità” riguardava soltanto me.

Visitare una città in questo modo significa semplicemente cercare di respirarne l'aria, cogliere qualche scorcio, capire se può valere la pena tornare.

In quest'ottica la serata è stata meritevole: nonostante le piccole dimensioni, Ferrara si lascia ammirare con piacere, tra corsi d'acqua, vie strette e accattivanti, duomo e castello.

Quattro passi, una pizza gradevole, un gelato ottimo, una gradevole brezza, una buona dose di cazzate dette, un po' di risate più a cuor leggero del solito, cercando di zittire i pensieri per qualche minuto.

Ah, e biciclette.

Tante biciclette.

Tantissimi biciclette.

Più di quanto mi sia mai capitato di vederne al di fuori di una corsa ciclistica.

Tante da farmi chiedere se siano una conditio sine qua non per ottenere la residenza.

Tante da pormi la questione se Ferrara non sia, per caso, in provincia di Pechino.

E, lo ammetto, tante da causare qualche scompenso a chi, come mei, coi ciclisti ha ormai un rapporto in cui l'astio è molto più frequente dell'affetto (e, diciamocelo, per come guidano anche qui direi che non fanno molto per farmi ricredere).

Bella serata, quindi.

E bella, Ferrara.

Molto.

Però magari la prossima volta avvisatemi delle biciclette, così mi preparo psicologicamente, ok?

 

Print Friendly

Un passo indietro.

Ci sono frasi e modi di dire che, per quanto banali e ormai considerabili “frasi fatte”, portano con loro una base di verità innegabile.

Quante volta capita di dire che qualcuno, troppo immerso in una situazione, non può vederla chiaramente? Si può trattare di una storia, di un'amicizia, di una situazione lavorativa, poco importa.

A ben pensarci è come quando siamo troppo vicini, fisicamente, a qualcuno.

Quando succede non c'è modo che riusciamo a vedere quella persona nel suo insieme: noteremo dei particolari, certo; particolari che a distanza si perderebbero; particolari che, notandoli, ci sembrano importantissimi.

I particolari sostituiscono l'insieme.

Ma la persona non è fatta solo di quei particolari.

Non è solo quella limitata inquadratura ravvicinata che i nostri occhi permettono.

Dietro quella visuale ci sono gesti, aspetti, particolari e quadri d'insieme che non vediamo.

Non perché siano nascosti, tutt'altro, anzi: sono in bella vista, a portata di chiunque voglia vederli.

Ma noi siamo troppo vicini e spariscono.

Non ci sono.

Magari li cogliamo con la coda dell'occhio, ma siamo troppo intenti a guardare il particolare che ci piace tanto da ignorarli: se non li vediamo bene quanto quel particolare, probabilmente ci siamo sbagliati, no?

Sarà stato un bagliore.

L'immaginazione.

E rimaniamo su quel particolare.

E se qualcuno ci fa notare che al di fuori di quel particolare ci sono altre cose meno gradevoli, ci infastidiamo: noi stiamo vedendo l'essenza, cosa ne possono sapere gli altri che sono così lontani?

Noi sappiamo.

Noi.

Poi, prima o poi, se siamo fortunati, succede qualcosa e ci allontaniamo.

Può accadere per caso, per scelta, per necessità.

Un passo indietro.

Il particolare è un po' meno netto ora, la visuale più ampia.

Un altro passo.

Sempre meno visibile, anche se sappiamo dov'è, però ora per forza di cose il campo visivo si amplia.

Magari continuiamo a cercare il particolare, ma accidenti com'è difficile da vedere ora.

Un passo ancora.

Cinque.

Dieci.

Niente, il particolare non si vede più, ma ora c'è l'intero insieme.

E ci tocca guardare.

Se siamo fortunati, quello che vediamo ci piace ancora, anche se in modo diverso.

Scopriamo nuovi aspetti anche più affascinanti di quello che fissavamo con tanta attenzione.

Più cose da ammirare e vivere.

Se siamo fortunati.

