E ora

Pizza fuori con un’amica. Prima di tornare a casa ci fermiamo a un distributore, che sono in riserva.
Davanti all’uscita, mentre sto digitando il codice del bancomat, si ferma una macchina.
Finestrini abbassati, dentro una coppia.

Inizialmente non si sente nulla e noi continuiamo a chiacchierare, mentre io inizio il rifornimento.

A un certo punto si sentono strillare entrambi e arrivano pezzi di frasi.

Lui urla “io la vedo quanto cazzo mi pare. Non vedo il problema! Non mi devi rompere i coglioni”.

Vanno avanti così qualche istante, poi lei scende dalla macchina e gli urla “E allora vaffanculo, stronzo di merda!” e si allontana.

Lui prende e se ne va, lei cammina poco distante da noi, passo arrabbiato, ma in lacrime.

Ovviamente la prima sensazione è quella di dispiacere vedendo una ragazza andare via piangendo.

Però, rientrati in auto, ammettiamo a noi stessi che ora il pensiero è un altro: siamo curiosi come scimmie!

Era lei troppo gelosa che voleva lui smettesse di vedersi con una cara amica?
Era lui, invece, che teneva il piede in più scarpe e pur scoperto faceva la voce grossa?
Erano entrambe le cose?
Era qualcos’altro ancora?

Mi dite, ora, come dormirò stanotte con questi dubbi?

(Ripeto: spiace per lei, eh? Ma ammettetelo, sareste curiosi pure voi, suvvia…)

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Tira e molla

Mi chiama un cliente con un problema insolito: sembra infatti che, non si sa come, abbia ordinato due volte il bonifico per saldarmi una fattura.
Dice che hanno già chiesto alla banca di richiamarne uno, ma che potrei essere chiamato dalla mia filiale per l’autorizzazione.
Prendo atto, un po’ perplesso, chiedendomi perché non potessero semplicemente avvertirmi e farselo rigirare, ma non mi pongo il problema.

Circa un’ora dopo mi chiama, effettivamente, la mia consulente che mi avvisa del richiamo, ma mi dice anche che a lei non risultano due bonifici, bensì uno solo: ci accordiamo, per sicurezza, di non autorizzare il richiamo finché non arriva anche il secondo bonifico, sospettando che il cliente sia riuscito alla fine a cancellarlo. Richiamo il cliente per avvisarlo, ma dato che in realtà i movimenti li ha fatti il titolare (che, ecco, non brilla per prontezza e acume) non è ben chiaro cosa è stato fatto. Rimaniamo in attesa.

Passa un’altra ora e la consulente mi chiama per dirmi che è certa che non arriveranno altri flussi, per cui respinge la richiesta. Convengo e comunico la cosa al cliente, che risponde “ah, sì, allora dobbiamo essere riusciti a cancellarlo”.
Salta fuori che a loro l’operazione di richiamo costa 10 euro, il mio bonifico ne sarebbe costato 1. Sottolineo la cosa e mi danno ragione, ricordandomi che so com’è fatto il titolare. 
Effettivamente lo so.

Tutto sembra concluso, ma a metà pomeriggio faccio un controllo sul conto e, sorpresa, il secondo bonifico che “di certo non sarebbe arrivato” è lì a risplendere, bello come il sole.

La consulente, il pomeriggio, non c’è per cui richiamo il cliente, lo avviso e gli comunico che domattina, se il richiamo è stato davvero rifiutato, farò il bonifico di ritorno.

Totale degli scambi: 10 telefonate per non parlare del tempo perso e finire, probabilmente, a praticare l’unica operazione sensata; un bonifico da parte mia per la differenza.

Evidentemente era troppa fiducia o troppo furbo, vai a dirlo.

Bene così.

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Quel giorno

Poi arriva quel giorno in cui finisci di lavorare a un orario accettabile, non sei troppo stanco, c’è ancora luce e il clima, anche se non ideale, non è neanche ostico.
Le previsioni dicono che potrebbe piovere ma tu, dai condizionali, non ti fai intimorire facilmente.

Così indossi le tue cuffiette, attivi l’orologio e parti.

Erano mesi che non facevi questo tipo di camminata, questo tipo di percorso, e le passeggiate per quanto piacevoli non sono la stessa cosa.

Mesi a pedalare in casa e ora, invece, sei fuori a muoverti.

Il cielo minaccia e tu gli ridi dietro.

E cammini.

Fai fatica, sì, ma vai e non ti fermi.

Guardi l’orologio, controlli i battiti, li vuoi più alti, acceleri.

La musica accompagna e, a volte, sembra giocare con te.

Come quando parte “Prima del temporale” e, con quel cielo e quell’aria, ti viene da sorridere. A maggior ragione, perché tu sei sempre un po’ in quella canzone.

E cammini, acceleri, decidi di allungare perché non hai ancora voglia di tornare e sorridi per questo.

Si alza il vento, allarghi le braccia, ti fai avvolgere mentre non ti fermi.

Rotaie in basso, vite dietro le finestre, acqua che scorre, alberi che fioriscono, anatre che nuotano.

Tutto fluisce, tutto ti sfiora, tutto ti scorre accanto.

E sorridi.

Un po’ più forte.

Un po’ più vivo.

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Metterci la faccia

Nel penultimo atto di Cyrano, Cristiano, scoperto l’amore del suo amico per Rossana, si impunta perché le venga detta la verità, così che lei possa decidere chi amare.
Cristiano, infatti, che non è stupido, contrariamente a quanto si pensi, ma solo “incapace di parlare d’amore” non è disposto a vivere una menzogna e non vuole essere amato per qualcosa che non è.
Lui ama Rossana, la ama veramente, e non può accettare di averla con l’inganno, con una recita. Una finzione.