Ma altre volte è diverso.

E ciò che da vicino sembrava tanto affascinante, da lontano perde il suo splendore.

Si vede il quadro d'insieme.

Si vede ciò che c'è intorno.

Si distingue chiaramente ciò che sembrava sostanza da ciò che è superficiale, ciò che erano pose, da ciò che è verità.

Si finisce addirittura per trovare ridicolo ciò che prima sembrava interessante.

Sono i momenti in cui, se si tratta di una fine o di un allontanamento in una storia d'amore, si finisce per dire “ma come facevo a starci insieme?”.

È capitato a tutti, sapete di cosa sto parlando.

Ma, come dicevo, non vale solo per le storie.

Vale per i rapporti umani sul posto di lavoro.

Vale per le amicizie.

Vale per tutto ciò in cui crediamo ma che, a volte, abbelliamo grazie ai nostri sentimenti.

Non è sbagliato, fa parte della nostra natura e solo una grande capacità permette a volte di allontanarsi con l'unico scopo di dare un'occhiata migliore e poi tornare ad avvicinarsi ancora più convinti.

Perché in cuor nostro sappiamo che quell'occhiata potrebbe frenare le nostre speranze, i nostri sogni e tutti, più o meno, vogliamo permetterci di sperare; ma prima o poi quel passo indietro lo si deve fare, correndo il rischio di scoprire che il re è nudo.

E il re, troppe volte, lo è.

Eppure quel passo va fatto. Va fatto per capire. Va fatto per vedere. Va fatto per le poche, splendide volte, in cui il re sarà vestito di tutto punto.

Va fatto perché sperare è bello, ma illudersi proprio no.

Va fatto perché il tempo è il nostro bene più prezioso e gettarlo con chi non lo merita è un crimine gravissimo.

Va fatto.

Per amore di noi stessi.

 

Print Friendly

A fine stagione

Dato che le varie serie di cui parlavo un paio di mesi fa stanno giungendo al termine definitivo o di stagione, può essere un’idea fare il punto della situazione su come sono andate, su quali proseguiranno o meno e quali deciderò di continuare a seguire.
Frega niente a nessuno (as usual), ma va bene ugualmente.

  • 11.22.63: ormai è andata in onda anche in Italia. Terminata prima che arrivasse, posso dire di averla gradita molto. Una miniserie scritta e diretta splendidamente, con un finale perfetto.
  • Arrow deludente. Visto il finale di stagione questa sera ed è mancato qualunque tipo di pathos oltre a essere pieno zeppo di scelte di sceneggiatura che definire opinabili è dir poco. Le sono affezionato e le darò una possibilità la prossima stagione, ma questa è in buona parte bocciata.
  • DC’s Legends of tomorrow: ero partito fiducioso (nei limiti di una SdC), ma alla fine non è mai andata oltre la mera sufficienza, con picchi in basso eccessivi, soprattutto per una prima stagione. Metà del cast e/o dei personaggi era insopportabile e la trama alla fine è stata diluita fin troppo, pur dovendo coprire solo 16 episodi. Il finale di stagione dà un aperitivo della prossima e giusto per questo (e per i cross-over) proverò a permetterle di convincermi, ma la bocciatura è dietro l’angolo.
  • Game of Thrones: in corso ora, rimane una delle mie preferite. I nodi vengono al pettine e le vicende proseguono dilaniando qua e là i sentimenti degli spettatori. Assolutamente confermata.
  • Gotham: definitivamente bocciata. Stagione appena finita, recitazione (salvo rari casi) imbarazzante, trame sconclusionate, caratterizzazioni assurde e sopra le righe. Poteva essere una bella sorpresa, ma per me finisce qui, non la riprenderò.
  • Grace and Frankie: terminata la seconda stagione giusto ieri. Deliziosa come la prima, con delle venature agrodolci in più e qualche sketch più che divertente. Una bella conferma.
  • House of Cards: è ferma lì, senza mia particolare spinta a vederla. Ho visto due o tre episodi della quarta stagione. La finirò, probabilmente, ma l’amore penso sia finito.
  • Lucifer è stata la mia goduria della stagione. Leggera, ma divertente e piacevole, il rinnovo mi ha fatto solo contento. Speriamo che la seconda stagione non deluda.
  • Marvel’s Agent Carter: non mi aveva convinto e, alla fine, non devo essere stato il solo. Non è stata rinnovata. Non ne sentirò particolarmente la mancanza. Di Hailey Hatwell, invece…
  • Marevel’s Agents of Shield: altra delusione. Non che si sia mai alzata sopra chissà quale livello, la stagione è stata mediocre, con una seconda parte senza alcun tipo di attrattiva ed emozione, nonostante il tentativo di alzare il pathos con l’annuncio di una morte nel cast. Se continuerò a seguirla sarà solo per il quadro completo dell’universo marvel cinematografico e televisivo, ma anche per lei la bocciatura non è impossibile.
  • Marvel’s Daredevil: la seconda stagione è arrivata, l’ho divorata, l’ho amata e ne ho scritto qui sopra. Le divinità benedicano Netflix ora e per sempre.
  • Penny Dreadful: anche questa terza stagione, tutt’ora in corso, è di altissima qualità, tanto che l’ultimo episodio andato in onda ha ispirato il post di due giorni fa. Imperdibile, per quanto mi riguarda.
  • Person of Interest: è in corso la quinta e ultima stagione che non solo consta di soli tredici episodi, ma sta anche venendo trasmessa con una strana accelerazione (questa settimana ne sono andati in onda tre, per dire). I personaggi mi mancavano veramente tanto e rivederli sapendo che sarà l’ultima volta spiace parecchio. È una serie che forse ha pagato il fatto di avere un cast non particolarmente appetibile per un pubblico giovane, ma chi l’ha vista sa che piacere sia e quanto sia stata un bel viaggio. Spero in una degna conclusione, mancano solo cinque episodi.
  • Supergirl: per quanto assolutamente di poche pretese, alla fine mi ha divertito a sufficienza da averla preferita alle stagioni dei suoi colleghi Flash e Arrow. Contento per il rinnovo, vedremo cosa combineranno.
  • The big bang theory. Stagione senza infamia e senza lode, con qualche chicca qua e là. Ho bisogno di comedy da 20 minuti e le sono affezionato, tutto qui.
  • The blacklist. Mi sta stufando. Per quanto ami Spader, il peso di tutto il resto sta diventando eccessivo. Molto probabile che finisca per mollarla. C’è un limite alla quantità sopportabile di Megan Boone.
  • The Flash. Come per Arrow, stagione deludente, con qualche picco in più. Il protagonista, però, sta involvendo in modo imbarazzante, rendendosi stupido e irritante e il trucco dei viaggi nel tempo sta cominciando a stufare (e sembra essere la base della nuova stagione, quando si dice cominciare bene). Le scelte di trama, poi, sono state più di una volta parecchio opinabili. Carine, invece, le strizzate d’occhio ai fan della vecchia serie anni 90 e godibile il cross-over con Supergirl. Proseguo con beneficio d’inventario.
  • The Walking Dead/Fear The Walking Dead: dopo il modo in cui hanno gestito il finale di stagione, la voglia di defenestrare TWD una volta per tutte è altissima e non è escluso che lo faccia, se non mi convinceranno del contrario con l’inizio della nuova. Il suo spin-off si mantiene carino, guardabile, ma non mi fa fremere dal desiderio di vedere come prosegue. Dura poco, per cui finirò la stagione, poi si vedrà.

In sostanza un’annata non particolarmente eccelsa, che fa venire voglia di recuperare qualcosa di vecchio e non perdere tempo con cose che non meritano troppo.

Intanto arriva l’estate e vedrò quale vecchie serie guardare, anche se sospetto che se non sceglierò Supernatural finirò per rimanere single, date le costanti minacce.

We’ll see.

Print Friendly