Si potrebbe obiettare che lui accetta l’inganno fin dall’inizio, ma non è esattamente così: lui è convinto che Cyrano stia raccontando i suoi sentimenti (e, se vogliamo, è la verità, solo che sono sentimenti condivisi da entrambi), ma che Rossana stia innamorandosi tanto del suo viso quanto delle parole; il problema nasce quando lei gli dice che lo amerebbe anche brutto, lasciando l’amore alle sole parole.

Non sto ad approfondire il fatto che le parole, prive di sentimento, sarebbero vuote e che pertanto anche Cristiano meriterebbe l’amore di Rossana, ma mi interessa il pensiero del giovane cadetto, perché mi ritrovo fortemente in lui.

Ci pensavo anche stasera, vedendo una versione riadattata del Faust, quando il protagonista conquista Margherita grazie a una collana magica: lui la desidera al punto da volerla avere a tutti i costi, magia inclusa.

Ecco, io questo non l’ho mai capito. Penso ai tanti che si vendono per ciò che non sono, che si fingono persone totalmente diverse, che arrivano a mentire in modo più o meno grave (per non parlare di chi mette direttamente mano al portafogli) pur di conquistare o, se vogliamo allargare il discorso fuori dalle relazioni amorose, pur di aver un riconoscimento, a volte semplicemente una fama più o meno effimera (pensate ai tanti che copiano testi, immagini, tweet, che plagiano, che rubano idee e via dicendo).
Non lo capisco, lo ripeto.

Che soddisfazione c’è nell’ottenere le cose così?
Occhio, non è moralismo, neanche lontanamente, è proprio non capire.

Supponiamo che io sia bravissimo a vendermi o che abbia una pozione magica per fare innamorare una persona che altrimenti non mi degnerebbe di uno sguardo; lei non lo saprebbe mai, per cui perché non farlo? Perché non prendere la scorciatoia?
Perché io lo saprei.
Perché io non sarei amato/desiderato/apprezzato per ciò che sono, ma per una finzione.

Non sarei io il destinatario, ma solo una piccola sanguisuga attaccata nel punto giusto.

Certo, otterrei la parte materiale dei miei desideri, ma saprei di non meritarla.

Che razza di soddisfazione ci sarebbe?

Se pubblicassi un giorno il mio romanzo pagando per farlo stampare, che soddisfazione potrei trarne? Di potermi vantare? A che pro?

Potrei andare avanti a oltranza, ma penso si sia capito.

Non mi è mai interessato e mai mi interesserà ottenere qualcosa fingendo di essere ciò che non sono: preferisco avere poco, o avere il giusto ma ammazzandomi di fatica, ma sapere che ciò che ho è conquistato grazie solo a una cosa. Me stesso.

E, guardandomi intorno, certe volte mi sembra di essere strano, ma poco importa.

Cristiano aveva ragione: che mi ami per chi sono o che non mi ami affatto.

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La purezza del cornetto

In questi giorni, Algida ha annunciato che nel 2017 metterà sul mercato un nuovo cornetto vegano, a base di soia.
Algida non è la prima azienda che, negli ultimi anni, sta aprendo al mercato vegetariano o vegano (si pensi anche solo a Wuber e Beretta, che ora producono versioni vegetali dei loro prodotti di punta), così come non è la prima a produrre gelati di soia, ma di certo è il primo nome “simbolico” che crea una versione vegana del suo prodotto di punta.

Orbene, neanche a dirlo, mi sono capitati al volo in rete i commenti di gente che, per dirla in modo gentile, disapprovavano la cosa: chi ha detto che è “segno del declino”, chi che “sarà una merda”, chi che “il cornetto non si tocca e che sicuramente non saprà di niente” e via dicendo.

Il massimo sono quelli che “va beh, se è per gli intolleranti al lattosio allora va bene, ma perché chiamarlo veggy?”: non sforzatevi di comprendere il corto circuito dietro tale frase, che non ne vale la pena.

Ora, appurato che basterebbe saper leggere per capire che Algida non andrà a sostituire il cornetto classico, ma solo a farne una nuova versione, siamo di nuovo in una situazione in cui c’è gente con la capacità cranica di una pulce che non vuole capire che aggiungere scelta non significa togliere qualcosa a loro, che aprire a più possibilità non toglie a nessuno alcunché.

Eppure c’è questo desiderio di sentirsi privilegiati, anche con un fottuto gelato: o lo mangiate alla panna o morite, chiaro? Perché noi il gelato vegano non lo vogliamo e quindi non lo dovete mangiare neanche voi, capito? 

Strano, però, che questo tipo di risposte non sia stato dato quando è stato lanciato il cornetto all’amarena (oh, non ha il cioccolato! Noi vogliamo il cioccolato!), quello Cookie’n’dream (cosa sono queste parole strane? Il cornetto è cornetto e basta, ok?) o ancora il Peanut Butter Love (pinatche? Parlate come mangiate!): niente, per questi nessuno si è lamentato, ma per il cornetto vegano si è peccato di lesa maestà.

Ecco, io a queste belle persone (che, suppongo, hanno gli stessi processi mentali di chi non vuole il matrimonio gay perché convinte che tolga qualcosa a loro) ribadirei un solo, semplice, basilare ma fondamentale concetto.

Fatevi.

I.

Fottutissimi.

Cazzi.

Vostri.

Che poi lo so che molti di voi non saprebbero riconoscere un cornetto dal cono del discount. 

Tsé.

PS: altra buona notizia è che verrà lanciato anche il cornetto senza glutine. Sempre che qualcuno non si offenda perché senza glutine non è cornetto, ovvio.

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